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Coronavirus, montagna rifugio dei furbetti delle seconde case: “Più controlli”

Case che erano chiuse da anni riaperte in questi giorni. Lobati (Comunità Montana): "Serve responsabilità"

C’è chi sale a notte fonda, o durante le prime ore dell’alba. Con ogni probabilità è consapevole dei divieti, ma prova lo stesso a raggiungere la seconda casa in montagna, in barba alle regole e al buon senso richiesti per frenare la diffusione del Coronavirus. Un problema con il quale stanno facendo i conti diverse località turistiche sparse per il Paese, con numeri più o meno fuori controllo a seconda dei casi.

Sembra succedere anche in alta Valle Brembana, dove l’afflusso non sarà di certo quello che sta facendo irritare e non poco i sindaci dell’Alto Adige, delle Dolomiti o della Valtellina. Ma poco importa: le regole vanno rispettate a prescindere dai numeri (anche perché, non c’è bisogno di ricordarlo, nessuna provincia sta soffrendo l’emergenza quanto la Bergamasca).

Alcune segnalazioni sono giunte direttamente alla redazione di Bergamonews. Una lettrice, ad esempio, racconta di trovarsi per lavoro in una località sciistica della valle: “Si è riempita di gente che scappa dalla città”, ci scrive. “Nonostante i divieti salgono lo stesso. Anche di notte”, sostiene un altro.

Abbiamo dunque chiesto un commento ai diretti interessati, i sindaci, per avere il polso della situazione. “Qualcuno che prova a fare il furbo c’è sempre, non a caso sono partite le prime denunce – conferma Gloria Carletti, in carica a Foppolo -. Abbiamo chiesto alle forze dell’ordine di aumentare i controlli, ma ai residenti garantisco che la situazione è tranquilla e non c’è motivo di allarmarsi”.

L’ambiente montano, del resto, non è immune dal virus. “E venendo qui non si scappa dal contagio – osserva il sindaco, che ne approfitta per ribadire il concetto -: non mettetevi in viaggio per raggiungere il nostro Comune, proprio per tutelare la vostra salute e quella dei nostri cittadini”.

“In questi giorni abbiamo visto case che erano chiuse da anni improvvisamente riaperte – aggiunge il vice Alessandro Ghirardi -. Il problema vero nasce quando le persone che arrivano non sanno stare in casa tranquille, ma le vedi in giro col bob o a fare dei pic-nic. A queste persone ricordo che il 60 per cento della popolazione di Foppolo è anziana e basta un portatore sano a creare dei problemi. Quello che chiediamo a tutti è il massimo rispetto delle regole”.

Secondo il decreto, solo un’emergenza può giustificare lo spostamento nella seconda abitazione. E le regole da seguire sono sempre le stesse: bisogna avere il modulo di autocertificazione e comunicarne il motivo. Quando invece si decide di rientrare nell’abitazione principale non ci sono limitazioni perché il provvedimento del governo dice che “chiunque ha diritto a rientrare presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”. Eventuali spostamenti successivi sono consentiti solo per motivi di grave emergenza: come una perdita di gas o acqua, un crollo o altre situazioni di rischio che necessitano interventi di riparazione.

Qualche casa con le finestre serrate da tempo e ora riaperte l’ha notata anche il primo cittadino di Carona, Giancarlo Pedretti. “Il fenomeno esiste, anche se le forze dell’ordine stanno lavorando molto bene e non si tratta di spostamenti di massa – sottolinea il presidente della Comunità Montana Jonathan Lobati -. Il messaggio che deve passare è che ognuno deve restare a casa. E che se ci comportiamo responsabilmente ci sarà tutta l’estate per recuperare il tempo perduto, anche tra le nostre montagne”.

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