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Coronavirus, Remuzzi: “Fra pochi mesi ci sarà il vaccino, intanto fidatevi dei medici di famiglia”

Secondo Giuseppe Remuzzi, docente di nefrologia e direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, "nel giro di tre mesi potremmo avere un primo vaccino da testare nei volontari sani"

“Piccoli accorgimenti che ciascuno di noi può adottare facilmente e buonsenso saranno le armi più importanti per evitare che il virus si propaghi”. Esordisce così Giuseppe Remuzzi, docente di nefrologia e direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri.

Che cosa si deve fare? Ci dà qualche regola di comportamento che possa valere per tutti?

Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni a base di alcol per eliminare il virus dalle mani, in particolare prima di consumare i pasti. Non portarsi le mani alla bocca. Coprirsi la bocca con un fazzoletto a perdere quando si starnutisce o si tossisce, o farlo nell’incavo del braccio. Ricordarsi che il telefono cellulare potrebbe essere un vettore di contagio, e igienizzarlo dopo l’uso. Chi ha raffreddore e tosse è bene che stia a casa e senta il suo medico di base per telefono, lui saprà capire se si tratta di  un’influenza o se ci sono gli estremi per richiedere un test per il coronavirus. In questa fase è bene non andare al pronto soccorso per evitare di diffondere l’infezione, meglio chiamare i numeri di emergenza che sono stati attivati. La quarantena per i contagiati è assolutamente necessaria.

Siamo di fronte a un panico collettivo con supermercati presi d’assalto.

In questo momento in Italia ci sono 5 milioni di persone con l’influenza e finora sono morte circa 230 persone. Le vittime del coronavirus per adesso sono 6. Numeri molto diversi, ma non è affatto detto che COVID-19 non si possa diffondere rapidamente e allora potrebbe essere davvero un problema anche se prendere d’assalto i supermercati per adesso è eccessivo.

Dobbiamo temere il coronavirus che sembra generare morte ovunque?

L’epidemia di coronavirus ricorda un po’ l’influenza H1N1. Come quell’influenza non possiamo escludere che il numero di contagi tenda e diminuire con la bella stagione, ma la malattia potrebbe poi ricomparire col prossimo inverno, ma allora il nostro sistema immune sarà più preparato. Questo è un primo possibile scenario, diciamo il più favorevole, ma certezze in questo momento non ce ne sono. Va anche detto che le persone che muoiono con il coronavirus non necessariamente muoiono a causa del coronavirus, che però peggiora l’evoluzione di qualunque altra malattia polmonare.

Diceva che assomiglia all’influenza H1N1.

Dal punto di vista genetico più che a H1N1 questo virus assomiglia a quello della Sars, anche quella veniva dalla Cina e anche quella era sostenuta da un coronavirus. Quello di COVID-19 però è un coronavirus un po’ diverso sul piano genetico, che l’uomo non ha mai visto prima, per questo il nostro sistema immune non è ancora in grado di difendersi. Così qualunque previsione finisce per essere azzardata.

Crede siano utili anche queste misure così restrittive che si stanno adottando?

Nel 80-90% dei casi COVID-19 causa sintomi molto simili a quelli dell’influenza, nel 10-15% dei casi si può avere una polmonite che di solito evolve in modo favorevole. Il 4% dei pazienti ha bisogno di terapia intensiva. Le persone più facilmente colpite sono gli anziani e gli immunodepressi. Non sappiamo ancora se l’Italia ha più casi perché ha fatto troppi test (ma questo è piuttosto improbabile) o se perché non siamo stati abbastanza bravi nel tracciare tutte le persone provenienti dalle zone a rischio e richiedere per ciascuno di loro una quarantena obbligatoria di due settimane con sorveglianza attiva per chi aveva avuto contatti con persone contagiate.

Assistiamo ad un’epidemia mondiale, si riuscirà a breve a trovare un vaccino contro il coronavirus?

Il mondo è mobilitato in questo momento, dalla Cina agli Stati Uniti all’Australia per trovare una cura e diverse compagnie farmaceutiche sono quasi pronte. Lo erano già per la Sars e la Mers, due malattie da coronavirus degli inizi anni Duemila. Quelle esperienze adesso tornano utili, non si parte da zero. Io credo che nel giro di tre mesi potremmo avere un primo vaccino da testare nei volontari sani e quindi nel giro di sei-otto mesi si potrà pensare a vaccinare almeno chi è più a rischio.

“Due ultime annotazioni – raccomanda il professor Remuzzi -. La prima: contate sui medici di famiglia, sono loro la spina dorsale del nostro Servizio Sanitario Nazionale, sono loro che vi conoscono, sono loro che vi possono aiutare. La seconda: serve avere una regia unica affidata al Ministero e all’Istituto Superiore di Sanità, iniziative sporadiche (e qualche volta persino in contrasto tra loro assunte da sindaci e presidenti di Regione) non aiutano e possono anche fare danni”.

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