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Se “restare a casa” è un incubo: l’allarme dei centri antiviolenza sulle donne

All’interno dell’emergenza-Coronavirus, non va dimenticato il drammatico tema della violenza sulle donne: “Affrontiamo il paradosso di donne che devono scegliere se essere vittime del contagio da Coronavirus all’esterno oppure vittime di violenza all’interno delle proprie case"

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#restateacasa.

Un hashtag semplice, ripetuto in mille modi, durante questo periodo di emergenza. Rimanere in casa per cercare di sconfiggere il prima possibile il propagarsi del Covid-19, che tante vite sta spezzando in queste settimane. Un invito semplice, a volte sottovalutato, che per qualche donna può, però, trasformarsi in un incubo.

Donne costrette a dover scegliere il pericolo minore: contrarre il virus all’esterno oppure essere maltrattate (o peggio) all’interno delle mura domestiche?

Una situazione allarmante, descritta con preoccupazione dalle operatrici dei centri antiviolenza, che si prodigano per aiutare le vittime.

“Ci troviamo ad operare all’interno di un vero e proprio paradosso: donne che devono scegliere se essere vittime del contagio da Coronavirus all’esterno oppure vittime di violenza all’interno delle proprie case – spiega Cinzia Mancadori, assistente sociale della cooperativa Sirio e responsabile del centro antiviolenza Treviglio – Rivolta d’Adda – In questo ultimo periodo, si inaspriscono i fatti di violenza domestica, per il maggior contatto tra vittima e maltrattante, ma anche a causa di una maggior difficoltà materiale nel chiedere aiuto. Siamo di fronte ad una situazione da non sottovalutare, ma cerchiamo comunque di portare avanti la nostra missione, dal telefono di emergenza, con percorsi via Skype (se possibile) o tramite colloqui telefonici. Bisogna ricordare che, pur nell’emergenza, anche le forze dell’ordine sono sempre pronte ad intervenire”.

Per combattere anche questa emergenza, rimane attivo il numero nazionale dei centri antiviolenza (1522) ed anche i servizi continuano ad essere disponibili, nel rispetto delle indicazioni governative.

Continuano anche i servizi residenziali, come spiegato dagli stessi responsabili della cooperativa Sirio: “Il nostro grazie va a tutte loro che nonostante la situazione non facile stanno collaborando per il rispetto delle indicazioni fornite dal governo, sapendo che rispettare se stessi significa rispettare tutti. Il nostro grazie va agli educatori, alle educatrici, agli operatori e alle operatrici che stanno continuando ad assicurare la presenza nei servizi perché i servizi residenziali non chiudono mai. Continuiamo ad esserci per tutte le nostre ospiti, ma anche per tutte le donne vittime di violenza che hanno bisogno di noi, del sostegno, dell’ascolto e del supporto delle nostre operatrici dei Centri Antiviolenza. Donne che oggi si trovano a dover scegliere il pericolo minore: il pericolo di contrarre il virus fuori o il pericolo di essere massacrate o forse uccise in casa? La violenza degli uomini contro le donne non si ferma davanti a nulla, non ha rispetto di nulla e nei giorni scorsi ne abbiamo avuto un’altra dimostrazione eclatante con l’ennesimo femminicidio a Torino”.

Aiuto a distanza viene fornito anche dal centro antiviolenza Penelope di San Pellegrino, con gli sportelli decentrati di Sant’Omobono Terme e Almenno San Bartolomeo. I centri rimangono chiusi, ma le operatrici continuano a garantire a tutte le donne che ne facciano richiesta i servizi di ascolto, supporto e consulenza tramite contatto telefonico.

Le operatrici sono contattabili ai seguenti numeri:
0345/21619 nei seguenti orari:
lunedì dalle 9 alle 12 – dalle 13.30 alle 16.30; martedì dalle 14 alle 17; mercoledì dalle 9 alle 12; giovedì dalle 9 alle 12 – dalle 14 alle 17; venerdì dalle 9 alle 12;
344/0588226 in tutti gli altri orari.

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