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"Pensiamo al prossimo futuro: tamponi per fare emergere i possibili contagiati" - BergamoNews
L'appello

“Pensiamo al prossimo futuro: tamponi per fare emergere i possibili contagiati”

Il contributo, nel momento così tragico della nostra realtà orobica, ma di tutta la Lombardia, dei consiglieri comunali della Lega a Bergamo Enrico Facoetti e Luisa Pecce.

Il contributo e l’appello, nel momento così tragico della nostra realtà orobica, ma di tutta la Lombardia, dei consiglieri comunali della Lega a Bergamo Enrico Facoetti e Luisa Pecce.

In questi giorni convulsi e terribili per Bergamo, pensiamo che i nostri sentimenti siano gli stessi di tutti gli abitanti della città: ci si sente atterriti per le notizie che arrivano dagli ospedali, spaventati per il futuro, arrabbiati per quello che doveva essere fatto e non è stato fatto, increduli per gli appelli di pochi giorni fa che invitavano a vivere con normalità la città per poi trovarsi oggi in un vero e proprio incubo.

Ora, come sapete, sono state emanate nuove regole ancora più stringenti: chiusi i bar, i negozi, le attività di servizi…. L’obiettivo, giusto, è di ridurre ancora di più i contatti, mettere tutta Bergamo, la Lombardia e l’Italia in quarantena. Fermiamo tutto per quindici giorni, prima ci fermiamo, prima ripartiamo-sono le intenzioni e i pensieri di tanti- piuttosto che trascinarci in una lunga e asfissiante agonia.

Le chiusure non bastano

Bene, come non essere d’accordo, però a nostro avviso questo non basta. Non basta perché in questi momenti terribili e convulsi non dobbiamo perdere la lucidità e farci trascinare dagli slogan ma è importante osservare chi prima di noi ha combattuto questa battaglia, come la sta vincendo, che strategie e mezzi ha usato.

La Cina non solo ha costruito un cordone sanitario intorno a Wuhan e alla Provincia dell’Hubei, isolando questi luoghi dal resto del paese imponendo una quarantena più rigorosa della nostra, ma ha fatto un’altra cosa importantissima: ha cercato di ricostruire tutte le catene del contagio risalendo a tutte le persone che avevano avuto contatti stretti (familiari e lavorativi in primis) con gli ammalati. Questo è importante perché nel rapporto uscito da una commissione internazionale mista Oms e Cina composta da 25 esperti si è evidenziato che la trasmissione del contagio (78/85 %) è stato causato da un’infezione all’interno della stessa famiglia o all’interno di un gruppo di persone a stretto contatto con la persona infetta (come avviene in tanti luoghi di lavoro) attraverso le goccioline aero-trasmesse, mentre la trasmissione per mezzo di aerosol sottili nell’aria su lunghe distanze non è una delle principali cause di diffusione.

Uno dei fattori importanti per contenere l’epidemia è che in Cina stanno intervistando tutte le persone infette a livello nazionale per sapere i nominativi dei contatti che hanno frequentato e poi verificano la loro positività. A Wuhan ci sono 1.800 squadre per farlo, ognuna composta da 5 persone, ma lo sforzo al di fuori di Wuhan è stato grande. In varie province cinesi gli infettati hanno comunicato i nomi delle persone con cui hanno avuto contatti. Queste sono state rintracciate con percentuali dal 99 a 100%, , sono state sottoposte ad esame di verifica e, con percentuali che vanno dall’1 al 3%, sono state trovate positive.

enrico facoetti

Interrompere la catena

Questo è importante perché se si trovano e si isolano tutti i positivi (che sono anche per alcuni periodi asintomatici) si interrompe la catena del contagio e si evita che, finita questa ondata
epidemica, rimangano sul territorio dei focolai nascosti.

