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Coronavirus e Bergamo: nelle aziende lavoro da remoto, trasferte limitate e controlli

In provincia di Bergamo c'è anche chi ha fermato la produzione, in molti hanno adottato solo particolari precauzioni nei confronti dei fattori "esterni" e non direttamente monitorabili.

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I tre casi accertati di Coronavirus in provincia di Bergamo con una vittima e le disposizioni emanate tramite ordinanza dalla Regione Lombardia hanno avuto effetti anche sulle attività produttive con sede nella Bergamasca.

Dal Pirellone non sono arrivate indicazioni precauzionali specifiche per le imprese, anche se in molti hanno agito in via precauzionale.

In molti, come nel caso di Brembo e Schneider, hanno invitato i propri dipendenti in arrivo dalla zona rossa del Basso Lodigiano a restare a casa, con l’attivazione, dove possibile, dello smart working.

C’è anche chi ha preferito, sempre in via precauzionale, fermare la produzione: alla Same di Treviglio e alla Exida di Romano di Lombardia, le ultime due realtà già interessate da un periodo di Solidarietà.

In città Unipolsai, in via Camozzi, ha comunicato agli utenti la chiusura degli uffici al pubblico sino a data da destinarsi mentre Ubi Banca ha informati i dipendenti di alcune particolari misure adottate, in particolare il ricorso a soluzioni alternative per lo svolgimento dell’attività lavorativa, l’acquisto di kit igienico per le filiali della cintura di sicurezza che sarà messo a disposizione da martedì e una massiccia attività di comunicazione ai dipendenti sui comportamenti di buon senso da tenere all’interno delle filiali.

Nella mattinata di lunedì 24 febbraio, in modo anche un po’ confusionario, si sono valutati diversi provvedimenti integrativi rispetto all’ordinanza regionale: la notizia di alcuni casi accertati di Coronavirus nella nostra provincia in corrispondenza del weekend ha messo in difficoltà i dirigenti nella programmazione.

“Dopo un primo momento di forte incertezza – ha spiegato Luca Nieri, segretario generale della Fim Cisl di Bergamo – la situazione si è un po’ normalizzata, tornando a un più sano realismo. Da quanto abbiamo saputo noi le aziende hanno avuto particolari riguardi soprattutto nei confronti di tutte quelle situazioni non monitorabili direttamente, come le trasferte dei dipendenti o l’arrivo dei fornitori, con particolari riguardi ovviamente verso chi si muoveva da o per le zone rosse”. 

Precauzioni simili a quelle riscontrate da Confindustria Bergamo per i suoi associati: “Il controllo delle trasferte dei dipendenti e dell’arrivo dei fornito è stata un po’ la costante – ha confermato il direttore generale Paolo Piantoni – Tante aziende hanno recepito la richiesta di evitare assembramenti attivando forme sostitutive di riunione, con videoconferenze o smart working. Anche noi come Confindustria abbiamo agito in quel senso, sospendendo le uscite, congelando le riunione e preferendo il contatto tramite teleconferenza. In ogni caso, se dovessero arrivare disposizioni più stringenti, saremmo pronti in qualsiasi momento a lavorare tramite smart working”. 

Italcementi ha adottato a partire da lunedì, fino a data da definirsi, misure di smart working per i lavoratori degli uffici di Bergamo. La soluzione, in linea con quanto deciso da molte altre aziende, ha l’obbiettivo di limitare sia i contatti negli ambienti lavorativi, sia gli spostamenti casa-lavoro, in particolare sui mezzi pubblici.

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