Da fazio

Gori: “Bergamo è forte ma siamo al limite, servono mascherine e respiratori”

A "Che tempo che fa" il sindaco ha spiegato la difficile situazione che sta vivendo Bergamo a causa dell'emergenza Coronavirus

“La situazione sanitaria è molto complicata: Bergamo oggi è l’epicentro del Coronavirus”. Così il sindaco Giorgio Gori in un collegamento con Fabio Fazio a “Che tempo che fa” esordisce nell’illustrare il difficile periodo che sta vivendo il territorio orobico.

Intervenendo nella puntata andata in onda domenica 15 marzo su RaiDue, il primo cittadino ha affermato: “La situazione sanitaria è molto complicata: Bergamo oggi è l’epicentro di tutto questo pasticcio che si chiama Coronavirus. In città e provincia il numero dei contagiati continua a crescere, così come quello delle persone che vengono portate in ospedale, messe in terapia intensiva e purtroppo aumentano anche i decessi, che sono circa 50 al giorno, sono stati 300 nell’ultima settimana. Nel frattempo si ammalano i medici, gli infermieri negli ospedali e i medici di base: più di 70 si sono ammalati per aver fatto il proprio lavoro, aver visitato i pazienti. Mancano dei presidi di protezione per loro e per chi sta negli ospedali, ma anche per i volontari che ci danno una mano e che vanno a consegnare il cibo e le medicine a casa degli anziani e che in questo momento non siamo in grado di difendere. La richiesta che è partita forte dalla Lombardia e da questa città nelle scorse ore è consentirci di avere protezione con mascherine, guanti e camici: è forse l’istanza più urgente insieme a quella di avere apparecchi di ventilazione per i pazienti gravi. Per quanti sforzi si siano fatti nelle ultime settimane, in cui la capacità di cura è stata costantemente aggiornata, sono stati trovati anche con creatività – mi verrebbe da dire – spazi, letti, posti e modi per curare i pazienti, siamo veramente al limite”.

La preoccupazione è molta. Il sindaco prosegue: “Se non c’è modo di cambiare l’inclinazione della curva dei contagi che continua a crescere credo che non saremo in grado di far fronte a tutte le necessità. Già in queste ore alcuni pazienti gravi sono stati trasferiti in ospedali di altre regioni che ringrazio per la disponibilità e allo stesso modo tante salme sono state spedite in altri luoghi per la cremazione perchè il forno di Bergamo non è in grado di smaltire tutto il lavoro che deve fare pur funzionando 24 ore su 24. Lo riferisco non per dare particolari truculenti ma per far capire qual è la situazione, la fatica e la sofferenza che stiamo vivendo. Ci sono anche aspetti molto personali perchè quelli che muoiono sono amici, conoscenti e colleghi, e ogni giorno chiediamo notizie per quelli che vengono ricoverati in ospedale per sapere se stanno un po’ meglio e se respirano… questo succede a tutti quanti, non soltanto a me. Percepiamo finalmente attenzione anche dal governo centrale: oggi il presidente del consiglio ha chiamato la direttrice dell’ospedale di Bergamo e credo che sia stata una telefonata importante per tutti quelli che lavorano in quel presidio ospedaliero. Sono stati assicurati urgentemente alla Lombardia 150 ventilatori nei prossimi giorni però, con i tassi di crescita che ci sono, bastano per tre giorni e non saranno sufficienti. Le unità di crisi e tutte le persone che gestiscono con competenza questa difficoltà sono impegnate a ricercare anche fuori dall’Italia sia i dispositivi di protezione sia le tecnologie che servono per curare i pazienti. In queste ore si sta lavorando persino per portare medici e infermieri da altre nazioni come la Cina e Cuba: spero che si possa fare perchè ne abbiamo davvero bisogno”.

Gori da Fazio

Soffermandosi sullo spostamento dei pazienti in ospedali di altre regioni, il virologo Roberto Burioni sottolinea: “Ognuna delle persone che viene trasferita è una persona che non muore: se non potesse essere ventilata e rianimata morirebbe, mentre in questo modo può sopravvivere e guarire. Rinnovo il mio appello a chi vive a Bergamo ma anche in tutta Italia a fare di tutto per fermare questa epidemia. Inoltre, dobbiamo assolutamente fornire i medici dei mezzi di protezione: 70 medici di base che si ammalano significa 100mila persone che non hanno più il loro riferimento sanitario. Dobbiamo far sì che chi lavora lo faccia in sicurezza altrimenti crolla tutto: mi associo all’appello del sindaco Gori”.

Rispondendo a una domanda di Fazio sullo stato d’animo dei bergamaschi, Gori evidenzia: “Nelle difficoltà emergono anche le energie positive e questa città ne ha tantissime e ho costantemente dimostrazioni di solidarietà. Colgo l’occasione per ringraziare, oltre ai medici e agli infermieri che sono la prima linea di questa battaglia, anche i dipendenti della mia amministrazione. Molti di loro lavorano da casa e comunque sono sempre disponibili, altri garantiscono i servizi essenziali in una condizione di protezione per la loro incolumità ma in queste ore è particolarmente importante quello che fanno. Inoltre, sono tanti i volontari che si sono impegnati: più di 500 fra giovani, persone che fanno parte di associazioni e scout hanno risposto al nostro appello e si sono messi a disposizione per assistere gli anziani soli che sono tanti in questa città e che, dovendo stare a casa, hanno bisogno che qualcuno consegni da mangiare e i farmaci. Queste manifestazioni di solidarietà mi commuovono: penso che siamo una città forte e questa difficoltà ci renderà ancora migliori”.

Gori da Fazio

Nel corso della trasmissione, infine, il virologo Burioni ha ricordato che “il comportamento dei sani è fondamentale per non ammalarsi” e analizzando la situazione ha spiegato: “Tutto quello che vediamo è ritardato di circa dieci giorni. I comportamenti virtuosi di oggi li vedremo tra 10-15 giorni però dobbiamo avere fiducia: in questo panorama negativo ci sono segni molto interessanti che devono farci capire che siamo sulla strada giusta. Nelle zone dove per primi si è cominciati a stare a casa, quindi il focolaio di Codogno e Vò, i contagi sono arrivati a zero. Questo ci fa comprendere che il virus non si trasmette da solo e se ci impegniamo per non trasmetterlo non si propaga più. Dobbiamo guadagnare tempo, che è una risorsa fondamentale perchè permette alle terapie intensive di mettere in atto nuovi posti e ai medici di trovare nuovi modi più efficaci per curare questa malattia, ma soprattutto in questo preciso momento tutto il mondo scientifico sta studiando una cura. Qualche farmaco che già abbiamo è utile ma potremmo trovarne anche di nuovi, però serve tempo e possiamo ottenerlo con questa resistenza. Stare lontani e non stringere la mano è innaturale ma in questo periodo dobbiamo farlo”.

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