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Colpa medica in sede giudiziaria, avvocati a lezione

Di questo si è parlato lunedì 24 febbraio durante l’evento formativo organizzato dalla Scuola Forense dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo dal titolo “Quando la scienza diventa norma. Riflessioni sulle linee guida nel processo penale”

La Legge stabilisce che il medico, nella propria attività di cura, deve attenersi alle linee guida predisposte dall’Istituto superiore della Sanità o comunque, in mancanza di queste, alle raccomandazioni previste dalle società scientifiche (Legge Gelli-Bianco, 8 marzo 2017, n. 24 Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie).

Le linee guida sono delle regole di condotta del medico che hanno lo scopo di individuare la miglior cura, salve le particolarità del caso, ma anche quello di circoscrivere l’ambito della colpa medica in sede giudiziaria.

Di questo si è parlato lunedì 24 febbraio durante l’evento formativo organizzato dalla Scuola Forense dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo dal titolo “Quando la scienza diventa norma. Riflessioni sulle linee guida nel processo penale” con il contributo di Giuseppe Remuzzi, Docente di nefrologia e Direttore dell’Istituto Mario Negri e Mauro Angarano, Avvocato penalista e responsabile della Scuola.

Giuseppe Remuzzi, clinico e ricercatore, punta l’attenzione su alcuni rischi che il binomio rispetto delle linee guida-responsabilità medica comporta. “Le linee guida hanno senz’altro un’utilità generale e certamente portano efficienza nei trattamenti ma non è sempre detto che il loro rispetto porti i maggiori benefici possibili per i pazienti”. Remuzzi sottolinea come il compito del medico sia “curare al meglio i malati senza limitare la propria autonomia nelle scelte terapeutiche”.

Le linee guida, secondo il ricercatore, per come sono costruite – studi molto ampi che comportano tempi altrettanto lunghi e il rischio di conflitti d’interesse degli estensori – rischiano di nascere già datate, in parte superate da nuove evidenze. Altro limite è quello della standardizzazione del trattamento quando invece la necessità sarebbe di una maggiore personalizzazione delle cure. In conclusione, Remuzzi condivide con la platea “il dubbio che siano linee guida a definire la responsabilità o colpa del medico. Si tratta di un problema molto complesso. La legge impone di fare riferimento alle linee guida. Ma basarsi su queste può essere anche molto sbagliato”.

“Le linee guida in Sanità, insieme alle buone pratiche – dichiara Mauro Angarano che ha ampiamente commentato la giurisprudenza sul tema – rispondono all’esigenza di avere un parametro valido per tutti, utile a circoscrivere la responsabilità medica nel processo penale. Vanno considerate in chiave di garanzia, senza alcun automatismo sulla colpa e senza che diventino regole vincolanti. Anche perché, come dice la stessa Corte di Cassazione, il medico ha sempre la facoltà di discostarsi, sulla base della diagnosi, dalle linee guida per scegliere la miglior cura per il paziente”.

Le linee guida rischiano di essere una semplificazione? “Si, ma comunque utile nel processo penale”, è la conclusione, “perché rendono meno arbitrario e più garantito il giudizio sulla responsabilità del medico, attraverso regole di giudizio derivate da studi scientifici riconosciuti, con le quali raffrontare l’operato del medico nel caso concreto”.

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