Ora da noi questa operazione viene fatta? Non ci risulta sia gestita in modo così capillare. Capiamo che ci troviamo in mezzo alla tempesta e che le autorità sanitarie stanno facendo miracoli per riuscire a far fronte all’emergenza ma sarebbe di vitale importanza interrompere il contagio in modo definitivo. La quarantena a casa di tutti noi è importantissima ma non è risolutiva, purtroppo, anche perché i contatti seppur ridotti rimangono ad esempio nell’ambito lavorativo e negli esercizi commerciali aperti per pubblica necessità.

Questo lo diciamo perché la nostra città, la nostra regione e l’Italia intera hanno bisogno di uscire dall’emergenza velocemente soprattutto per gli alti costi di vite umane e di sofferenza ma anche per evitare il collasso della nostra economia.

Vi invitiamo a cercare e a leggere le dichiarazioni fatte dal virologo di Padova il professor Crisanti che ha seguito il caso del comune di Vo’ in Veneto e, dato che non siamo specialisti, ci limitiamo a citare le sue parole e a dare con queste uno spunto di riflessione: “Tamponi di massa nelle zone focolaio, c’è poco tempo” dichiara Crisanti.

Cinque milioni di tamponi

Il ragionamento che fa per la Lombardia è logico: “C’è tanto sommerso, bisogna farlo emergere, trovare e isolare tutti i positivi e i relativi contatti, diretti e indiretti, quindi isolare tutti contagiati anche se asintomatici. Ci vuole un’azione aggressiva altrimenti il virus continuerà a circolare. Costi quel che costi: servono 5 milioni per i tamponi? Che si prendano! Un tampone costa 30 euro, un
paziente in terapia intensiva dai 3 ai 5mila euro al giorno” .

A questo aggiungiamo le parole del direttore di reparto di virologia della Charitè di Berlino in merito alla situazione tedesca che oggi è meno grave della nostra: dice di prepararsi all’esplosione dei casi in autunno, quando dopo il caldo estivo gli infetti latenti giungeranno a manifestazione.

Oltre a fronteggiare l’emergenza di oggi dobbiamo dunque evitare che questo scenario per il prossimo futuro si realizzi anche da noi. È ovvio che le considerazioni immediate sono “ Idea ambiziosa e probabilmente risolutiva ma come affrontare i costi? Poi forse bisognava partire prima, adesso è tardi!”

A nostro avviso non è troppo tardi per un’operazione magari limitata ai residenti nelle zone più calde oppure per fare tamponi a tappeto per le categorie a rischio come medici di base o lavoratori nei servizi di prima necessità ai quali peraltro sarebbe improrogabile fornire d’ufficio un Kit di protezione.

Tutto ciò perché se è vero che la quarantena è importantissima nell’immediato, nei prossimi mesi sarà fondamentale una ripulitura dei casi residuali affinché l’infezione non riparta.

serr

L’appello

Quindi facciamo un appello al Sindaco della nostra città, alle istituzioni tutte dalla Regione allo Stato attraverso i consiglieri regionali e agli onorevoli di Bergamo e Provincia, visti i numeri dei contagi e dei morti, per sensibilizzare le autorità centrali e sanitarie anche su questi temi.

La gestione di queste attività di ricerca dei contatti avvenuti con le persone positive al virus potrebbe essere attribuita ai nascenti Coc (Centri Operativi Comunali) in stretto coordinamento con Ats per le operazioni successive. Tali organismi, insieme alla Protezione civile e ai volontari , avranno già il compito di gestire e controllare le persone infettate e in quarantena, anche per aiutarli nelle loro esigenze giornaliere.

Siamo di fronte a uno sforzo immane del personale medico e sanitario dei nostri Ospedali Pubblici e Privati che lavorano ai limiti del sopportabile. Li ringraziamo immensamente ma, per sconfiggere un nemico così subdolo e pericoloso, non dobbiamo aspettare che le persone arrivino in gravi condizioni in pronto soccorso ma cercare con tutti i mezzi possibili di intercettare il fenomeno a monte.

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