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Tornerà a splendere il sole sulle Mura e noi saremo lì

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Venerdì 21 febbraio sembrava un giorno come tutti gli altri; lezione all’università e poi di corsa a prendere il treno per tornare a casa per passare, come sempre, il weekend in famiglia.

Chi l’avrebbe mai detto che non sarei più tornata a Bergamo per un bel po’?

Ho lasciato i libri, i vestiti e il cibo nel frigorifero perché a Bergamo io la domenica ci torno sempre; di lunedì ricominciano le lezioni e devo organizzare tutta la settimana fra spesa, studio e faccende domestiche.

Se potessi tornare indietro mi fermerei in mezzo al caos della città per ammirarla ancora una volta; Città Alta è sempre un dipinto che lascia senza fiato, mentre ora mi trovo a 103 km di distanza e a vedere la mia seconda casa attraverso uno schermo del televisore, tra un telegiornale e l’altro, ne rimango sconvolta.

Non riconosco la Bergamo che vedo; non c’è traffico, non ci sono persone che passeggiano sul Sentierone, la fila infinita alla funicolare è scomparsa, le sedi universitarie sono chiuse, le Mura sono deserte e Piazza Vecchia è circondata da un silenzio assordante.

Bergamo e i bergamaschi mi hanno accolta a braccia aperte, mi hanno offerto opportunità e dato tanta forza; ora, seppur da lontano, sto cercando di contraccambiare nel mio piccolo.

Tutta questa sofferenza è troppa soprattutto per una popolazione sempre col sorriso, fatta di grandi lavoratori e persone sempre pronte ad aiutarti ed ad impegnarsi anche nel mezzo di una tempesta.

L’ospedale Papa Giovanni XXIII è un punto di riferimento a livello mondiale per la sua eccellenza sanitaria e, come tutti gli altri ospedali della zona in questo momento, è al centro di una guerra che fa paura perché combattuta contro un nemico invisibile e con poche armi a disposizione per sconfiggerla.

L’arma che più colpisce il virus rimane la perseveranza di medici e infermieri che stremati non si arrendono nemmeno di fronte al numero sempre più crescente di morti. Questi eroi combattono e rivendicano la propria missione salvando vite e rischiando la propria.

Un grazie risulterà banale ma è tutto quello che ho a disposizione in questo momento nella speranza che verrà riconosciuto e compreso una volta per tutte.

Inevitabile pensare alle persone che non ci sono più, alle persone che stanno lottando, che stanno soffrendo e che hanno visto uscire i propri cari da una porta senza poterli vedere tornare mai più.

Cosa c’è di più straziante?

Seguite le regole che da settimane hanno stravolto la nostra quotidianità ma che sono state fatte per poter tornare a vivere la nostra vita serenamente; non siate egoisti e tutelate anche le persone accanto a voi.

Tutto questo finirà e torneremo a Bergamo a studiare e ad apprezzare la nostra libertà ancora di più ma per farlo, serve la collaborazione di tutti.

È vero, le lezioni online fornite dall’università sono comode, si può restare tranquillamente in pigiama accendendo un pc e la lezione inizia tra le mura della propria cameretta senza il bisogno di svegliarsi all’alba per correre a prendere i vari mezzi pubblici.

Per noi fuorisede è un ritorno al passato; ad un’ insolita normalità dove troviamo il pranzo pronto e i nostri genitori perennemente in casa con noi.

Manca però tutto il resto, la cornice, e riaffiorano tutti i ricordi da studentessa fuorisede nostalgica: dal prepararsi il pranzo la sera prima al perdere il bus per una manciata di secondi, al correre da un’aula all’altra per aggiudicarsi i posti migliori, i pranzi in mensa sempre a caccia di posti liberi e i tramonti dal piazzale di Pignolo da brividi una volta terminate le lezioni.

Le amicizie nate in università resistono anche grazie alla tecnologia perché costruire il proprio futuro con delle compagne accanto fa un po’ meno paura.

È vero, siamo facilmente vulnerabili, chiusi in casa da giorni che ormai non contiamo più e perennemente connessi tra social network e frigorifero; non possiamo vedere i nostri amici, le nostre metà e nemmeno abbracciare i nostri cari nonni. Abbiamo però maggior tempo a disposizione da passare in famiglia e riscoprire alcune passioni o giochi da tavolo lasciati in soffitta.

Là fuori fa paura e proprio per paura c’è chi ha deciso di restare a Bergamo pur di non contagiare i parenti.

Facciamoci forza a vicenda, tornerà a splendere il sole specialmente sulle Mura e noi saremo lì, più forti di prima.

Bergamo mola mia!

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