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Il Lazzaretto, uno spaccato di Bergamo ai tempi dei Promessi Sposi foto

Nuova puntata della rubrica domenicale di BGY che fa tappa in città

“S’immagini il lettore il recinto del lazzeretto, popolato di sedici mila appestati; quello spazio tutt’ingombro, dove di capanne e di baracche, dove di carri, dove di gente; quelle due interminate fughe di portici, a destra e a sinistra, piene, gremite di languenti o di cadaveri confusi, sopra sacconi, o sulla paglia; e su tutto quel quasi immenso covile, un brulichìo, come un ondeggiamento; e qua e là, un andare e venire, un fermarsi, un correre, un chinarsi, un alzarsi, di convalescenti, di frenetici, di serventi”.

E’ questo lo scenario che si presentò davanti agli occhi di Renzo Tramaglino varcando l’ingresso del Lazzaretto di Milano nella primavera del 1630.

La medesima descrizione, proposta da Alessandro Manzoni nel capitolo XXXV, potrebbe esser utilizzata per spiegare la situazione vissuta all’interno della struttura orobica, sorta a ridosso del quartiere di Borgo Santa Caterina

Centotrentadue metri di lunghezza per ogni lato, la struttura presentava un perimetro circondato da fossato oggi interrato, riuscendo ad ospitare numerosi malati all’interno delle 84 celle affacciate sul quadrilatero interno.

Ognuna di esse possedeva stanza possedeva una finestra sulla parete di fondo per favorire l’areazione, un camino e un gabinetto il quale, costituito da una lastra di pietra circolare, era collegato a un condotto di scarico che consentiva di scolare gli escrementi nella roggia esterna.

Gli angusti spazi erano invece dotati ciascuno di una nicchia nella parete dove era posizionato un acquaio e alcuni ripiani dove riporre il vasellame, mentre un’altra ospitava un armadio a muro all’interno del quale erano raccolte le lucerne per l’illuminazione e quanto necessario per accenderle.

Nel corso della loro permanenze nella struttura i ricoverati avevano comunque sempre la possibilità di osservare da una finestrella la cappella di San Carlo, ricostruita nel 1715 e definitivamente demolita nel 1868.

Realizzato su progetto di Giovanni Serina nel 1504 riprendendo l’esempio meneghino, il Lazzaretto venne concluso nel 1581 cambiando più volte nel corso della sua storia destinazioni d’uso.

Dopo aver accolto migliaia di cittadini nel corso della peste del 1630, nel XVIII secolo lo stabile divenne un luogo di contumacia prima di trasformarsi nel 1799 in una momentanea prigione.

Una situazione simile si visse anche nel corso della Seconda Guerra Mondiale quando, sotto la dominazione tedesca, si trasformò nella famigerata Caserma Seriate.

All’ingresso di Piazzale Lodovico Goisis è infatti possibile notare una stele in cui è ricordato il sacrificio di Cesare Consonni, Giuseppe Sporchia e Arturo Turani, condannati a morte dal Tribunale militare germanico e fucilati lungo i muri del recinto.

Il primo ad esser ucciso fu Consonni che fu giustiziato il 6 gennaio 1944, mentre gli altri compagni persero la vita il 23 marzo del medesimo anno.

A partire dalla fine degli anni Sessanta il Lazzaretto venne ristrutturato, offrendo così la possibilità di ospitare numerose associazioni e di creare uno spazio aggregativo per molti cittadini.

Fonti

Alberto Castoldi; Bergamo e il suo territorio. Dizionario enciclopedico: i personaggi, i comuni, la storia, l’ambiente; Azzano San Paolo; Bolis; 2004

Alfonso Vajana; Bergamo nel Ventennio e nella Resistenza; Bergamo; Edizioni orobiche; 1957

Renato Ravanelli; Tesori di Bergamo e della bergamasca nelle cronache del Novecento; Bergamo; Grafica & arte; 2006

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