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“Ciao Angelone, amico mio, campione del mondo sul ring e nella vita”

Giorgio Jannone ricorda Angelo Rottoli, l'ex pugile bergamasco scomparso a 61 anni per Coronavirus

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Il nostro campione del mondo. Ha ragione Nicola Radici, insieme ai tanti titoli che hai conquistato davvero, per tutti noi, nella tua bacheca risplende la cintura dei pesi massimi-leggeri da campione del mondo.

Non tanto e non solo perché ci hai convinto, nei tuoi tanti racconti, mimando i colpi, di averla davvero conquistata, quella cintura, o di averla perduta per un soffio, ma perché sei stato il nostro campione nella vita.

Piango, Angelone, pensando alle tante notti trascorse insieme, alla tua dolcezza mista a solitudine, alla tua voglia di compagnia anche quando l’ora imponeva di andare a dormire.

Piango, pensando a quante volte mi hai chiesto, una moneta da un euro ( e prima mille Lire), mai per te, ma sempre per la comunità di sostegno ai più deboli di cui tante volte mi hai parlato.

Una notte di alcuni anni fa, il nostro amico Titta Pasinetti, il miglior giornalista sportivo di Bergamo, ci invitò in un locale, “Le Iris”. Titta ci fece accomodare, ordinò da bere, e poi ci disse, sorridendo, una frase che non avremmo mai più dimenticato: “Angelo, Giorgio… vi volevo salutare perché domani io muoio”.

Sapevamo che Titta stava male, ma rimanemmo, ovviamente, spiazzati. Come se nulla fosse Titta riprese a parlare di sport, di ragazze, insomma… della nostra vita. E noi con lui, con un malcelato groppo in gola. Il giorno dopo Titta morì davvero.

E ora mi piace pensare, Angelo, che tu possa rivedere Titta e che vi possiate scambiare i sorrisi e le battute di sempre, magari risolvendo il mistero di quella sera, mistero che è rimasto per sempre nei nostri ricordi , nei nostri cuori e nei nostri discorsi notturni.

Notturni sì, perché il nostro campione ha vissuto gli ultimi anni di notte, cercando sempre un amico a cui parlare, di politica, o delle preoccupazioni per l’anziana mamma a cui era profondamente legato.

Nessuno, fino a questi ultimi, maledetti giorni, ha avuto la forza di dirgli che erano mancati, prima di lui, proprio la mamma e il fratello. In fondo nessuno ha voluto spezzare quel filo sottilissimo che rendeva la
tua vita surreale, legata al glorioso passato, ma lontana dal presente e dalle difficoltà quotidiane.

Ma io non posso dimenticare la tua dolcezza e la tua tenerezza, contrastante con la tua forza fisica. Con un cuore grande, persino più grande di te. Quante volte mi sei stato vicino Angelo, nei momenti difficili, con una carezza di quelle enormi manone, con una parola, semplice, ma efficace. Perché la tua università è stata la strada, e la tua sensibilità è stata il tuo pregio più grande.

Una sera ti volli consegnare personalmente un invito. Non te lo aspettavi. Hai aperto piano la busta, guardandomi con gli occhi lucidi, sorpreso. Non importano le mie parole di allora, non contano nulla, le tengo per me, ma ti voglio bene Angelo e non dimenticherò mai il luccichio dei tuo occhi.

Da lassù, campione, prendi a pugni questo virus, ti prego. E vinci per noi. Come sempre.

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