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Centro Salesiano DON BOSCO

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“Donando il midollo osseo possiamo diventare supereroi e salvare una vita”

Gli studenti delle quarte e quinte superiori del Centro Salesiano "Don Bosco" di Treviglio hanno partecipato a un incontro con alcuni volontari dell'Associazione Donatori Midollo Osseo

Gli allievi delle quarte e quinte superiori del Centro Salesiano “Don Bosco” di Treviglio hanno partecipato a un incontro con alcuni volontari della ADMO, Associazione Donatori Midollo Osseo. È stata un’esperienza importante: Stella Agnelli, una studentessa, ci racconta come è andata.

Giovedì 13 febbraio gli allievi delle classi quarte e quinte della scuola superiore hanno partecipato ad una conferenza tenuta da alcuni volontari della ADMO, Associazione Donatori Midollo Osseo.
Questa Associazione, nata nel 1990, ha come scopo quello di informare la popolazione sulla possibilità di combattere leucemie, linfomi, mielomi e altre neoplasie del sangue attraverso la donazione, con il trapianto di midollo osseo e di cellule staminali emopoietiche.

Durante la conferenza ci è stato spiegato che, nonostante una certa disinformazione in molti casi ci porti a pensare il contrario, il midollo osseo non coincide affatto con il midollo spinale.

Il midollo osseo, infatti, é un tessuto semiliquido situato negli spazi interni delle ossa del corpo, mentre il midollo spinale è parte del sistema nervoso ed è situato nella colonna vertebrale.

Inoltre, nel midollo osseo sono contenute le CSE, ovvero le Cellule Staminali Emopoietiche. Abbiamo appreso che le CSE svolgono un ruolo fondamentale nel nostro organismo, in quanto sono cellule non ancora completamente differenziate, da cui hanno origine tutte le cellule del sangue e del sistema immunitario, come i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. La produzione di cellule del sangue avviene di continuo, poiché esse vivono per un determinato periodo e poi muoiono, diversamente dalle CSE che, rinnovandosi di continuo, non muoiono mai.

Questo vuol dire che, in contesto terapeutico, il trapianto di queste cellule staminali emopoietiche da un donatore compatibile garantisce la produzione di tutte le cellule del sangue e fornisce al ricevente un nuovo sistema immunitario.

Per far sì che avvengano i trapianti è assolutamente necessario che ci sia una compatibilità tissutale tra paziente e donatore, ovvero una somiglianza genetica indispensabile per il buon esito del trapianto. Questa compatibilità genetica è estremamente rara: si verifica 1 volta su 4 tra fratelli e sorelle e addirittura 1 su 100.000 tra individui non consanguinei . Ecco perché è importante avere numerosissimi donatori.

Durante la presentazione siamo stati, inoltre, informati di come sia possibile entrare a far parte di ADMO. Per diventare un donatore bisogna, infatti, soddisfare alcuni requisiti: avere un’età compresa tra i 18 e 35 anni, avere un peso corporeo di almeno 50 kg e godere di buona salute. La disponibilità del donatore rimane valida fino al raggiungimento dei 55 anni; inoltre è possibile donare midollo osseo una sola volta, fatta eccezione per il caso in cui un parente ne abbia bisogno.

Esistono due modalità di estrazione delle CSE.

Il metodo impiegato in 8 donazioni su 10 è l’aferesi, ossia il prelievo da sangue periferico. Nei giorni precedenti alla donazione viene somministrato al donatore un farmaco che promuove la crescita delle cellule staminali nel midollo osseo e quindi il loro passaggio al sangue periferico. Nel momento dell’operazione il sangue viene prelevato da un braccio e, tramite l’utilizzo di separatori cellulari, ne viene estratta e isolata la componente cellulare utile al trapianto. Il sangue sarà poi reinfuso nel braccio opposto del donatore.

Un altro metodo utilizzato, più “antico”, consiste nel prelevare il midollo osseo direttamente dalle ossa del bacino, con l’aiuto di apposite siringhe. Per tutta la durata dell’operazione (circa 45 minuti) il donatore viene sottoposto ad un’anestesia generale o epidurale.

L’incontro è risultato particolarmente significativo grazie alla testimonianza di Mirko, un giovane che ha vissuto l’esperienza della donazione di midollo osseo. Durante la conferenza Mirko non si è trattenuto dal condividere con noi il percorso che lo ha portato a diventare un donatore: un’esperienza che gli ha permesso di diventare un “supereroe” per la persona per cui ha rappresentato l’ultima possibilità di vita.

Non sono mancate le domande da parte nostra. Il dubbio che assale molti è: “Fa male? Possono esserci degli effetti collaterali?”. La risposta pronta ed esauriente è stata NO. Quello che può capitare è un temporaneo indolenzimento della schiena, nel caso sia stato utilizzato il metodo di estrazione dalle creste iliache, ma tutto dipende dalla nostra reazione e sopportazione al fastidio che l’operazione può procurare.

Arricchiti di un prezioso bagaglio di informazioni, ora sappiamo che ogni donatore può diventare fondamentale: ci sono tantissime persone in attesa di un trapianto di midollo osseo e solo 1 su 100.000 è compatibile. E se quella persona fossi tu? Abbiamo la possibilità di diventare “supereroi”, la possibilità di salvare una vita.

Stella Agnelli

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