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La storia di Zaky non deve essere un déjà-vu - BergamoNews
No all'indifferenza

La storia di Zaky non deve essere un déjà-vu

Chi è Zaky? È un giovane studente ricercatore di 27 anni dell’Università di Bologna che dal 7 febbraio però è anche un prigioniero

La storia di Zaky non deve essere un déjà-vu, lo dobbiamo a Giulio Regeni, lo dobbiamo alla nostra libertà.

Chi è Patrick Zaky? È un giovane studente ricercatore di 27 anni dell’Università di Bologna che dal 7 febbraio però è anche un prigioniero. Come molti studenti in Erasmus aveva organizzato una breve vacanza nel suo Paese natale per riabbracciare i genitori ma è stato arrestato appena atterrato all’aeroporto del Cairo.

Ma perché è detenuto? Esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social. I capi d’imputazione sono la diffusione di false notizie che disturbano l’ordine sociale, l’incitamento a proteste per minare l’autorità e l’incitamento alla destituzione del governo.

Queste accuse non sono nuove, ci suonano familiari, ciò di cui è accusato è la standard persecuzione giudiziaria delle autorità egiziane contro attivisti, studenti, avvocati, giornalisti, ricercatori. Il giovane ricercatore deve restare in carcere per altre due settimane e purtroppo è prevedibile per periodi di tempo facilmente rinnovabili come mesi e anni. Patrik è stato violentato fisicamente e verbalmente. L’Egitto sotto Al Sisi lancia l’ennesima persecuzione verso un attivista politico. L’Egitto è da 4 anni che è al centro dei riflettori, il collegamento a Giulio Regeni è inevitabile. Non possiamo permettere che una simile ingiustizia si ripeta ancora una volta sotto ai nostri occhi.

In questo momento nella scena mondiale c’è il problema Coronavirus ma bisogna tenere comunque alta l’attenzione su questa vicenda, non possiamo correre il rischio di emulare tragicamente quella di Giulio, sarebbe imperdonabile. La città di Bologna, l’università, gli studenti, tutti si sono stretti attorno al giovane ricercatore e centinaia di piazze in tutta Italia in questi giorni si sono riempite per chiedere la scarcerazione di Zaky.

Anche Zaky dall’Egitto non si dimentica della sua Bologna, durante l’udienza del 15 febbraio è riuscito ad urlare: “Forza Bologna” e dallo stadio di calcio in risposta è apparso uno striscione “del calcio che ci piace”: Giustizia per Patrik.

In prima linea sempre Amnesty Italia che ha lanciato una petizione online che ha raggiunto in pochissimi giorni le quasi 80 000 firme!

Alleghiamo il link: https://www.amnesty.it/appelli/liberta-per-patrick/

Il messaggio è di non restare indifferenti e nel nostro piccolo di continuare a diffondere gli aggiornamenti su questa vicenda nella speranza che anche le istituzioni scendano in campo attivamente per liberare questo ragazzo da torture e negazioni di diritti fondamentali dell’uomo. Questa volta non è ammesso fallire, nella stessa situazione di Zaky ci sono tanti altri ragazzi vittime di uno dei paesi con la peggiore libertà d’espressione nel mondo e questi ragazzi hanno il diritto di manifestare la propria libertà proprio come ce l’abbiamo noi.

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