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Coronavirus e chiusura di teatri e musei: “A Bergamo la cultura è in ginocchio”

La sospensione delle attività culturali e i mancati introiti dei biglietti creano un grave danno: abbiamo intervistato l'assessore alla cultura del Comune di Bergamo per saperne di più

“La chiusura di teatri, cinema e musei è doverosa e responsabile ma comporta gravi danni: lo stop rischia di mettere in ginocchio la cultura”. Così l’assessore alla Cultura del Comune di Bergamo, Nadia Ghisalberti, evidenzia le ripercussioni che inevitabilmente avrà la sospensione delle attività culturali e ricreative per evitare la diffusione del Coronavirus.

A Bergamo, come in tutta la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna la mancata affluenza del pubblico e la conseguente perdita delle entrate derivanti dai biglietti creano non pochi problemi economici: abbiamo intervistato l’assessore per saperne di più.

Quali sono le conseguenze della sospensione dell’attività di teatri, cinema e musei?

La chiusura di tutti gli spazi culturali – musei, biblioteche, teatri, cinema e spazi espositivi – ha bloccato il nostro sistema culturale che è formato da istituzioni pubbliche, private e da tante associazioni, e che è anche un’attività economica. Dietro a ognuna di queste realtà c’è una produzione che richiede competenze e professionalità, ci sono posti di lavoro, costi da sostenere ed entrate da garantire, dipendenti da pagare. Tutto questo incide sul Pil della città e del Paese: come tutte le attività che in questo momento si sono fermate in ottemperanza all’ordinanza doverosa e responsabile per contrastare la diffusione del virus, anche la cultura sta subendo un impatto economico negativo.

In che termini?

La sospensione imposta ha annullato lo sbigliettamento nei musei, nei teatri e nei cinema fermando quindi un’entrata economica privata fondamentale per la sostenibilità di qualsiasi festival, mostra, stagione teatrale o cinematografica. È un enorme danno economico, non prevedibile, che rischia di mettere in ginocchio questo settore così fondamentale sia dal punto di vista occupazionale sia per lo sviluppo socio-economico del territorio e per la qualità della vita. Ormai tante ricerche, infatti, evidenziano che una città culturalmente attiva è più vivibile e la partecipazione alla vita culturale ha benefici sul benessere individuale. E questo è uno dei motivi per cui ne sentiamo già la mancanza.

Ci spieghi

Oltre a proporre contenuti interessanti, svago e spunti di riflessione, la cultura crea relazioni, socialità e momenti di condivisione. Dobbiamo ricordare quanto ci piace andare al cinema, assistere a uno spettacolo teatrale, visitare una mostra o un museo in modo che quando riapriranno parteciperemo ancor più numerosi alle iniziative: sarà bellissimo rivederci in fila all’ingresso. La nostra presenza sarà un modo per ringraziare tutti gli operatori, che in questo momento hanno bisogno del supporto di ognuno di noi. È facile pensare che il venir meno delle entrate derivanti dai biglietti, che costituisce la parte principale delle entrate private, abbia un impatto forte, quindi colgo l’occasione per rivolgere un invito a tutti i cittadini.

Quale?

Quando termineranno le prescrizioni dell’ordinanza e cioè non ci saranno più rischi, mi auguro che la paura non continui a incidere sulla partecipazione agli eventi. È importante, infatti, che i turisti tornino a frequentare Bergamo e che i bergamaschi non temano l’accesso ai luoghi affollati.

Dal punto di vista economico, come si può correre ai ripari?

È attivo un dialogo tra il ministero e le associazioni dello spettacolo dal vivo che, insieme alle sale cinematografiche, sono le realtà che stanno soffrendo maggiormente. L’obiettivo è predisporre un intervento strutturale in favore delle imprese culturali così pesantemente colpite, nel riconoscimento del loro ruolo nella vita dei cittadini. Gli strumenti per compensare il danno presumibilmente spazieranno dalla cassa integrazione al sostegno economico e al limitare il pagamento dei vari contributi dovuti ai lavoratori, ossia gli interventi che vengono applicati anche per gli altri settori produttivi quando si trovano in momenti di crisi.

Per concludere, ci sono danni anche per le produzioni pubbliche?

Purtroppo sì. Dovremo valutare i danni delle associazioni e delle fondazioni legate al Comune. Penso, per esempio, alla Carrara, alla GAMeC, alla Fondazione Teatro Donizetti, che sono in sofferenza, ma anche a tutto il tessuto di industria creativa e produzione culturale che è molto attivo in città. Facendo parte dell’assemblea nazionale dell’Anci, mi impegnerò affinché l’associazione nazionale dei Comuni italiani faccia presente queste problematiche al ministero della cultura in modo che possa mettere in atto azioni concrete e produttive, puntuali e ben indirizzate per far fronte al danno.

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