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Sonia Rottichieri: “Nascosti, ma moriamo anche noi medici di famiglia” - BergamoNews
Lo sfogo

Sonia Rottichieri: “Nascosti, ma moriamo anche noi medici di famiglia”

La dottoressa di Sorisole racconta la difficile situazione: "Sapevamo che prima o poi sarebbe successo. Oggi è morto un mio collega e altri due sono ricoverati in ospedale. Tutti medici di famiglia, come me. Di cui nessuno parla"

“Quelli che sono in prima linea, ma di cui nessuno parla”. I medici di base, in questa emergenza dovuta al Coronavirus, sono i primi che vengono in contatto con i pazienti malati e che quindi hanno molta probabilità di contrarre a loro volta il virus. Con conseguenze serie, che arrivano anche alla morte.

Una situazione spiegata in maniera schietta da Sonia Rottichieri, medico di base a Sorisole, con un un post-sfogo su Facebook. E purtroppo confermata porprio mercoledì dal decesso del presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Varese, Roberto Stella all’ospedale Sant’Anna di Como, dove era ricoverato da circa una settimana a seguito della scoperta di essere positivo al coronavirus. Stella, 68 anni, era medico di base a Busto Arsizio. Grande cordoglio nella sanità varesina.

“Sapevamo che prima o poi sarebbe successo. Oggi è morto un mio collega e altri due sono ricoverati in ospedale – scrive la dottoressa Rottichieri, riferendosi a un altro medico, vittima del Covid-19 -. Tutti medici di famiglia, come me. Medici di base, quelli che non vengono intervistati, quelli che non vincono un Nobel, quelli che hanno lo stipendio di 10 anni fa, quelli che vengono accusati di ‘fare solo ricette’, quelli che devono pagarsi un sostituto se si ammalano e che spesso vanno in ambulatorio con le stampelle. Quelli da cui si pretende sempre, che non hanno diritto a una vita privata perché ‘devono essere disponibili’, quelli che non hanno le ferie, né la tredicesima. Quelli che non lavorano in pronto soccorso come ER. Quelli che il Servizio sanitario nazionale vuole eliminare. Quelli che vengono insultati se non vanno a domicilio se uno ha 37,5 di febbre. Quelli che in questi giorni sono al lavoro limitando gli accessi in ambulatorio per tutelare la salute di tutti. Quelli che si devono procurare da soli mascherine, guanti e camice usa e getta. Quelli che sono in prima linea ma di cui nessuno parla. Ecco, noi siamo questi..  nascosti, silenziosi… ma moriamo anche noi”.

Non usa mezzi termini la dottoressa Rottichieri, per descrivere una situazione “critica, di seria difficoltà”.

“Ci sembra di essere le ultime ruote del carro, con mascherine e guanti contingentati. Non nascondo che manca qualche tutela a nostro favore, anche perché anche noi siamo in prima linea, siamo i primi a venire a contatto con i pazienti”.

Una situazione di emergenza, che i medici avevano già invitato ad affrontare, verso la fine di febbraio, dando un semplice ma chiaro consiglio, che oggi viene ripetuto, a ragione, come un mantra: “Rimanete in casa”.

“Stiamo affrontando una situazione senza precedenti – spiega Rottichieri -. Attualmente, non ci vengono più notificate positività al Coronavirus. Se io e tutti i miei colleghi medici di base non effettuiamo visite a domicilio lo facciamo, prima di tutto, per tutelare la salute dei nostri pazienti”.

L’impegno non manca: “Io sono sempre raggiungibile, sia via telefono sia via WhatsApp. Faccio il possibile per ogni mio paziente. Fortunatamente, riusciamo a rilasciare certificati di malattia in via telematica, mentre per le ricette ci organizziamo anche grazie all’aiuto delle farmacie”.

Un impegno costante, quello di chi svolge una professione sanitaria in diversi ambiti, che, per molti, significa portare avanti il proprio dovere pagando con la vita. Restiamo in casa.

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