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Privi dei riti del commiato, che un po' ci consolano, come elaboriamo il lutto? - BergamoNews
Bergamo e i suoi morti

Privi dei riti del commiato, che un po’ ci consolano, come elaboriamo il lutto?

La comunità ci può aiutare: è virtuale ma non poi tanto. Il toccante intervento di Mattia Maggioni, psicologo psicoterapeuta che, con un gruppo di colleghi, ha dato vita a un'iniziativa di sostegno in questo momento doloroso per troppi.

La città di Bergamo è avvolta in un silenzio strano in questi giorni, come una cortina “liquida” che attutisce sensazioni e pensieri, squarciata troppo spesso dal suono delle sirene delle ambulanze.

In molti descrivono con parole simili la situazione che la nostra comunità si trova ad affrontare, ma c’è un silenzio ancora più profondo e inaccettabile che rimane come sottofondo in questa muta sinfonia del dolore: è il silenzio di chi non ha avuto la possibilità di salutare e piangere i propri cari colpiti mortalmente dal virus.

Le immagini dei camion militari carichi di feretri resteranno scolpiti nell’immaginario collettivo di tutti noi come il simbolo del dolore muto, distante, inelaborabile di un lutto che non ha potuto essere davvero consumato e condiviso.

Le persone colpite gravemente dal virus vengono strappate dalla propria cerchia di affetti improvvisamente e quando varcano la soglia dei reparti di terapia intensiva di fatto cessano i contatti: le
persone muoiono sole spesso affidando ai sanitari le loro ultime parole, per lo più messaggi d’amore rivolti ai propri cari o estreme richieste d’aiuto rivolte a chi ha già fatto tutto il possibile e oltre.

Un dolore sospeso, un atto interrotto che proprio per questo rischia di non poter essere accettato ed elaborato.

Nella nostra società il valore dei riti legati al commiato non è solo simbolico ma risponde all’esigenza concreta di dare un significato e delle prassi riconoscibili e condivise per provare ad accettare l’irrompere della morte nelle nostre vite: ci offre un contenitore in cui il dolore psichico può essere accolto, razionalizzato, diluito nella condivisione dei gesti e dei riti con la comunità di appartenenza fino a trasformarsi, lentamente ma inesorabilmente, in nostalgia ovvero quella condizione “dolceamara” in cui convivono il valore del ricordo ed il dolore della perdita.

Oggi a Bergamo tutto questo ci è stato negato: il virus, invisibile come il dolore che alimenta, ci strappa dalle braccia i nostri cari e ci impedisce di “esserci” l’uno per l’altro in quel percorso di
accompagnamento emotivo ed affettivo tanto difficile anche per chi resta.

Non c’è condivisione se non “a distanza”, non ci sono salme da “sistemare” come ultimo gesto di cura affettuosa, non ci sono ore di veglia in cui iniziare a condividere e coltivare il ricordo con parenti ed amici , non c’è nemmeno il secolare rito del corteo funebre e della sepoltura a suggellare la perdita.

Non c’è quindi rimasto nulla di consolatorio in questo moderno “vaso di Pandora”, verrebbe da chiedersi? In realtà qualcosa di importantissimo e vitale si scorge sempre più chiaramente giorno dopo giorno: la condivisione del dolore nella “comunità allargata” che attraverso soprattutto i social manifesta il suo senso di appartenenza.

Sembra strano che gli stessi mezzi che siamo abituati ad usare per divertimento possano, in questo momento, assolvere a una funzione così importante, ma proprio ora che siamo tutti sostanzialmente isolati è davvero fondamentale, come diceva Vittorio Lingiardi pochi giorni fa, non pensare di essere SOLI.

Il rispettoso silenzio con cui la nostra comunità piange le sue vittime e cerca di mobilitarsi con una miriade di gesti piccoli o grandi di solidarietà e vicinanza riempie la “piazza elettronica ” di presenze realmente affettive, pronte ad accogliere e provare a contenere l’enormità del dolore attraverso una forma inedita di “elaborazione collettiva” ; ci mostra la volontà di “esserci” da remoto, ma non per questo virtualmente.

La vicinanza emotiva sincera e consolatoria passa anche attraverso una telefonata, un messaggio, un segnale concreto di presenza che dal livello delle relazioni interpersonali riverbera i suoi effetti anche in un rinnovato senso di “orgogliosa appartenenza” a una comunità che è capace di affrontare l’enormità della situazione.

È quindi vero che Bergamo tutta piange i suoi morti, che mai come ora sono sentiti davvero parte di un’unica appartenenza condivisa, che mai come ora sono davvero “suoi”, perché mai come ora nessuno deve sentirsi solo.

Psy Per Bergamo

Mattia Maggioni  che firma questo articolo, è psicologo psicoterapeuta. Ha ha dato vita, nei giorni scorsi, insieme a un gruppo di colleghi, a una iniziativa gratuita di sostegno in questo momento troppo pesante per i bergamaschi. L’iniziativa si chiama Psy Per Bergamo e ha una pagina Facebook (leggi qui)

Lui stesso la racconta.

L’idea nasce tra sabato e domenica quando ho mandato i primi messaggi ad alcuni colleghi pensando a cosa potevamo fare insieme come “comunità curante” in un momento tanto difficile e pieno di dolore che fatica a trovare spazi di elaborazione. Evidentemente era un’idea che in molti avevano già in testa, più o meno consapevolmente, e infatti in poco tempo con il semplice passaparola siamo diventati 20, poi 30 fino agli attuali 75!

Abbiamo subito aperto una pagina Facebook da cui possiamo essere contattati per dare un consulto ma su cui pubblichiamo materiale relativo alla situazione del covi 19 rigorosamente “scientificamente valido” e proveniente da fonti certe ed istituzionali per i colleghi ma soprattutto per chi vuole avere accesso ad un’informazione non ansiogena ma comunque realistica.

Abbiamo una mail di contatto dedicata per le richieste che è psyperbergamo@gmail.com

Da questi due canali arrivano direttamente a me le richieste che prendo il primo contatto, lo valuto e lo associo al collega che ritengo più adatto.

Ci rivolgiamo innanzitutto a chi è “in prima linea” in questo momento ovvero operatori della sanità (ospedaliera e domiciliare) , soccorritori, protezione civile e vigili urbani, RSA… ma valuto comunque tutte le richieste e nel caso mobilito altre risorse.

A oggi abbiamo avuto una dozzina di prese in carico ma abbiamo davvero appena iniziato e ci aspettiamo che il grosso delle richieste dei sanitari arrivi dopo che l’emergenza operativa sarà passata.

Offriamo un “pacchetto” di 6/7 sedute di sostegno psicologico gratuite rigorosamente online in questo momento nel rispetto delle indicazioni del decreto e degli ordini professionali.

Ognuno di noi in media ha dato disponibilità per seguire 2/3/4 pazienti quindi sarebbero, a pieno regime, oltre 300 prese in carico e oltre 2.000 prestazioni.

È un’iniziativa del tutto privata e volontaristica che non si vuole andare a sovrapporre ad altre più “istituzionali“ ma ad aggiungersi: è una corsa in cui non conta arrivare primi ma arrivare in tanti e tutti insieme, insomma.

psicologi coronavirus
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