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Per strada senza una motivazione valida: prime cinque denunce nella Bergamasca

Nei primi due giorni di "zona rossa" i carabinieri del comando provinciale di Bergamo hanno controllato 520 veicoli e 600 persone

Restrizioni per limitare il contagio da Coronavirus: ci sono le prime cinque denunce a Bergamo. Si tratta di persone che, con l’autocertificazione, hanno fornito delle informazioni non esatte o comunque non sufficienti a giustificare la propria mobilità.

Sin da domenica mattina, i carabinieri del comando provinciale di Bergamo stanno eseguendo dei servizi di controllo del territorio in tutti i centri abitati e lungo le principali arterie stradali extraurbane, per verificare il rispetto della direttiva nelle aree “a contenimento rafforzato” che ha introdotto forti limitazioni alla mobilità in tutta la Lombardia, consentendo gli spostamenti delle persone fisiche solo se motivati da esigenze lavorative, situazioni di necessità o per motivi di salute, da attestare mediante apposita autodichiarazione.

Nei primi due giorni di restrizioni sono stati controllati 520 veicoli e 600 persone.

Cinque, appunto, le persone sprovviste di motivazioni valide o che hanno fornito dichiarazioni inesatte. In particolare, un lavoratore dipendente, 41enne, è stato sanzionato perché fermato in transito da Almè diretto a Sorisole dove si sarebbe recato per prestare il proprio turno di servizio presso un’azienda del posto, mentre in realtà stava fruendo del giorno di riposo; un altro uomo, 46enne di Grumello del Monte, sanzionato perché ha affermato di recarsi al lavoro in un esercizio commerciale che, in realtà, è chiuso da tre giorni; una donna di Bergamo, di 36 anni, sanzionata perché fermata fuori dal comune di residenza senza un motivo preciso; un giovane di Treviglio, 27enne, fermato a Calcio dove si era recato per andare a pranzo da un amico; infine, una donna di Albino, 46enne, fermata a Vertova dove era andata a trovare un conoscente.

La sanzione per chi viola le limitazioni agli spostamenti è la denuncia immediata per l’inosservanza di un provvedimento di un’autorità, che prevede la pena dell’arresto fino a 3 mesi o l’ammenda fino a 206 euro, salvo che non si possa configurare un’ipotesi più grave, quale, ad esempio, un delitto colposo contro la salute pubblica.

I controlli proseguiranno incessantemente anche nei prossimi giorni nell’ambito dell’intero territorio provinciale.

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