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Una vita al servizio dei bergamaschi: la Questura piange l'ex commissario Madotto - BergamoNews
Lunedì

Una vita al servizio dei bergamaschi: la Questura piange l’ex commissario Madotto

Per quasi quarant'anni nella Digos di via Noli, tra terrorismo e tifo violento, si è spento a 67 anni dopo la positività al Covid 19

Per quasi quarant’anni Remigio Madotto era stato una colonna portante della Digos di Bergamo. In pensione dal 2012 con il grado di sostituto commissario, si è spento lunedì pomeriggio a 67 anni all’ospedale Bolognini di Seriate, dove era ricoverato dopo la positività al Covid 19.

Aveva iniziato a sentirsi male un paio di settimane fa nella sua casa di Pedrengo dove viveva con la moglie. Polmonite, con febbre e difficoltà respiratorie: i sintomi ormai noti del Coronavirus, poi confermato dal tampone a cui era stato sottoposto.

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Friulano d’origine, educato e benvoluto da tutti in via Noli, dove era stato solo poche settimane per un saluto ai vecchi colleghi, Madotto era arrivato a Bergamo alla fine degli anni settanta e fin da subito era stato destinato al reparto Digos che nasceva proprio in quel periodo.

Remigio Madotto polizia

Una fase calda per la città, stretta nella morsa del terrorismo di estrema sinistra, tra ritrovamenti di depositi d’armi, diversi attentati, un omicidio e un assalto alla Prefettura. Tutte indagini in cui il giovane agente riuscì a contraddistinguersi per il suo fiuto investigativo.

Vennero poi gli anni del tifo violento e anche qui Madotto, con il suo fare deciso ma sempre garbato, giocò spesso un ruolo chiave nel contrastare e nello scovare gli ultrà nerazzurri che si rendevano protagonisti di scontri con la polizia, prima e dopo le partite dell’Atalanta.

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Oltre che per il suo impegno professionale, il sostituto commissario era conosciuto anche per quello sindacale. Fu tra i fondatori del sindacato di categoria Siulp (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia), dove ricoprì il ruolo di segretario provinciale fino alla pensione.

Dal 2012 Madotto, dopo aver tolto la divisa, era entrato a far parte dell’Auser (Associazione per l’invecchiamento attivo) di Pedrengo, dove era stato nominato revisore dei conti. Ma soprattutto aveva potuto dedicare più tempo alla moglie, alle due figlie e ai nipoti.

Fino a quando due settimane fa ha incrociato quel maledetto virus che, nonostante fosse sempre stato in buona salute, lunedì l’ha strappato all’affetto dei suoi cari e dei colleghi, affranti dopo la notizia del suo decesso.

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