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Sitip Industrie tessili: “Pronto il tessuto per le mascherine: si può lavare e riutilizzare”

Silvana Pezzoli, vicepresidente con direzione commerciale di SITIP Industrie Tessili di Cene, racconta la collaborazione nata con Santini Cycling di Lallio: “Abbiamo individuato un tessuto elasticizzato, idrorepellente che nello stesso tempo non toglie elasticità e comfort, lavabile a 90 gradi, per una maggior sterilizzazione”.

Un’idea nata in un fine settimana, da un’amicizia decennale, per aiutare concretamente nella lotta al Covid-19. Un aiuto nella produzione di un bene che in questi giorni è sempre più fondamentale, ma sempre più difficile da reperire.

“Se trovo un tessuto adatto, riusciresti con la tua azienda a produrre le mascherine?”. È nata così, da una telefonata tra Monica Santini, CEO di Santini, e Silvana Pezzoli, vicepresidente con direzione commerciale di SITIP, l’idea di produrre mascherine all’interno della Santini Cycling di Lallio, grazie proprio al tessuto fornitogli dalla SITIP Industrie Tessili di Cene.
“Ho chiamato Monica (Santini) lo scorso weekend, quando è iniziato a presentarsi il problema della reperibilità di mascherine – spiega Pezzoli -. Noi abitualmente forniamo tessuti alla Santini. Dovevamo pensare ad un materiale adatto, per permettere poi di iniziare la produzione”.

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Senza il tempo materiale per preparare articoli nuovi a telaio, Silvana Pezzoli ha deciso di utilizzare un materiale già in loro possesso. “Con i miei collaboratori, abbiamo individuato un tessuto elasticizzato, di poliestere, con una grossa percentuale di elastomero, molto chiuso, con finissaggio Acqua Zero, un tessuto idrorepellente che nello stesso tempo non toglie elasticità e comfort”. Un tessuto, già utilizzato nella realizzazione di abbigliamento tecnico da ciclismo, lavabile, “a 90 gradi, per una maggior sterilizzazione” che, asciugato in asciugatrice, riprende le proprietà Acqua Zero e torna ad essere idrorepellente, “quindi si presta ad essere lavato diverse volte”.

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Dopo aver individuato il materiale, Silvana Pezzoli e Monica Santini sono passate alla fase di progettazione.“Abbiamo pensato di raddoppiare il tessuto, dal peso di 200 grammi, unito ad un ferretto sul naso, che potesse coprire bene il volto – spiega Pezzoli. – Una volta realizzato il prototipo, visto che gli enti di certificazione in questo momento sono chiusi, tramite l’aiuto di Confindustria abbiamo contattato il Politecnico di Milano, per avere l’autorizzazione per poter produrre materiale con determinati standard. Abbiamo inviato il prototipo della mascherina, il taglio e le caratteristiche del tessuto, del quale abbiamo già tutte le certificazioni necessarie, tra cui la Bluesign Approved”.

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Un’autorizzazione necessaria, per produrre materiali con determinati standard e che rispettassero le varie norme in merito alla produzione di questo tipo di dispositivi. Rispetto degli standard e delle certificazioni che SITIP, pur nell’emergenza, intende rispettare. “In diversi ci hanno già contattato per avere questo tipo di tessuto, ma, pur nella fretta che la situazione in un certo senso ci impone, vogliamo che tutto sia in regola”. A tal proposito, Silvana Pezzoli non intende per ora fare previsioni su tempistiche e numeri riguardanti la produzione: “Abbiamo cercato di fare il meglio possibile per la realizzazione di questo prodotto, ma senza autorizzazioni, non iniziamo. Ne va della salute delle persone. In ogni caso, abbiamo preso tutti gli accorgimenti possibili, quindi ci vogliamo provare”.

Un impegno che sembra non terminare qui: “se possiamo essere d’aiuto, la mia azienda si mette a disposizione per produrre altro materiale”.

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