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Quanta musica attorno a noi: accompagna, dona emozioni e… fa stare meglio

Massimo Numa, musicista, divulgatore avvia una collaborazione con Bergamonews dedicata al mondo che gira attorno alla musica. Il primo apporccio è dedicato alle capacità curative dei suoni, con un'intervista alla musicoterapeuta Agnese Piantoni. 

Massimo Numa, musicista e alchimista appassionato di musica e oltre, avvia una collaborazione con Bergamonews dedicata al mondo che gira attorno al suono. Non solo canzoni, non solo dischi, non solo strumenti o artisti… c’è molto di più dentro e fuori le sette note. E lui ci accompagnerà alla scoperta di un universo a volte leggero, a volte più profondo, sempre affascinante. 

Il primo approccio è dedicato alle capacità benefiche e curative dei suoni, con un’intervista alla musicoterapeuta Agnese Piantoni. 

L’arte delle muse dona all’uomo la possibilità di trasformare la semplice aria in qualcosa che trasporta gli animi ben oltre i sensi

Musica, musica, musica… da sempre una compagna giornaliera del nostro vivere. A volte voluta per compagnia e/o semplice piacere, ma sempre più spesso come cibo per l’anima. Può diventare facilmente lo specchio del nostro essere, del nostro carattere e del nostro personale modo di affermarsi nel mondo.

Comunque c’è! Anche non voluta. Nei mezzi di comunicazione di massa è parte imprescindibile. Televisione, radio, internet, pubblicità, film e derivati; anche quando si accende un tablet,
smartphone o qualsiasi pc, alle nostre orecchie arriva una melodia che rappresenta il brand del nostro device. Il suono abbinato ad un drink, ad un prodotto alimentare ci condiziona il cervello a richiamare tale prodotto in un fotogramma mentale e ne procura, a volte, il desiderio dello stesso.

Questa è l’era moderna, l’era “civilizzata”; ma se saliamo sulla DeLorean DMC-12, ovvero la macchina del tempo nel film “Ritorno al futuro” (ed ecco che il music player cerebrale attiva “The
Power Of Love” di Huey Lewis and The News) e torniamo all’età del ferro, a una umanità legata alla musica come comunicazione dai codici tribali, ecco che il suono, in quanto tale, si mescola con le voci del mondo circostante, le voci della natura predatoria, ma benevola.

Nelle comunità raccolte dall’istinto di sopravvivenza la comunicazione “tra noi” era attivata anche dal battere di un pezzo di legno sapientemente lavorato, su di una pelle animale tesa ed ancorata ad un tronco cavo risonante. Richiamo al raduno immediato per un pericolo imminente, celebrazione di un lieto evento, preghiera pagana per il benvolere della dimensione divina
dominatrice, esaltazione emotiva volta a caricare un’azione bellica… oppure, all’opposto, come veicolo terapeutico.

Ed è questo il crocevia tra ciò che fu e ciò che è: oggi più che mai l’affermarsi della musicoterapia fornisce a molti gli strumenti per migliorare e affrontare i demoni che la nostra organizzazione sociale ha, suo malgrado, creato.

Questo meraviglioso strumento che è l’apparato uditivo umano, per chi ha avuto la fortuna di averlo sano ed efficiente dalla nascita, ci colloca nella privilegiata condizione di poter sceglierne
l’utilizzo. Utilizzo che tramite un professionista competente in campo terapeutico diventa un insperato salvagente in un mare di angosce e di incertezze.

Il mio confrontarmi con tale esperto in materia comincia qui, con le domande rivolte ad Agnese Piantoni, diplomata in musicoterapia presso Scuola Musica Prima – indirizzo umanistico (MI), e infermiera in servizio al Dipartimento di Salute Mentale (DSM).

Come nasce il concetto di musicoterapia e che nesso c’è tra il suono e la genetica del corpo umano?

