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Addio a Vittorio Moioli, storico militante comunista e protagonista del Manifesto

È morto a 81 anni nella giornata di sabato 14 marzo: se n’è andato in questo periodo difficile, insieme a tante persone che stanno perdendo la vita a seguito dell’emergenza Coronavirus

Si è spento Vittorio Moioli, storico esponente della sinistra comunista bergamasca e della Lombardia. È morto a 81 anni nella giornata di sabato 14 marzo: se n’è andato in questo periodo difficile, insieme a tante persone che stanno perdendo la vita a seguito dell’emergenza Coronavirus.

Nato a Ponte San Pietro nel 1938, è stato operaio tessile alla Legler e poi impiegato, dopo essersi diplomato ragioniere come studente lavoratore. Sin da giovane ha coltivato una fervente passione politica: è stato iscritto al Pci dal 1962, ha fatto parte della segreteria provinciale ed è stato tra i protagonisti dell’esperienza de “Il Manifesto”, che a Bergamo fu particolarmente intensa.

Consigliere comunale a Ponte San Pietro e consigliere provinciale dal 1970 al 1975 ricoprì il ruolo di segretario prima provinciale e poi regionale de “Il Manifesto”, quindi di segretario regionale del Pdup – Partito di Unità Proletaria – fino alla sua confluenza nel Partito Comunista Italiano (1984).

In questi anni si è impegnato su temi come l’emigrazione italiana in Svizzera e la salute, anche come membro dell’assemblea dell’Assl dal 1980 al 1985. Successivamente, dal 1985 al 1993 fece parte del comitato regionale lombardo del Pci (poi Pds), dal 1987 al 1989 fu responsabile dell’ufficio segreteria regionale e si occupò della formazione quadri fino al 1993, anno in cui abbandonò il Pds per aderire, ma solo fino all’anno dopo, a Rifondazione Comunista.

Vittorio Moioli

Oltre a dedicarsi alla militanza politica, dagli anni Settanta ai giorni nostri svolse un’intensa attività di promozione culturale, ricerca sociale e inchiesta con pubblicazioni incentrate sulla zona dell’Isola o sul suo paese. Scrisse, poi, su periodici d’interesse locale, come “Progetto alternativa”, e regionale, come “Il Ponte della Lombardia”.

Fu tra i primi a occuparsi della Lega realizzando un ampio lavoro di inchieste e scrivendo libri come “I nuovi razzismi. Miserie e fortune della Lega Lombarda” (1990), “Il tarlo delle leghe” (1991), “Sinistra e Lega: processo a un flirt impossibile. Dalle intese di Monza e Varese alle prove di secessione” (1997).

Sempre animato da rigore e coerenza, ha dedicato l’ultima parte della sua vita alla riflessione sulla crisi della sinistra, producendo lavori come “Incoerenze e ‘buchi neri’ della sinistra. Annotazioni e riflessioni sulla storia del movimento operaio”, “Sinistra e sovranismo. Storie di stelle cadenti e di meteore divenuti astri polari”, “Oltre la delega e la politica. Ricordi e aneddoti di un’esperienza politica e riflessioni sulla sinistra”, tutte reperibili online.

Ezio Locatelli, della direzione nazionale di Rifondazione Comunista ricorda: “È stato un infaticabile compagno. La prima volta che lo conobbi fu nel ’73 – allora ero un giovane studente – in occasione di una riunione alla biblioteca Caversazzi di Bergamo. Ero appena uscito dal carcere di Sant’Agata dopo aver subito un arresto per blocco ferroviario in relazione alla lotta dei pendolari contro il disservizio del trasporto sulla linea Bergamo-Brescia, una lotta che durava da diversi mesi animata da migliaia di operai, studenti, donne a servizio delle ricche famiglie della città. Fu uno dei primi esponenti politici che espresse solidarietà ed appoggio politico a quella lotta. Vittorio è stato uno dei primi e più attenti studiosi del fenomeno della Lega al Nord. Un intellettuale organico alla classe lavoratrice. Un infaticabile militante comunista, sprezzante nei confronti dei non pochi pentiti e voltagabbana politici. Ciò che rammarica in questi giorni difficili di coprifuoco da virus è l’impossibilità di accompagnarti nel tuo ultimo viaggio. Sicuramente ci sarà modo di ricordarti in altra degna occasione”.

Vittorio Moioli

Anche Marco Sironi, della segreteria provinciale di Prc/Se Bergamo ne elogia le qualità: “Vittorio Moioli era un intellettuale vero, una volta si diceva organico, che faceva ricerca direttamente sul campo. Io lavoro al Comune di Dalmine e a distanza di circa 10 anni lo incontrai due volte in Comune che andava ad intervistare i sindaci leghisti di allora. Il primo che capì, essendo bergamasco, che il fenomeno Lega non era un fenomeno da baraccone ma una triste realtà destinata a durare negli anni”.

Fra le esperienze vissute assieme, Sironi ricorda “nel 1997 le carovane antileghiste che percorsero tutta la provincia orobica e che ottennero anche grossa attenzione mediatica”.

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