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I sindaci della Valseriana: “Oltre le nostre forze, chiamati a gestire una calamità”

Voci dall'epicentro dell'emergenza: "Rischiamo di abituarci al troppo dolore"

Al telefono raccontano ciò che vivono e vedono da diverse settimane, senza lesinare dettagli. Parlano a ruota libera. Danno quasi l’impressione di volersi sfogare, di voler condividere con qualcuno la pesantezza che li circonda. Sono i sindaci della Valle Seriana, testimoni nell’epicentro dell’epidemia.

Prendete Claudio Cancelli, di Nembro. In isolamento da settimane, nel suo paese le campane a morto neanche suonano più. Silenziate per non angosciare ulteriormente la popolazione. A parlare per lui è il vice, Massimo Pulcini: “Da inizio marzo – fa il conto – sono almeno 85 i nostri defunti, in tutto il 2019 furono 120”. Un numero che riflette da solo la portata del dramma.

Ancora oggi, una delle difficoltà maggiori sta nel reperire il materiale sanitario, considerato ormai un bene di prima necessità. “Le mascherine per esempio, sembrano dover arrivare da un giorno all’altro e invece… – commenta con una punta d’amarezza -. Alla fine riusciamo a recuperarne un po’ grazie alle aziende e ai volontari, ma non bastano. Penso ai nostri medici di base, in trincea ogni giorno mentre svolgono il loro lavoro”.

A mettere una pezza, spesso e volentieri, sono i gesti di solidarietà. “Ieri sera è stata chiesta nei nostri paesi la disponibilità di alloggi sfitti per il personale sanitario in servizio ad Alzano e Piario e già oggi il bisogno è stato soddisfatto”, fa sapere il vicesindaco. E anche le donazioni al Comune, piccole o grandi che siano, non sono mancate: circa 60mila euro destinati all’emergenza coronavirus.

Un’emergenza che vede in prima linea Camillo Bertocchi, sindaco leghista di Alzano Lombardo. Ogni sera, sui social network, fa il punto della situazione dispensando qualche consiglio ai cittadini: per esempio, invitandoli a concentrare gli acquisti alimentari per non uscire tutti i giorni; ad indossare sempre la mascherina e i guanti (“non riutilizzabili a meno che si possano disinfettare”) e a tenere le giuste distanze (“almeno 2 metri se siete in attesa all’ingresso del negozio o del supermercato”). A proposito di solidarietà, anche qui non sembra mancare: una ragazza alzanese che vive in Cina ha deciso di donare al suo paese all’incirca 200 mascherine. Altre 100 sono state donate da un medico e altre 50 arriveranno giovedì. Ma l’elenco delle donazioni è ben più lungo.

I cittadini, più di ogni altra cosa, pretendono chiarezza e trasparenza. Anche a costo di scontrarsi con i numeri: nell’operosa Alzano, dal 23 febbraio ad oggi hanno perso la vita almeno 60 persone. E a Villa di Serio? Da inizio febbraio a metà marzo dello scorso anno erano 6 i decessi, quest’anno 34, secondo gli ultimi numeri forniti dall’amministrazione. Probabilmente non tutti a causa del coronavirus, ma resta un numero impressionante se confrontato con gli anni scorsi: in tutto il 2019 erano stati 47, 54 nel 2018, 45 nel 2017.

Ai piedi della valle Seriana c’è Torre Boldone: 50 vittime in 17 giorni. “Vi chiedo di stringerci in un abbraccio virtuale ma fortissimo a chi è ricoverato in ospedale e sta soffrendo” il messaggio del sindaco Luca Macario, che ha fatto sapere del ricovero del suo vice e predecessore Claudio Sessa.

Salendo verso Albino le statistiche non migliorano. “Sei volte quelli dello scorso anno – dice il sindaco Fabio Terzi, a capo di una civica sostenuta da Lega e Forza Italia, a proposito dei decessi -. È una situazione senza eguali, un terremoto che nessuno poteva immaginarsi”. E al quale non è stato facile prendere le misure: “Personalmente mi aspettavo qualcosa in più dal Governo, soprattutto in termini di incisività e chiarezza. Qui in valle bisognava circoscrivere tutto, come è stato fatto a Codogno e Vo’. Ed evitare di mandare in giro tutte quelle Faq (le direttive regionali e ministeriali ndr) poco chiare e confuse. In un momento di piena emergenza non si possono perdere le mattinate a decifrare indicazioni spesso in contraddizione tra loro”.

Il sindaco conosce a memoria i dati dell’ufficio anagrafe. “Si dice che ad ammalarsi siano gli anziani, ma era tutta gente ancora in forma. Faccio presente che il mondo del volontariato ad Albino è composto al novanta per cento da persone sui settant’anni. Spero che anche le giovani leve abbiano capito l’importanza di restare a casa, per rispetto verso se stessi e verso queste persone, che hanno dato tantissimo al nostro Paese”.

Altro sindaco leghista in Valseriana è Mattia Merelli, di Gazzaniga. “Per capire quel che sta succedendo bisogna essere qui. Noi sindaci abbiamo visto la situazione cambiare giorno dopo giorno, mentre questo Governo mi sembra ancora troppo lontano. Quel che manca è una vera presenza sul territorio. Solo adesso, forse, iniziano a rendersi conto della situazione”. Gli sembra di vivere un’esperienza che definisce irreale. “E quel che fa più impressione è che a tutto questo dolore ci stiamo abituando”. Porta l’esempio del suo paese: “Da gennaio a marzo 2019 erano quindici i defunti, quest’anno trenta”. Come le persone risultate positive al coronavirus, almeno secondo i dati ufficiali: “Capite che c’è qualcosa che non quadra, forse il numero va moltiplicato per tre”.

“I sindaci hanno gestito questa calamità oltre le loro forze – è convinto Giampiero Calegari, in carica a Gorno con una lista civica e presidente della Comunità Montana -. Che qualcosa sia andato storto mi pare evidente, ma non è il tempo di rinfacciare gli errori e puntare il dito contro qualcuno. Adesso bisogna rivolgere un immenso grazie a tutti medici e a tutti gli operatori socio-sanitari del territorio, dal primario d’ospedale alla cassiera del supermercato che ci permette di acquistare il cibo”. Andrà tutto bene, come recitano gli hashtag dei social in questi giorni? “Sì, se restiamo a casa e continuiamo a seguire tutte le regole che ci vengono imposte – conclude -. Questo, adesso, dev’essere l’imperativo numero uno. Per noi e per la gente della nostra valle”.

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