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"Bruno, morto in ospedale senza salutare i figli": il dramma del virus e i consigli dell'esperta - BergamoNews
La testimonianza

“Bruno, morto in ospedale senza salutare i figli”: il dramma del virus e i consigli dell’esperta

Un destino che riguarda ogni giorno moltissime famiglie. Ne abbiamo parlato con una psicologa, la dottoressa Isabel Fernandez

Perdere un genitore è doloroso, ma perderne uno senza avere il conforto di dargli un ultimo saluto lo è ancor di più. Lo sanno bene i figli di Bruno, 89 anni, morto di Coronavirus in un ospedale di Bergamo: “Lo immagino nel reparto di terapia intensiva, coperto da un lenzuolo, probabilmente intubato, col desiderio di ricevere la visita dei suoi ragazzi – racconta una parente, Flavia, che ne approfitta per lanciare un appello -. È fondamentale seguire tutte le direttive che ci stanno dando, osservare tutte le regole e le norme suggerite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Stare a casa, anche se faticoso. Se non siamo disposti a farlo, in Italia avremo tanti Bruno che moriranno soli, abbandonati a se stessi in un asettico letto d’ospedale”.

Molte persone, in questi giorni, vivono la stessa realtà: un padre, una madre o un parente che muore e nemmeno un saluto. Perché quando le condizioni si aggravano, anche una telefonata può diventare un miraggio. È una delle conseguenze più subdole del Covid-19.

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“Noi, la sua famiglia, non sappiamo neppure quando e come ci sarà il funerale – prosegue Flavia -. Stiamo pensando ad una doppia cerimonia, una subito con i parenti stretti e la seconda allargata a quelli che gli volevano bene e hanno il diritto di dargli l’estremo saluto, quando tutto ciò sarà finito”. Resta un interrogativo: “Quando? Sarà dura non poter abbracciare i miei cari e starmene a debita distanza. Si sa che nei momenti difficili il contatto umano, una carezza, un abbraccio, hanno un valore infinito”.

PAROLA ALL’ESPERTA

Il tema è ovviamente delicato. Ecco perché abbiamo chiesto a Isabel Fernandez, presidente dell’Associazione Emdr, qualche consiglio su come affrontare questo genere di situazioni. Si tratta dell’associazione che ha firmato un protocollo con Ats Bergamo per dare supporto psicologico alle persone che ne sentono il bisogno, in seguito all’emergenza da Coronavirus.

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“Quando subiamo una perdita, una delle cose che ci conforta di più è l’essere presenti e accompagnare la persona cara nel momento dell’ultimo respiro. Essere lì, tenerle la mano e poterle dire cose importanti, quelle che magari non le abbiamo mai detto prima – spiega la psicologa -. Ma nella vita non sempre abbiamo l’opportunità di essere presenti in quel momento. Pensiamo alle persone che muoiono durante un viaggio o un incidente, non solo per il Coronavirus”.

Essere presenti aiuta ad elaborare il lutto. “Vero, ma il non poterlo fare per un motivo esterno alla nostra volontà dovrebbe aiutarci ad essere più sereni. Abbiamo bisogno di una ritualità in questi momenti, ma quando non è possibile possiamo riempire questo vuoto con altro. In questi giorni particolari, dove per motivi sanitari è difficile stare insieme e incontrarsi, possiamo comunicare con parenti e amici tramite i social e WhatsApp, creare una sorta di libro virtuale dove ognuno rende omaggio alla persona scomparsa. Si possono raccogliere pensieri e testimonianze, video e immagini e condividere i propri ricordi. Poi, quando tutto questo sarà finito, ci sarà il modo per recuperare. Ci sarà un momento per celebrare e onorare il proprio caro”.

Il consiglio che la dottoressa Fernandez si sente di dare è chiaro: “Bisogna focalizzarsi sui momenti belli che si hanno vissuto insieme. I viaggi, le vacanze, i compleanni, le feste e le piccole gioie della quotidianità. E avere ben chiaro che quello che sta accadendo va ben oltre il nostro controllo. È qualcosa che nessun figlio e nessun parente poteva prevedere, e questa presa di coscienza può lenire il dolore”.

Ma sono tante le ansie e le paure legate all’emergenza sanitaria. Tant’è che da un paio di settimane si registra un netto incremento delle richieste di supporto psicologico: “Ci sono moltissimi gruppi di professionisti che si stanno organizzando nelle varie provincie e regioni d’Italia per offrire aiuto, un po’ come abbiamo fatto noi con Ats”, sottolinea la dottoressa.

L’epidemia ha imposto un cambio radicale delle abitudini, al quale può seguire un crollo delle certezze. “Le paure più frequenti nei nostri pazienti sono quelle di ammalarsi, di contagiare gli altri e a quel punto dell’isolamento – spiega -. Ne deriva una situazione ansiogena che in alcuni soggetti può peggiorare delle fragilità preesistenti”. L’imperativo è non farsi prendere dal panico e dalla paranoia: “È importante informarsi correttamente e seguire tutte le regole comportamentali e igieniche che ci vengono imposte – conclude l’esperta dell’Emdr -. A volte può confortare anche sapere che siamo tutti sulla stessa barca, che questa battaglia ci coinvolge tutti”. Senza distinzione alcuna.

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