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Coronavirus, Remuzzi: "Siamo vicini alla cura, la sfida è difficile ma ce la faremo" - BergamoNews
L'intervento

Coronavirus, Remuzzi: “Siamo vicini alla cura, la sfida è difficile ma ce la faremo”

A "Che tempo che fa", il professor Giuseppe Remuzzi, docente di nefrologia e direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, ha illustrato le novità dal punto di vista terapeutico contro il Coronavirus

“Arriveremo alla cura: siamo vicini a capire cosa succede nelle polmoniti dei pazienti Covid”. È fiducioso il professor Giuseppe Remuzzi, docente di nefrologia e direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, nell’illustrare le novità dal punto di vista terapeutico contro il Coronavius.

In un collegamento con Fabio Fazio nella puntata di “Che tempo che fa” andata in onda domenica 22 marzo su RaiDue, l’esperto ha spiegato: “La polmonite da Covid, che chiamiamo interstiziale, è diversa da quella che siamo abituati a vedere nei pazienti che hanno effettuato un trapianto, negli immunodepressi o nei casi di Aids. È molto più grave: i pazienti vengono intubati e hanno l’ossigeno, ma in questo polmone c’è qualcosa che come comunità scientifica non abbiamo ancora capito, ma sono convinto che siamo vicini a comprenderlo. Il professor Gattinoni sta iniziando ad avere delle idee che potrebbero aiutare tutti: siamo convinti che ci sia qualcosa che non ha solo a che fare con gli alveoli polmonari e quando avremo capito con precisione di cosa si tratta la cura ci sarà perchè l’organismo reagisce sempre allo stesso modo, come avviene nel caso del tumore, dell’infiammazione e della risposta del sistema immune, e abbiamo i farmaci. Le epidemie si sono verificate anche in passato, questa è gravissima ma rispetto all’Ottocento abbiamo moltissimi farmaci per qualunque mediatore fosse coinvolto. Secondo me siamo molto vicini alla soluzione, stiamo già sperimentando qualcosa e bisogna puntare sulla ricerca: abbiamo bisogno di aiuto per capire meglio cosa avviene con queste polmoniti. I ricercatori italiani sono formidabili anche se, come sappiamo, purtroppo in Italia per loro la situazione non è facile: dobbiamo essere più svelti del virus e credo che ce la faremo. La sfida è difficile ma dobbiamo arrivare prima del vaccino che, comunque, credo non arriverà così tardi come dicono. Probabilmente sarà disponibile molto prima di quanto viene generalmente ipotizzato”.

Remuzzi da Fazio

Descrivendo lo scenario della pandemia, il professor Remuzzi ha affermato: “La situazione che sta vivendo Bergamo è molto difficile e, purtroppo, si sta estendendo: arriverà a Milano, si è già diffusa a Brescia e si espanderà anche nelle altre regioni. A Bergamo è successo quello che è avvenuto a Codogno: ci sono stati due punti in particolare nella Valle Seriana, Alzano e Nembro, in cui si sono verificati tanti casi tutti insieme. L’ospedale di Bergamo ha svolto un lavoro meraviglioso: in 7 giorni si sono formati 1.500 operatori: persone che facevano l’oculista, il dermatologo o l’anatomopatologo hanno imparato a stare vicino ai malati che hanno bisogno di assistenza respiratoria. In gran parte i reparti sono stati trasformati in reparti cosiddetti Covid e abbiamo un’enorme terapia intensiva – è dotata di 80 letti e ce ne sono altri 25 che erano previsti per eventuali catastrofi ma certamente non pensavamo al virus quando li abbiamo predisposti. E abbiamo terapie intensive specialistiche: anche queste sono state dedicate soprattutto a questa attività”.

Rispondendo a un interrogativo di Fazio Fazio, che ha domandato come mai proprio Codogno e il territorio orobico siano epicentro della pandemia, il virologo Roberto Burioni ha dichiarato: “È molto probabile che siano arrivati pazienti malati e non siano stati immediatamente intercettati. Peraltro un paziente non riconosciuto in ospedale fa un danno particolarmente grave per due motivi: innanzitutto infetta i medici che sono a contatto ogni giorno con tanti malati, più deboli, e poi perchè negli ospedali ci sono concentrazioni di persone”.

Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori ha fornito aggiornamenti sulla città: “La situazione resta molto critica perchè i numeri rimangono importanti e sembra che ancora non si veda realmente una flessione. Però sono fiducioso: ormai sono quasi due settimane che questa città come gran parte dell’Italia è sottoposta a misure molto restrittive per le relazioni tra le persone. Mi pare che i bergamaschi siano molto ligi e responsabili, per cui credo che vedremo finalmente tra breve un rallentamento dell’epidemia. Un altro aspetto positivo è che mi sembra che si sia mosso qualcosa a favore di questa terra e di questa città: negli ultimi giorni dal governo e da altri soggetti abbiamo ricevuto tante manifestazioni di attenzioni. Ieri ho avuto la possibilità di dialogare con il presidente del consiglio Giuseppe Conte che mi ha chiesto di raccontargli, insieme ai sindaci di Brescia, Cremona e Piacenza quale fosse la situazione. Mi pare che l’appello del governo per chiamare medici e volontari da altre regioni a soccorso delle zone più esposte abbia dato un risultato incredibile e spero che ci sia la capacità di fare una selezione rapida per poter mettere questi professionisti al lavoro. Da ultimo, l’ospedale da campo che rappresenta un presidio essenziale per alleggerire la pressione sugli ospedali si farà nell’arco di pochi giorni. Gli alpini lo stanno allestendo: avremo una struttura in grado di fare una prima selezione e cure per i malati. Rispetto alla scorsa settimana si può raccontare qualcosa di meglio anche se siamo ancora in mezzo alla tempesta e purtroppo i malati e i morti sono ancora tanti”.

Remuzzi e Gori da Fazio

In merito all’utilità di istituire prima una zona rossa in Valle Seriana, Gori ha risposto: “Dirlo ora è facile, ma penso di si: l’istituzione per tempo della zona rossa in Valle Seriana avrebbe limitato la diffusione dell’epidemia e adesso avremmo qualche danno di meno. In quel momento, però, era una decisione complicata”.

La preoccupazione sul presente e sul futuro è molta. Il sindaco ha sottolineato: “Siamo tutti preoccupati per le ricadute economiche. Credo che la chiusura delle aziende disposta ieri dal governo, che personalmente ho sollecitato insieme a tanti amministratori e alla regione, sia una decisione difficile e coraggiosa, non potrà durare troppo a lungo ma era quello che mancava per cercare di fare l’estremo sforzo per arginare l’epidemia. Pagheremo un prezzo elevato e quindi serviranno energie da parte di ogni cittadino e di ogni imprenditore per rimettersi in moto e far sì che il Paese possa ripartire. Adesso la priorità e la salute dei cittadini ma subito dopo sarà la ricostruzione”.
Infine, parlando delle necessità imminenti, Gori ha concluso: “Le mascherine continuano a mancare però fortunatamente arrivano offerte da tutte le parti e bisogna capire quali sono adatte. C’è necessità assoluta di personale, ventilatori polmonari e respiratori per ampliare l’offerta delle terapie intensive”.

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