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Gli imprenditori di Alzano e Nembro: “Zona rossa? Sarebbe un disastro per l’economia”

Ghilardi Autotrasporti, Kennew, Lamep... sono alcune delle imprese alle prese con l'indecisione e i timori legati all'espandersi dei contagi da Coronavirus

“La nostra azienda ha 50 anni, è stata costruita con fatica giorno per giorno da mio padre e da mio zio: adesso rischio di vederla chiudere se verrà istituita la zona rossa per il Coronavirus – lo dice con tono battagliero Simona Ghilardi, 49 anni, titolare della Ghilardi Autotrasporti Srl di Nembro -. Abbiamo alcuni clienti che hanno già sospeso gli ordini a causa di questa incertezza, così sto cercando un capannone alla periferia di Milano per allestire in caso di emergenza un magazzino. Sembra tutto così assurdo, ma non devo perdere la concentrazione ho sulle spalle l’economia di 50 dipendenti con le loro famiglie. Ciò che temo di più è questa indecisione, questa paralisi, questo proiettare soluzioni e poi non prendere scelte”.

Il termometro della preoccupazione è altissimo a Nembro. Colossi come la Persico Group o la Polini Motori preferiscono trincerarsi dietro un “non rilasciamo dichiarazioni”. Ma le piccole e medie imprese qui si stanno armando al meglio.

Daniele Botti è titolare della Kennew, un’azienda molto conosciuta nel settore dell’energia solare. Progetta ed installa impianti fotovoltaici. “Ho trenta dipendenti. Dieci stanno lavorando da casa con lo smart working, ma gli altri sono sparsi in tutto il Nord Italia, da Rovigo al Piemonte – racconta Botti –. Mi chiamano perché vogliono sapere come sarà la situazione, se potranno tornare a casa una volta che verrà istituita la zona rossa. Credo ci sia poca chiarezza da parte di chi sta gestendo questa situazione e non sta pensando seriamente ai danni economici che avrà sul nostro sistema produttivo”.

“Creare una zona rossa sarebbe un enorme dramma per il nostro tessuto economico” lo rimarca anche il sindaco di Alzano Lombardo, Camillo Bertocchi.

“Zona rossa? Per noi sarà una botta tremenda – risponde Danilo Franchini, figlio del titolare della Franchini Srl di Nembro che realizza persiane ed antoni in legno -. Siamo in sette in azienda, quattro dipendenti più tre della nostra famiglia. Se dovremo chiudere, rispetteremo l’ordinanza. Il problema sono i risvolti di questa situazione: quanto durerà e che danno dovremo pagare? Gli incentivi dello Stato serviranno a ben poco di fronte a scadenze di pagamento e poi una volta perso un cliente sarà difficile recuperarlo. Chi deve mandare avanti un’azienda questa cose le sa, ma mi auguro che anche chi governa ne tenga conto”.

La Lamep Srl è specializzata nelle lavorazioni meccaniche di precisione. In particolar modo si occupa di tornitura e fresatura di componenti meccanici.
“Ho sei dipendenti, la salute viene prima di tutto quindi ci adatteremo – spiega il titolare –. Sui risvolti di questa decisione vedo per la nostra economia delle prospettive davvero dure. Certo, è necessario quanto prima uscire da questa incertezza e capire che cosa si deve fare. Tergiversare e perdere tempo non serve a nulla”.

“È un disastro totale pensare di istituire delle zone rosse tra Alzano e Nembro, non sono le aziende che devono andare in quarantena, ma le persone – dichiara Stefano Franchini, consigliere delegato della Franchini Spa servizi ecologici -. Abbiamo contratti di appalto da rispettare, interventi nei depuratori da effettuare con un calendario preciso. Non possiamo perdere clienti, perciò in queste ore siamo corsi ai ripari spostando alcune attività nelle filiali che abbiamo. Ma non posso immaginare si arrivi ad una misura simile come la zona rossa. Non so come sia possibile far rispettare un divieto in entrata e in uscita tra Ranica e Alzano, ormai siamo una città unica che è legata a Bergamo. La salute pubblica viene prima di tutto, ma si trovino dei corridoi per sostenere la nostra economia. Lo dice un’azienda solida che assume ogni mese due o tre persone, se venisse istituita la zona rossa sarà un disastro per la rete economica della Val Seriana e non solo”.

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