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Dal Brasile all’Albania: “Forza Bergamo, non mollare: siamo con te”

Bergamonews sta ricevendo tanti messaggi di affetto per i bergamaschi da tutta Italia e dall'estero: esprimono vicinanza in questo periodo segnato dall'emergenza Coronavirus

Una grande ondata d’affetto pervade Bergamo che sta soffrendo per l’emergenza Coronavirus. Tantissime persone da tutta Italia e da diversi Paesi del mondo stanno inviando messaggi alla redazione di Bergamonews per esprimere vicinanza ai bergamaschi in questo periodo così drammatico.

Scrivendo alla nostra pagina Facebook, molti manifestano la propria solidarietà e incoraggiano a non mollare, consapevoli della difficile situazione che sta vivendo il territorio orobico, segnato da numerosi lutti e dalla paura per la diffusione del contagio, ma anche dall’impossibilità di sapere quando la pandemia finirà e come se ne uscirà. Da Lecce, per esempio, Antonio, Francesco e Andrea scrivono: “Amici di Bergamo vi siamo vicini. Lecce è con voi” e, ancora dalla città salentina, Paola: “Coraggio, fratelli, Lecce prega per voi. Che Dio vi aiuti, vi siamo vicini”. Sempre dalla Puglia Tony si unisce al coro: “Da Bari vi abbracciamo forte”, mentre Carlos aggiunge: “Ragazzi, vicinanza estrema a tutta la cittadinanza”.

In un messaggio dalla Sicilia, Dario scrive: “Sono vicino alla vostra città, forza Bergamo: Catania è con voi”, mentre Pasquale, nativo di Reggio Calabria ma residente a Catania, dichiara di sentirsi “vicino al vostro dolore e sofferenza”. Da Palermo, invece, Gaspare, esprime il proprio sgomento così: “Sentire in tv quello che sta succedendo nella vostra bella città mi fa stringere il cuore, ieri sera mi sono commosso pensando all’immenso dolore che state vivendo! Speriamo che tutto passi presto e che Bergamo torni viva ed operosa come sempre”.

Spostandosi in Veneto, troviamo Diego (“Treviso si unisce al dolore delle famiglie”), mentre nel Lazio, da Roma c’è Maurizio: “Forza Bergamo!!! siamo tutti con voi, forza!!!”.

Annunziato dalla Calabria dà voce al proprio dispiacere: “Sono legatissimo alla Lombardia e in modo particolare alla Bergamasca, ho parenti a Romano di Lombardia, ho amici a Bergamo, il mio è un grido di disperazione, non si può continuare con questi numeri. Mi fanno stare male e sono a 1200 km di distanza… Immagino che clima ci sia in Lombardia: Il mio è un grido di dolore, di disperazione”.

Bergamo non mollare

In modo particolare, le immagini delle bare trasportate dall’esercito in altre città hanno lasciato un segno indelebile. Carmelo, catanese residente a Torino, esprime il proprio dolore così: “Fratelli bergamaschi, ho visto quel video, nel quale molti vostri concittadini sono stati trasportati, dentro i feretri, per essere poi cremati fuori città. Un’immagine che non si dimentica. Io ho perso entrambi i miei genitori, per altre malattie, ma nella sfortuna, ho avuto la possibilità di potergli dare l’ultimo saluto, vedendoli…Tanti di voi non hanno avuto nemmeno questo! Cosa dirvi? Forza coraggio, ci stringiamo intorno a voi, con il pensiero, visto le circostanze… È poco, lo so, ma non c’è altro modo… Questa è una resistenza..ma dobbiamo vincere, anche per chi non c’è più! Che Dio protegga voi, e tutti noi italiani e che accolga in paradiso tutti i caduti del Coronavirus. Forza, W L’Italia Unita, e Libera da ogni pena”.

Anche da Giovanni, militare dell’esercito, arriva un forte incoraggiamento: “Vi sono vicino in questa guerra dove muoiono sempre le persone indifese. Cerchiamo di fare l’impossibile anche noi, è dura ma non impossibile! Bergamo e tutta l’Italia si rialzerà più forte”.

Tanta vicinanza arriva da Napoli, da parte di Nicola (“Vi siamo vicini: un abbraccio forte ai nostri fratelli di Bergamo: non mollate”), Michele (“Bergamo non mollare, tutto passa. Napoli è con te”), Antonio (“Forza Bergamo, Napoli vi è vicina: non mollate e non molliamo. Vi vogliamo bene) e Peppe (“Forza ragazzi siete forti vinceremo”).

Bergamo non mollare

Dall’Irpinia, Dario manda “un grande abbraccio a tutta la provincia di Bergamo. Forza Fratelli bergamaschi” e, citando alcune parole di Rodolfo Salzarulo, consigliere comunale di Lioni (provincia di Avellino), ricorda il supporto dei bergamaschi in occasione del terribile terremoto del novembre 1980. Rimanendo sul territorio irpino, Gianmarco esprime il dispiacere che prova ogni volta che apprende il numero dei deceduti come se fosse un bollettino di guerra: “Dentro queste bare, ci sono vite, ci sono nonni e nonne, ci sono padri e madri, ci sono persone, che quotidianamente lottavano come leoni per tenersi aggrappati alla vita, che ogni giorno, con immenso sacrificio e dedizione, cercavano di sopraffare la morte, reggendo l’urto del dolore, prendendolo di petto, quasi a dire che non era il momento, che era ancora tempo di esistere. In queste bare ci sono vite che urlavano di voler vivere, che avevano imparato a convivere con il dolore, e, strenuamente, cercavano di combattere ogni giorno la battaglia di una guerra che magari li avrebbe visti vinti, magari vincitori. In queste bare ci sono nonni, che seppur avanti con l’età, avrebbero preferito l’affetto dei propri cari che un letto di terapia intensiva, avrebbero preferito lottare ancora per quella vita, che con immensi sacrifici avevano reso più vita, combattendo ogni giorno per il benessere dei propri figli, dei propri nipoti. Nonni e nonne che resistevano allo “scalfirsi” del proprio tempo, all’amara solitudine che in questi giorni, purtroppo, stavano vivendo. In queste bare ci sono uomini, donne, amici, conoscenti che hanno cercato di vincere per giorni una malattia invisibile ai loro occhi, senza aver avuto la possibilità di salutare chi avevano sentito solo qualche giorno prima al telefono, visto per l’ultima volta dal vetro di un’ambulanza che, veloce, si allontanava da casa”.