L’utilizzo del suono risulta essere il metodo d’intervento a supporto delle competenze sensoriali, relazionali, emozionali. La musica aiuta a esprimere ciò che non può essere detto, per cui offre
un’occasione di incontro dove le persone trovano l’opportunità di favorire e rinforzare le modalità relazionali. Si pone attenzione partendo dall’ascolto di se stessi per arrivare all’ascolto e alla
mediazione con l’altro. La musicoterapia prevede diverse tecniche di approccio, integrandosi con molteplici percorsi di cura, dove l’obiettivo risulta essere il raggiungimento del proprio stato di
salute e benessere psicofisico, diventando uno strumento complementare alle cure tradizionali non farmacologiche.

Che tipo di patologie si possono affrontare con la musicoterapia?

La musicoterapia prevede diverse tipologie di applicazione e trattamento in diversi ambiti di cura. Suono, ritmo e melodia vengono utilizzati all’interno di trattamenti in campo geriatrico, oncologico, neurologico, psichiatrico, autismo, disabilità, gravidanza, accompagnamento alla nascita. Vengono proposte specifiche tecniche attive dove il suono viene prodotto direttamente dal
paziente e recettive, attraverso l’ascolto di musica registrata, all’interno di un setting terapeutico, il tutto finalizzato a poter indurre a cambiamenti che portino al benessere e che possano diventare stabili e duraturi nel tempo. All’interno del percorso la persona viene sempre considerata parte attiva e non passiva, protagonista di un progetto condiviso.

Quali sono gli strumenti musicali usati nello specifico?

Vengono utilizzati strumenti a percussione, a corda, metallofoni, strumenti melodici, campane, strumenti etnici, di forme diverse e facile manipolazione. Il musicoterapista invita il soggetto a suonare uno o più strumenti musicali in modo improvvisato. La proposta sonora viene accolta e rinforzata; non è importante produrre “UN BEL SUONO”, ma “UN SUONO”. Il dialogo sonoro diventa così la forma massima d’espressione, in quel momento potrà essere restituita uguale o ampliata fornendo un codice sonoro musicale condiviso e personalizzato, attraverso il quale poter comunicare a un livello profondo.

Quale tipo di approccio utilizza durante le sue sedute musicoterapiche?

Presto molta attenzione e dedico il giusto tempo alla fase iniziale dell’accoglienza, con saluto personalizzato improvvisato; ritengo che sia un momento fondamentale nel determinare una buona
alleanza terapeutica e garantire il senso di appartenenza, sentirsi ascoltati e soprattutto riconosciuti. In seguito propongo attività attivante attraverso l’utilizzo della voce e strumenti, per concludere con una fase rilassante e saluto finale che garantisce lo scandire di un tempo trascorso insieme, organizzato, strutturato. Le sedute sono proposte secondo un modello che utilizza
prevalentemente l’improvvisazione corporeo-sonoro-musicale, che sta alla base di ogni comunicazione e permette l’armonizzazione del rapporto tra il proprio mondo interno ed esterno,
favorendo la creatività e spontaneità, sempre partendo dal rispetto dei tempi dell’altro.

E che percorso segue? 

La metodologia garantisce il rispetto di una massima libertà espressiva, basata sulla neutralità di forma di giudizio. Ricordiamo inconsciamente le nostre prime esperienze sonore, attraverso le
vibrazioni che possono manifestarsi durante il percorso musicoterapico e che ci possono portare all’interno del proprio vissuto sonoro, offrendo un contesto dove poter instaurare un rapporto tra i bisogni del paziente e le esigenze della sua realtà esterna.

Qual è lo scopo della terapia?

Poter aiutare le persone a raggiungere un sufficiente stato di benessere psicofisico e renderle il più possibile autonome e dove sia possibile, potersi prendere cura di se stessi e della propria salute.

Dove le parole non arrivano… la musica parla (Ludwig van Beethoven)

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