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Rottoli, campione di eleganza sul ring: “Il ko può anche distruggere un uomo”

Dall'atletica alla boxe, portato in palestra dal fratello Giuseppe, molto più forte di lui. "Ma Angelo" racconta Ottavio Caloi "aveva ottima tecnica e sapeva combattere. Sono stato un amico oltre che il suo maestro

“Sono contento di non avere vinto per ko, perché il ko può anche distruggere un uomo”.

Questo era Angelo Rottoli, campione dal volto umano che se n’è andato a soli 61 anni. Così parlava ai microfoni Rai nel 1983 dopo aver battuto Laghi per il titolo italiano dei pesi massimi.

Pugile molto tecnico, Angelo e di buona intelligenza tattica anche se gli mancava un po’ il colpo del ko. Ma è arrivato a un passo dal titolo mondiale, lui che con la boxe aveva iniziato non prestissimo, a 18 anni, dopo aver praticato calcio (e aver fatto un provino con l’Atalanta) e atletica.

“La boxe? Sacrificio, stare in forma, lavorare, sudare… Adesso sono perfettamente fuori forma”, aveva detto con la sua solita ironia in una recente intervista a Bergamo Sport. “Mi manca la palestra, la mia corda, il mio sudore: respirare l’aria del pugilato ti rende molto più forte”.

Angelo ringraziava sempre la mamma e la famiglia, che gli avevano consentito di dedicarsi a questo sport fino a diventare vicecampione mondiale. Alla passione per la boxe l’aveva portato il fratello Giuseppe (anche lui se n’è andato poche settimane fa, a breve distanza dalla mamma), che per la verità era molto più forte di lui.

“Il fratello Bepi, Giuseppe, aveva una forza incredibile, era stato lui a portarlo in palestra”, racconta Ottavio Caloi, uno dei primi maestri di Angelo alla Bergamo Boxe, assieme a Egidio Bugada. “Però nella boxe non serve solo la forza e Angelo era bravo, molto scaltro, elegante sul ring, sapeva difendersi bene e colpire quando serviva. Poi si allenava, io non ho mai fatto fatica ad allenarlo. E come maestro sono stato anche suo amico, perché in palestra passi ore insieme”.

Elegante sul ring, forse anche per questo Angelo era soprannominato Alì, come Cassius Clay che sul ring si distingueva per classe ed eleganza nei movimenti.

Caloi ha conosciuto Angelo Rottoli fin dai primi passi della sua carriera e anche qualche momento prima. Ricorda: “Pensate che Rottoli prima aveva praticato l’atletica ed era fortissimo sui 100 metri, poi a 18 anni è arrivato in palestra e ha cominciato con la boxe. E direi che ha fatto una bella carriera: non aveva il colpo del ko, neanche da dilettante, ma aveva un’ottima tecnica. Angelo è stato il nostro pugile di punta negli anni Ottanta, poi devo dire che anche Luca Messi ha saputo tenere su la boxe a Bergamo, ha viaggiato in America e si è perfezionato e ha lasciato un bel segno”.

Caloi a 74 anni continua a insegnare boxe nella sua palestra in via Borgo Palazzo a Bergamo e “ho ancora una bella squadra di pugili, più adesso che una volta. E ne ho visti tanti, anche bravi: Adobati come tecnica era il più grande, Messi aveva anche il colpo del ko”.

Ricordava ancora Angelo Rottoli: “Cos’è stata per me la boxe? Una sfida…Il primo titolo italiano una gioia immensa, mi davano per spacciato pensando a campioni mondiali dell’epoca, avete presente la forza di uno come Foreman? Si chiedevano: ma dove vuole andare questo Rottoli? Eppure ho conquistato e difeso cinque volte il titolo italiano e ho fatto il percorso inverso, prima il Mondiale, poi il titolo Intercontinentale e l’Europeo nel 1987. Il pugilato? Uno degli sport più belli del mondo”.

Rivedremo un altro Angelo Rottoli sul ring? Caloi ci conta: “Abbiate fiducia e pazienza, ci sono tanti ragazzi bravi, fra qualche anno saliranno forse ai livelli dove è arrivato Angelo, chissà”.

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