L'intervista

Coronavirus, Garattini: “Il picco previsto domenica, presto risultati sul farmaco anti artrite”

"In base alle ipotesi degli esperti il picco dei contagi è previsto attorno a domenica: per un certo periodo - difficile da stabilire - proseguirà e pian piano diminuirà". Così il professor Silvio Garattini, ricercatore scientifico in farmacologia, medico e docente in chemioterpia e farmacologia, illustra le possibili evoluzioni dell'emergenza Coronavirus

In base alle ipotesi degli esperti il picco dei contagi è previsto attorno a domenica: per un certo periodo – difficile da stabilire – proseguirà e pian piano diminuirà“. Così il professor Silvio Garattini, ricercatore scientifico in farmacologia, medico e docente in chemioterpia e farmacologia, illustra le possibili evoluzioni dell’emergenza Coronavirus.

Analizzando la difficile situazione che stiamo vivendo, il presidente e fondatore dell’istituto “Mario Negri” fornisce preziose informazioni per capire meglio questa patologia: lo abbiamo intervistato per saperne di più.

Quali sono le differenze tra il Coronavirus e l’influenza?

Ci sono differenze molto importanti. Innanzitutto, una grossa parte di chi contrae questo virus – si calcola che sia circa l’80% – non presenta particolari sintomi e questo è un grande problema perchè, non accorgendosi di averlo, non prende nessun provvedimento e diventa veicolo di contagio. Negli altri casi – stimati attorno al 20% – ci si ammala: a caratterizzare questa malattia è la polmonite, che nell’influenza è rara o non esiste, mentre qui è presente in forte numero. La maggior parte delle persone guarisce ma per riuscirci deve avere a disposizione i trattamenti necessari, incluse le apparecchiature della terapia intensiva per poter continuare a respirare, altrimenti c’è il pericolo di morte. Premesso questo, c’è un dato ancora difficile da stabilire.

Quale?

La maggior parte di chi ha la polmonite guarisce ma una parte di pazienti muore e non sappiamo che percentuale rappresentino perchè non conosciamo tutti quelli che non hanno sintomi. In questa situazione c’è un altro aspetto da considerare: per garantire le cure per la polmonite è necessario che ci siano i posti in ospedale e se gli ammalati arrivano tutti insieme non è possibile farlo. Per ridurre i rischi di contagio sono state elaborate le regole come lavarsi frequentemente le mani, stare lontani almeno un metro dagli altri, far rimanere a casa la grande maggioranza delle persone e mantenere attive solo poche tipologie di attività come le farmacie, gli alimentari e i servizi indispensabili per la produttività. Certamente, quindi, questa malattia è diversa dall’influenza ed è più grave.

Perchè in certi casi il virus non dà sintomi e in altri porta a polmonite ed eventuale morte?

Ancora non si conosce il motivo. Sappiamo che le polmoniti colpiscono maggiormente i maschi rispetto alle femmine e che pregresse malattie polmonari possono rendere più vulnerabili rispetto alle altre persone. Alcuni dati indicano un’incidenza superiore fra i fumatori, soprattutto quelli di lungo periodo, perchè hanno già rovinato i polmoni e risultano più suscettibili all’azione di questo virus.

coronavirus

Trovarsi in un momento di debolezza o avere le difese immunitarie basse incide?

Tra i decessi c’è una forte percentuale di anziani che hanno già una serie di patologie: sono molto indebolite rispetto alle persone sane. Si ammalano anche i giovani, alcuni hanno malattie pregresse e altri no, però sono in minoranza: tutti possono contrarre il virus ma c’è una grande differenza in rapporto all’età.

Stanno morendo anche diverse persone di 50-60 anni. Come mai?

In questi casi potrebbero aver avuto già altre patologie: magari non ne erano a conoscenza oppure sono insorte in quel momento. Per esempio, ci sono cinquantenni o sessantenni che muoiono d’infarto: può essere che non sia stato il virus a generarlo e sarebbe avvenuto comunque oppure, al contrario, potrebbe averlo favorito. Al momento non lo sappiamo: ci vorrà tempo per capire come stanno esattamente le cose perchè in una situazione di emergenza non abbiamo la possibilità di analizzare tutto nel dettaglio come faremmo normalmente.

Quali sono generalmente i sintomi nelle persone che li manifestano?

