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Emergenza coronavirus

“Cambiare strada, basta nascondere le colpevoli scelte della classe dirigente”

Claudio Armati, presidente di Ambiente Partecipazione Futuro e Roberto Cremaschi consigliere comunale di APF hanno inviato una lettera ai parlamentari e ai consiglieri regionali bergamaschi, al presidente della Provincia, al sindaco di Bergamo, ai sindaci dei Comuni della Provincia, ai gruppi consiliari del Comune di Bergamo, alle forze politiche della città e della provincia per invitare a cambiare strada.

Da mesi l’Organizzazione Mondiale della Sanità sta dicendo: “Trova il contagio, isolalo, testalo, traccia tutti i contatti”. Modello Corea del Sud, dove il primo focolaio è stato il 2 febbraio. Il sistema di app ha permesso di individuare ogni contagiato e quindi tutti i suoi contatti. I risultati si sono visti. La situazione in quel paese sta rientrando in poche settimane. Ma anche in altre parti d’Italia si segue lo stesso principio. In Veneto, a Piacenza. Andare a cercare il contagiato, non attendere che arrivi, disperato e tardivo, nei pronto soccorso.

In Lombardia si fa tutt’altro. Migliaia di asintomatici continuano a infettare a loro insaputa. Nei territori molte persone sono abbandonate a se stesse. Medici malati che non rientrano dopo settimane e i sostituti (che devono reperire loro stessi) non riescono a vedere i fascicoli sanitari dei nuovi pazienti. Persone ricoverate e poi dimesse, per fare il tampone di controllo, devono tornare in ospedale.

Nelle RSA è una strage. Sul territorio si calcola che almeno 3.000 malati abbiano la polmonite da coronavirus, dei quali 1.300 necessitano di ossigeno. Almeno altre 400 mila persone potrebbero avere contratto il virus, ma hanno solo febbre e dolori muscolari, e anche questi non hanno mai fatto un tampone. E non rientrano nelle statistiche.

Continuiamo a sentire balletti di cifre in cui nessuno crede più – nemmeno chi le annuncia – e che confermano la sensazione che servano a giustificare le decisioni prese e a coprire gli errori fatti. E ogni giorno rendono più gravi, drammatici e colpevoli quegli errori.

L’ultimo annuncio è che calano (in modo minimo), gli accessi al pronto soccorso: ma come dichiara il presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Bergamo, non è segnalato l’aumento vistoso sul territorio: se non si accede in ospedale è perché non c’è più posto. Ma il numero dei contagiati aumenta sul territorio.

Basta nascondere sotto il tappeto (per fortuna folto e robusto) del “cuore bergamasco”, della grande generosità, della solidarietà dei nostri concittadini, le colpevoli scelte di una classe dirigente fallimentare.

Basta scaricare sui medici un carico insopportabile, come segnala questa testimonianza: “Noi medici di medicina generale siamo entrati nelle case di pazienti con febbre persistente da giorni, tosse, disturbi gastro intestinali, dove le superfici degli ambienti erano altamente contaminate, e l’abbiamo fatto con protezioni inadeguate, usando i nostri strumenti (sfigmomanometro, saturimetro, fonendoscopio, ecc.) che poi ogni volta dovevano essere sanificati in automobile, prima di recarsi alla visita successiva. In sintesi, una gestione veramente complicata, e di conseguenza a rischio di imperfezione, delle procedure da mettere in atto per non ammalarsi e per non diffondere il contagio. Mascherine, camici, calzari, copricapo irreperibili in certi momenti, e difficili da gestire in un’attività territoriale come la nostra”.

Non serviva forse questa verifica generale del fallimento della riforma sociosanitaria in Lombardia, ma l’abbiamo comunque avuta. Ci sarà un “dopo” per rimettere in discussione tutto.

Ora pensiamo a cosa va fatto subito.

Per quanto in tema di controllo dell’epidemia:

dotarsi al più presto delle attrezzature utili per aumentare il numero di tamponi;

dotare gli operatori sanitari di dpi a sufficienza e idonei; per i più esposti almeno mascherine ffp2. A seguire ai lavoratori, con precedenza per quelli a contatto con il pubblico: carabinieri, polizia, cassieri, operatori che stanno a contatto col pubblico, personale sanitario.  Aumentare l’esecuzione dei tamponi oltre che sugli operatori sanitari, su tutti i casi con sintomatologia sospetta di Covid19. Per questo occorre attrezzare tutti i laboratori di sanità pubblica a eseguire il test diagnostico per il Covid19;

appena verificato che i test rapidi sono sufficientemente sensibili e specifici, dare indicazione ai medici di medicina generale per il loro utilizzo;

prima del reinserimento sul lavoro, tutti i casi non più sintomatici di Covid19 o che hanno sviluppato sintomi sospetti di Covid19, devono essere sottoposti a tampone.

ancora più informazione sulle cautele da assumere per evitare il contagio, anche all’interno del nucleo familiare;

volontari adeguatamente istruiti e protetti con DPI idonei, per l’assistenza alle persone fragili e sole, cadute, a vario titolo, in stato di necessità, in grado – ad esempio – di fare un ciclo di iniezioni di antibiotico, quando prescritto

Quanto all’aspetto terapeutico:

anticipare l’inizio della terapia, potenziare l’assistenza domiciliare e l’azione dei medici di base, così da ridurre l’ospedalizzazione e diminuire i ricoveri in terapia intensiva;

organizzare un più rapido sistema di distribuzione dell’ossigeno

Trovare il contagio, isolarlo, testarlo, tracciare tutti i contatti.

Sui tavoli del Governo le app sono già disponibili. A fronte di chi teme violazioni della privacy (peraltro gestibile), noi riteniamo che oggi prevalga l’art. 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

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