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La Valle d’Astino, un polmone verde dove il tempo si è fermato foto

Nuova puntata della rubrica domenicale di BGY che fa tappa sui Colli di Bergamo

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Il tempo passa, ma il paesaggio non cambia: è il caso della valle di Astino, uno dei più grandi polmoni verdi di Bergamo.

Nonostante l’inarrestabile avanzata della città, l’area è rimasta intatta conservando quasi intatto lo scenario che i nostri antenati potevano osservare poco più di un secolo fa.

Delimitata ad est dallo sperone della Benaglia, circoscritta a nord dalle selle della Piegna e del San Sebastiano e dai colli della Bastia e di San Vigilio, la valletta si caratterizza in particolare da una serie di terrazzamenti realizzati lungo i dolci pendii che circondano il Monastero.

L’esposizione della zona a mezzogiorno e la protezione dai venti settentrionali ha favorito nel corso dei secoli la collocazione degli insediamenti e la messa a coltura dei terreni circostanti, quest’ultima sostenuta in alcuni casi da una serie di muretti a secco, utilizzati in funzione di contenimento a fronte di pendii ripidi o particolarmente sassosi.

Avvicinandosi verso le vette, è possibile però notare la presenza della Zona Speciale di Conservazione dei boschi di Astino e dell’Allegrezza, veri e propri centri della biodiversità che contraddistingue i Colli di Bergamo.

A farla da padrona sono sopratutto specie quercine come rovere, farnia e castagno a cui vanno aggiunte le presenze di esemplari di ornelli, aceri e sambuchi oltre che di carpini e noccioli.

L’intervento umano ha introdotto anche alcune varietà esotiche come la robinia che, con il passare degli anni, ha conquistato spazi a discapito di generi autoctoni.

Le due zone sono ricche inoltre di arbusti come il biancospino, il ligustro comune, il sanguinello, il pungitopo, la rosa selvatica, la fragola e il nespolo, ma anche di esempi floristici come la campanella comune, il dente di cane, l’anemone dei boschi e la primula comune.

In campo faunistico gli anfibi popolano le aree umide come nel caso della rana di Lataste, del tritone crestato italiano, del rana agile e del rospo smeraldino, mentre fra i rettili si segnala il colubro d’Esclulapio o saettone.

Fra gli uccelli è riscontrata la nidificazione di specie come il rampichino, l’occhiocotto, il torcicollo, il picchio rosso maggiore, il picchio muratore, il canapino, l’usignolo e il saltimpalo, mentre appare più occasionale l’insediamento del picchio verde e del luì verde.

All’interno delle riserve non mancano nemmeno rapaci diurni come lo sparviero, la poiana e il gheppio, ma anche di alcuni notturni come l’allocco, l’assiolo, il barbagianni e la civetta.

Nutrita è anche la presenza di insettivori come il riccio, la talpa e i toporagni, e di roditori come il ghiro, le arvicole, i topi selvatici, mentre i carnivori sono rappresentati dalla volpe, dalla faina e, in misura minore, dalla donnola.

Le condizioni favorevoli offerte nel corso dei secoli dalla natura hanno consentito alla valle d’Astino di divenire un punto nevralgico per la storia della città.

A spiccare nel panorama collinare vi è sicuramente il complesso monastico fondato a cavallo fra l’XI e il XII secolo dall’abate Bertario e composto dalla chiesa del Santo Sepolcro con annesso il chiostro cinquecentesco e dal “Palatium” del Beato Guala.

Nel corso del Medioevo il territorio fu costellato inoltre di una serie di fortificazioni fra le quali tre torri e un castello che formarono un quadrilatero eretto probabilmente a difesa dell’area.

L’edificio, posto nei pressi della Cascina dell’Allegrezza, si ritiene potesse trattarsi del cosiddetto “Castrum de Longullo”, indicato per la prima volta in un documento del 1353 come proprietà di Alberto Suardi e in precedenza della famiglia La Crotta.

Le altre strutture sorgono invece l’uno all’interno di uno stabile rustico denominato Cascina Becchella, l’altro all’inizio di via Astino e trasformato in epoca rinascimentale in residenza, mentre il terzo sarebbe posizionato più a sud, lungo la strada per Curno.

Nonostante lo scorrere inesorabile dei secoli la valle di Astino e i boschi che la circondano rimangono uno dei luoghi più affascinanti della Bergamasca, da mantenere intatto e consegnare alle future generazioni.

Fonti

AA.VV.; Le Mura di Bergamo; Bergamo; Azienda Autonoma di Turismo; 1979

Enrico Cairo, Roberto Facoetti; Atlante degli uccelli di Bergamo: specie nidificanti e specie svernanti, 2001-2004; Azzano San Paolo; Edizioni Junior; 2006

Fulvio Adobati, Moris Lorenzi; Astino e la sua valle; Clusone; Ferrari Editrice; 1997

Moris Lorenzi, Renato Ferlinghetti; Rete Natura 2000: i siti di importanza comunitaria in provincia di Bergamo; Bergamo; Provincia di Bergamo, Servizio aree protette; 2006

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