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Animali illegittimamente privati della loro libertà: la storia di Sandra

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Oggi, a 34 anni, possiamo dire che la timida Sandra è felice e che, dopo 33 anni di solitudine, ha cominciato a fidarsi per la prima volta di un amico, Jethro.

Sandra nacque il 14 febbraio 1986 a Rostock, Germania. I suoi genitori provenivano dall’Oriente, erano originari del Borneo e di Sumatra. Non si sa molto della sua infanzia, tranne che non appena partorita viene ripudiata dalla madre e trascorre i primi anni di vita da sola.

Nel 1995, a 9 anni, viene trasferita a Buenos Aires. Dopo aver trovato un compagno temporaneo resta incinta e partorisce Sheinbira, ma ripete la storia familiare e abbandona sua figlia di cui si sono perse le tracce.

Sandra continua la sua vita solitaria in una spirale che la trascina verso la depressione. Infatti, evita le compagnie e rimane, se non stimolata, in un angolo della sua abitazione, immobile per più della metà delle ore diurne. Sembra che nulla possa cambiare nella sua sfortunata vita fino a quando incontra alcune persone che, commosse dalla sua situazione, decidono di combattere per modificare il suo destino e forse, con il tempo, quello di tanti altri.

Tutto inizia con un tristissimo fatto, la morte durante la vigilia di Natale dell’orso polare Winner, abitante, come Sandra, dello zoo di Buenos Aires. Una combinazione di fattori furono la causa: il suo temperamento nervoso, il caldo torrido di quei giorni e il rumore dei fuochi pirotecnici. Conosciuta la notizia, migliaia di persone indignate, mano nella mano circondarono lo zoo chiedendo la liberazione degli animali.

Come parte delle voci che parlavano in nome di chi non ha voce, l’avvocato Andrés Gil Domínguez scosso dalle condizioni di vita di Sandra chiede alla giustizia che non venisse più considerata un oggetto, ma un soggetto.

Quando la richiesta è arrivata al Tribunale, nelle mani del giudice Elena Liberatori, ha avuto inizio una storia che unisce una donna progressista e polemica ed un essere solitario e cronicamente depresso. “Ho studiato le leggi per difendere gli innocenti e non c’è nulla di più innocente che un animale” afferma il giudice.

Il caso Sandra apre una grande polemica nella società argentina. Nel frattempo, il giudice Liberatori prepara la sentenza. Tra le sue letture “Gli animali non umani. Per una sociologia dei diritti” dell’italiano Valerio Pocar, materiale pubblicato dall’etologa statunitense Temple Grandin e lunghe conversazioni con un’antropologa del suo tribunale; allora non conosceva la Dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza (2012) che dichiara che “Prove convergenti indicano che animali non-umani possiedono i substrati neuroanatomici, neurochimici e neurofisiologici degli stati consci assieme alla capacità di esibire comportamenti intenzionali. Conseguentemente, il peso delle prove indica che gli umani non sono unici nel possedere i substrati che generano la coscienza”.

Il 25 ottobre 2015 Sandra, un’oranga, viene riconosciuta “soggetto di diritto”, perciò “persona non umana” illegittimamente privata della sua libertà. Dopo 9137 giorni vissuti prigioniera nello zoo di Buenos Aires Sandra parte verso il santuario Center for Great Apes in Florida dove arriva il 6 novembre 2019. Adesso è una delle 11 bellissime oranghe del santuario.

Nel frattempo, le cose hanno cominciato a cambiare nello zoo di Buenos Aires. Il fatto di mantenere rinchiusi e lontani dal loro ambito naturale gli animali non sembra più né educativo né divertente, ma crudele. Il 26 giugno 2016 il sindaco della città annuncia che il vecchio zoo sarebbe diventato un Eco-parco e viene chiuso. La maggior parte degli animali si trovano oggi in centri dedicati e restano nella struttura i soggetti che per le condizioni di salute o di vecchiaia non possono intraprendere l’ultimo viaggio verso una vita dignitosa.

Per fortuna, il 2020 ha visto Sandra adattarsi molto bene alla sua nuova vita. Si mostra ogni giorno più interessata ai giochi e alle attività che può fare nella sua nuova casa. Ha cominciato a mostrare i suoi gusti e la sua personalità.

Le auguriamo che questo sia il primo di molti altri passi verso la felicità.

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