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Quei medici morti a Bergamo durante l’epidemia, tra quelli di base 144 malati

I nomi che compaiono nell’elenco della Federazione nazionale degli Ordini e gli altri. Nella provincia più martoriata dal Coronavirus

Rosario Lupo, 65 anni, era responsabile del centro medico legale dell’Inps di Bergamo. Abitava a Valbrembo e aveva due figli, Claire e Federico. “Lo conoscevo da trent’anni e non l’ho mai visto prendere un raffreddore – commenta affranto Giovanni Manzoni, presidente dell’Associazione nazionale mutilati ed invalidi civili di Bergamo -. Questo maledetto virus si è portato via una persona competente, dalla grande onestà intellettuale e da sempre vicina alle persone più fragili. Trovare un sostituto all’altezza non sarà facile”.

È morto lunedì 23 marzo all’ospedale di Ponte San Pietro. Solo ventiquattore prima Zanica piangeva Vincenzo Leone, stimato medico di famiglia. Di origini siciliane, specializzato in Nefrologia, prestava servizio nella vicina Urgnano ed era vicepresidente del Sindacato Nazionale Autonomo dei Medici Italiani a Bergamo (Snami). “Possedeva una fine ironia, capace di incoraggiare tutti anche nei momenti più bui – le parole del figlio Carlo, giovane psicologo orgogliosissimo del papà -. Era mosso anche da un grande spirito di sacrificio”. Lo stesso che, per forza di cose, deve animare le schiere di medici impegnati nella lotta al Coronavirus: in prima linea per salvare la vita degli altri, rischiano di mettere a repentaglio la propria e quella dei propri cari. Non sorprende, dunque, che alcuni scelgano di vivere isolati, magari in albergo, per tutelare i familiari senza per questo sottrarsi al lavoro.

In Italia sono già una trentina quelli che non ce l’hanno fatta. In parte sono di Bergamo, la provincia più martoriata. Solo tra i medici di base – primi baluardi contro il contagio – sono 144 gli ammalati su 600. Alcuni in condizioni serie, complice la prolungata mancanza di mascherine, camici e visiere. Di questi 97 sono stati rimpiazzati, 43 coperti dalla guardia medica. Le possibilità che si tratti di coronavirus sono altissime, anche se il tampone non viene fatto a tutti. Idem nelle Rsa e negli ospedali: anche qui, spesso non viene indagata la positività di medici e infermieri, scongiurando il rischio di sguarnire troppo i reparti dove invece c’è assoluto bisogno della loro presenza.

In questi giorni il portale della Federazione nazionale dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) è listato a lutto. Aggiorna il triste conto dei medici caduti durante l’epidemia. Tra i bergamaschi, ricordiamo, c’è il dottor Carlo Zavaritt, esperto pediatra e neuropsichiatra infantile. Nella sua lunga carriera ha curato tantissimi bimbi. È morto il 14 marzo all’età di ottant’anni all’ospedale Papa Giovanni, dov’era ricoverato per una polmonite interstiziale. Poi Mario Giovita (65 anni, originario di Catania) e Antonino Buttafuoco (66 anni, di Alcamo): medici di famiglia nei Comuni di Caprino e Cisano Bergamasco il primo, Ciserano e Verdellino il secondo. Per molte persone, gli unici punti di riferimento contro un nemico che al contrario ne dà pochissimi. Lo stesso che il 19 marzo si è portato via la psichiatra Bruna Galavotti, Decana dell’Associazione Donne Medico di Bergamo. “Una splendida ottantenne che godeva ancora di ottima salute – assicura la deputata e presidente Fabiola Bologna -. Pensate che alla sua età si era iscritta all’università per studiare biologia. Una donna eccezionale, che ha dedicato la vita alla sua professione e ad aiutare il prossimo”. Come l’anestesista in pensione Piero Lucarelli, 73 anni.

Ma a Bergamo hanno perso la vita anche l’ostetrica Ivana Valoti, 58 anni, e il soccorritore del 118 Diego Bianco: aveva 47 anni e faceva parte della Soreu, la centrale operativa dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo che raccoglie le chiamate di emergenza anche da Brescia e Sondrio. In questi giorni drammatici per la categoria è mancato anche il dottor Marino Chiodi, 70 anni, storico volto dell’Unità di oculistica alla Clinica Castelli. L’ultimo lutto in ordine di tempo è invece quello che ha colpito Ats Bergamo, con la scomparsa della dottoressa Vincenza Amato, dirigente medico responsabile del Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria. Se n’è andata all’ospedale di Romano a causa del Coronavirus.

 “Molte di queste persone sono della mia generazione – osserva con amarezza il presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo Guido Marinoni, che di anni ne ha 68 -. Sono un pezzo della mia vita che se ne va, un patrimonio di storia ed esperienza che tutti stiamo perdendo”.

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