La temperatura elevata, la tosse e il raffreddore: spesso non si aggravano, mentre a volte purtroppo determinano la polmonite. Per questo probabilmente quando non sapevamo come stavano le cose molti casi sono stati considerati come un’influenza senza pensare che potesse trattarsi di Coronavirus. A fine novembre alcuni medici di Bergamo e dell’ospedale di Piacenza hanno rilevato polmoniti particolarmente aggressive, diverse da quelle che erano abituati a vedere: può essere che il virus, già presente in Cina, fosse già arrivato anche qui.

Poi la situazione si è aggravata perchè il virus si è diffuso

Certamente. Al momento risulta che gli infettati siano 24mila ma in realtà sono molti di più perchè non ci si è accorti di tanti casi con sintomi minori. Non sapendo quanti siano è difficile calcolare con precisione la percentuale della letalità.

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Siamo lontani dal picco?

Sulla base dei dati forniti dagli esperti, anche se loro stessi specificano che si tratta di ipotesi, dovrebbe verificarsi attorno a domenica, alla fine di questa settimana o all’inizio della prossima. Quando avverrà, comunque, ci vorrà del tempo prima che diminuisca: pian piano scenderà fino a livelli molto bassi. Dopo aver raggiunto il picco, per un certo periodo difficile da quantificare, il numero dei contagiati si manterrà, poi deve necessariamente calare. Si verifica in tutte le infezioni: siccome molti hanno avuto la malattia, il virus ha uno spazio ridotto in cui manifestarsi perché le persone che sono state infettate non sono più sensibili alla sua azione.

Chi l’ha già contratto non lo prenderà più?

Sulla base delle altre infezioni si ritiene che nella stragrande maggioranza dei casi la persona sviluppi la risposta immunitaria per non essere più vulnerabile. L’unica cosa che si può fare è rispettare le regole che sono state date perchè allo stato attuale non abbiamo farmaci, vaccini e terapie specifiche per questo virus.

Nel corso della sua lunga carriera si ricorda una situazione così drammatica?

No. L’unico avvenimento che ricordo è la guerra perchè l’ho vissuta: nel 1940 avevo 12 anni e nel ’44 ne avevo 16. Nonostante quello che si dice era un periodo peggiore di oggi perché allora era difficile anche trovare da mangiare. Si usava la carta annonaria e si poteva avere un certo numero di grammi di pane al giorno (però era un pane pieno di paglia) oltre a quantità contingentate di latte e zucchero. E poi c’era la paura dei bombardamenti che hanno ucciso molte persone: quando scattava l’allarme, anche di notte, bisognava alzarsi e correre nei rifugi. In un periodo complicato come quello che stiamo vivendo oggi, può confortare pensare che da oltre sessant’anni in Italia non ci sono state più guerre. A livello sanitario, invece, per rintracciare eventi con una gravità simile bisogna risalire all’influenza spagnola, alla peste e a tempi remoti: furono terribili e all’epoca c’erano meno ospedali e meno farmaci palliativi, condizioni di vita e igieniche molto diverse.

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Per concludere, guardando alle possibili cure, è meglio un farmaco o il vaccino?

Il vaccino è più risolutivo perché viene iniettato una o due volte e poi serve per tanto tempo, invece il farmaco bisogna continuare a somministrarlo e in generale ha effetti collaterali superiori. Inoltre, il vaccino agisce in quasi tutte le persone mentre il farmaco non sempre. Insomma, il vaccino è la soluzione ma probabilmente non sarà disponibile in quantità sufficienti per questo periodo. Se ci fosse, però, nel caso si riproponesse il Coronavirus, la situazione sarebbe completamente diversa.

In Olanda hanno individuato un possibile farmaco specifico per neutralizzare il Coronavirus

Può avere importanti potenzialità ma al momento si tratta di studi in vitro: servirà ancora un po’ di tempo per fare gli esperimenti e per produrlo. Se risulterà efficace, però, è facile che arrivi prima del vaccino.

A Napoli l’utilizzo di un farmaco anti artrite ha dato buoni risultati. Cosa ne pensa?

Questo farmaco è stato adoperato anche per curare gravi forme di asma. Oltre a essere anti-artritico ha riflessi sui polmoni. Sembra che sia utile ma non ne abbiamo ancora la certezza perchè molti guariscono indipendentemente dalla sua assunzione. Tra non molto dovremo avere indicazioni sulla sua efficacia perchè all’inizio di febbraio in Cina è iniziata una sperimentazione e fra qualche settimana dovrebbe darci qualche risultato. Alcuni motivi di speranza sulla definizione di una terapia, però, ci sono perchè tanti esperti ci stanno lavorando.

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