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Coronovirus ed economia: le 3 fasi della crisi, serve il coraggio di tagliare le tasse

Servono misure straordinarie, serve coraggio per attuarle e serve la forza politica per ottenerle in Europa

Alcune considerazioni di tipo economico. Ci sono, a mio parere, tre fasi della crisi da covid-19.

La prima fase è immediata e ha colpito fin da subito specifici settori (ristorazione, commercio, turistico ricettivo, eventi e fiere, settore fitness, cinema e teatri). Sono attività che stanno pagando subito lo scotto, da un lato della paura, dall’altro della effettiva necessità di limitare i contagi. In questo quadro vanno inserite anche le professionalità del settore educativo, con contratti ad ore e non stipendi, quali ad esempio gli educatori. Così come le numerose professionalità del settore culturale, di eventi e di animazione, molte a ditta indivuale.

La seconda fase giungerà tra qualche settimana e colpirà il settore artigiano che oggi opera e lavora su ordini e commesse ricevute nei mesi scorsi, ma vedranno assottigliarsi gli ordini gradualmente, trovando poi periodo di vuoto lavorativo. Nella seconda fase va inserito anche il settore agroalimentare che vedrà una contrazione delle vendite, sia per il mercato nazionale (conseguenza della frenata del turismo ricettivo e della ristorazione) sia per il mercato internazionale (diffidenza nel consumatore estero finale dei prodotti italiani).

La terza fase colpirà il manifatturiero, giungerà più avanti e sarà per effetto della seconda fase: se gli artigiani non avranno lavoro, se ci sarà una contrazione dei consumi, il manifatturiero vedrà una riduzione degli ordini.

Gli strumenti proposti dal Tavolo per lo Sviluppo della Lombardia ritengo, se attuati, possano agevolare e sostenere le tre fasi per consentire di avere ossigeno sufficiente a superare problemi di liquidità. Ma le previsioni per il PIL globale sull’anno devono far riflettere su misure di carattere straordinario. Le tre regioni principalmente colpite (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) sono il cuore economico del Paese, e sono un cuore economico per l’intera Europa.

Servono misure straordinarie, serve coraggio per attuarle e serve la forza politica per ottenerle in Europa. Ma non sono e non possono essere misure a debito, solo giocando su una flessibilità sul rapporto del 3%. Serve il coraggio di tagliare significativamente le tasse non solo in queste regioni, ma direi nell’Italia intera. Sforare il tetto di indebitamento non per misure assistenziali, ma per misure liberali. Basta redditi di cittadinanza, quote 100 e piccoli interventi assistenziali, tagliamo le tasse in maniera importante ad imprese e cittadini, chiediamo lo sforamento dei tetti per questa misura e gli italiani sapranno riprendersi e andare ancora più velocemente di prima. Tutto il resto sono soluzioni utili, ma non risolutive per un malato (il nostro sistema economico), ora acuto, ma che in realtà è sempre cronico.

*Consulente relazioni pubbliche

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