Dalla Sardegna Cristina evidenzia: “Speriamo che questo periodo passi e tutto si risolva nel miglior modo per tutti. Un abbraccio virtuale e un incoraggiamento sincero”. Da Sassari, poi, Stefano ricorda ed elogia la bellezza di Bergamo, augurandole di tornare presto al suo splendore: “Ho visto i carri uno strazio… Sassari è con voi. È troppo bella Bergamo: splenderete più di prima”, mentre dalla provincia di Nuoro, Ilaria manda “un forte abbraccio per questi giorni che so essere molto difficili per voi bergamaschi! Un saluto da Lanusei“.

Non manca un abbraccio dall’Abruzzo, da dove Romana ci ha inviato un video solidale realizzato da un gruppo di ragazzi speciali di Lanciano: “Spero che attraverso di voi possa arrivare ai bergamaschi affinché sentano il calore di chi è loro vicino, anche se fisicamente a km di distanza. Grazie e forza Bergamo”. Da Isernia, in Molise, Gianni manifesta “solidarietà a tutti gli amici di Bergamo. In questo momento, mettiamo da parte l’essere terroni o polentoni, e restiamo tutti uniti e rispettiamo le regole per evitare il Coronavirus e insieme ce la faremo. Forza Lombardia! Non sei sola! Un abbraccio a tutti”.

Andrà tutto bene

L’affetto a Bergamo arriva anche dall’estero. Maysa scrive: “Abito in Brasile, sono brasiliana ma di cuore bergamasco”, mentre Mirela, originaria della Romania e abitante del Regno Unito, specifica: “Con il mio cuore vi sono sempre vicina: mi dispiace per tutto. Sono con voi, fratelli italiani: Dio benedica l’Italia e forza, vi vogliamo tanto bene”.

Frida rivolge a Bergamo una dichiarazione d’amore: “Era il 1° settembre 2002 quando ci siamo conosciute. Sono venuta io a cercarti, a conoscere il tuo carattere, a scoprire i tuoi vicoli, le tue passioni e le tue stagioni. Io lasciavo l’Albania, e lasciai là una parte del mio cuore assieme a 20 anni di vita”. Dopo un periodo iniziale, è nato un grande amore per la città: “Non avevo occhi che per te mia bella Bergamo. Volevo essere solo tua. Ero persa di te, dei tuoi vicoli, di piazza Vecchia, delle tue mura, della polenta e i casonsei. E mi sono donata a te, con i miei sorrisi più belli e i miei anni più giovani, come si dona una vera amante, il nostro amore è scoppiato tra un “pota” e un altro. Poi io mi sono allontanata, ma portandoti nel cuore come si fa con tutti i grandi amori. Ogni volta che tornavo tu avevi già apparecchiato il tuo amore per me e io ero pronta a riceverlo. È dal 23 febbraio che non ti vedo, da quando questo incubo si è presentato nelle nostre vite felici. Ti ho salutata la sera in piazza Pontida dopo allegri tramonti e sguardi. Poi di te più niente. Solo silenzio e dolore, silenzio che rompono le sirene impazzite di questo tempo impazzito. Leggo sui giornali che ti stai consumando nelle stanze di un ospedale, mi sto consumando con te Bergamo mia. (…). Oggi mi manca il respiro sapendoti in una camera di ospedale, ma ‘mola mia Bergamo’. Tutto finirà e torneremo ad amarci più forte di prima, perché andrà tutto bene! Ti amo Bergamo, e saprò amarti ancora e per sempre, come quel 1° settembre del 2002″.

Dal Marocco, Yahya esprime vicinanza a Bergamo così: “La nostra assoluta solidarietà con tutta l’umanità, e il nostro messaggio è stato sollevato per risuonare lì, ‘Bergamo’ resiste per il bene dell’orgoglio delle tue generazioni, non c’è bisogno di arrendersi, più resilienza per sconfiggere l’epidemia e girare le pagine della sua speranza e dolore, la vittoria arriverà inevitabilmente”, aggiungendo che “le persone dal Marocco ti supportano”. Parole di affetto arrivano anche dalla Tunisia da parte di Farhat: “Vi vogliamo bene, siete nostri fratelli”.

Con un forte senso di appartenenza a Bergamo, Mariano, argentino di mamma italiana e un figlio bergamasco sottolinea: “Ogni giorno mi sento più bergamasco e italiano. Vorrei inviare un messaggio d’incoraggiamento a tutti, in modo particolare chi sta vivendo un momento difficile. Un forte abbraccio e… non mollare mai”. Gli fa eco Matteo: “Da bergamasco adottivo non ho trovato altro modo per rendere onore alla nostra terra. #molamiaBèrghem”.

Infine, Luca, di cui non conosciamo la città, augura di riprendere al più presto la normalità: “Non so a chi scrivere… non ho amici da voi ma vi sono vicino: siete un popolo mai domo, non mollate e non fate un passo indietro. Siete nei miei pensieri, so che non mollate: forza, andate avanti a testa alta come voi sapete fare”.

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