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Africa Tremila, un anno dopo la tragedia: "Quella bimba nata nel nostro ospedale, segno di rinascita" - BergamoNews
L'incidente aereo in etiopia

Africa Tremila, un anno dopo la tragedia: “Quella bimba nata nel nostro ospedale, segno di rinascita”

La sorpresa il giorno dell'inaugurazione in Sud Sudan, dov'erano diretti i volontari scomparsi: "I nostri progetti un prosieguo dei loro sforzi"

Ci sono momenti, nella vita delle persone, che segnano un prima e un dopo. Per i membri della onlus Africa Tremila, uno di quei momenti coincide con le 8.44 del 10 marzo 2019, quando il volo Boeing 737-800 MAX della Ethiopian Airlines si schiantò a terra pochi minuti dopo il decollo da Addis Abeba. A bordo c’erano tre colonne portanti della ong bergamasca: il presidente Carlo Spini (medico, 75 anni, originario di Arezzo) la moglie Gabriella Viciani (infermiera, 74 anni) e il commercialista e tesoriere Matteo Ravasio (52 anni, di Bergamo). Insieme stavano raggiungendo il Sud Sudan per completare l’allestimento di un ospedale finanziato dall’associazione. Con altre 154 persone non sopravvissero all’impatto.

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Da quel drammatico giorno è passato ormai un anno. Nella piccola sede di Africa Tremila, nel palazzo di Confartigianato in via Torretta, si notano le foto dei volontari scomparsi, sorridenti durante una delle loro missioni. E una simbolica maglietta a mezze maniche bianca, con il logo della onlus, appesa alla parete e custodita dietro un vetro: “L’abbiamo trovata sul luogo dell’incidente perfettamente conservata” racconta il presidente Roberto Spagnolo, che definisce Carlo, Gabriella e Matteo dei “fratelli spirituali”. “C’è sempre un rovescio della medaglia, anche di fronte a tragedie così grandi – osserva con al suo fianco la segretaria Romina Russo e il tesoriere Mauro Centurelli -: quanto successo ha finito con l’unirci ancor di più, permettendoci di superare insieme il dolore”.

Dodici mesi che, nel bene e nel male, l’associazione non potrà dimenticare. “Solidarietà e vicinanza non sono mai mancate – sottolinea Romina Russo -. Per esempio l’emittente La7 ha promosso una raccolta fondi che ci ha permesso di acquistare un’ambulanza per l’ospedale in Sud Sudan, lo stesso hanno fatto i compagni di classe del nipote di Gabriella e l’azienda per la quale lavora il figlio”. A dicembre è arrivata anche la benemerenza del Comune di Bergamo, per avere realizzato in oltre vent’anni di attività “molti progetti in campo sanitario, scolastico e artigianale in tanti paesi dell’Africa, Asia e Sud America, rispondendo di volta in volta alle esigenze delle comunità locali”.

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Un impegno che Africa Tremila mantiene vivo, anche per onorare la memoria dei suoi tre volontari. “È importante per noi, ma anche per i famigliari e gli amici di Carlo, Gabriella e Matteo, che vedono nella nostra attività un prosieguo dei loro sforzi – commenta Centurelli -. Tutto questo senza dimenticare i destinatari dei nostri progetti, persone bisognose che vivono letteralmente grazie a questi”.

Delle difficoltà ci sono state, ammettono. Anche di natura operativa. Spini, medico in pensione, era “l’ariete” di Africa Tremila, spiega il presidente Spagnolo: “Era lui che viaggiava a turno con uno di noi. Nei viaggi più impegnativi, inoltre, lo affiancava sempre la moglie, Gabriella”. Ma l’attività dell’associazione non si è mai fermata (se non in questi giorni, a causa dell’emergenza Coronavirus che ha messo in stand-by un viaggio in Turkana, nel nord-ovest del Kenya). Tant’è che l’ospedale in Sud Sudan dov’erano diretti i volontari è stato inaugurato a novembre e intitolato proprio a loro: i “Three Angels”, tre angeli. Ad accompagnare in viaggio il direttivo di Africa Tremila c’era anche la figlia di Gabriella Viciani, Elisabetta, che ha ripercorso la stessa tratta dei genitori.

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C’è però un altro aneddoto che i membri della onlus bergamasca ricordano sempre: “Quel giorno una donna si è recata nella nostra struttura per partorire”. Seguita dalla figlia dei coniugi Spini, ha dato alla luce una bimba. “La madre l’ha chiamata Gabriella, in onore della nostra volontaria. Per tutti noi – concludono – è stato un momento molto significativo. Un segno di rinascita e ripartenza”.

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