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Il prof Comana: “L’Ops di Intesa su Ubi, vera operazione di mercato, da capire se il prezzo conviene agli azionisti”

Mario Comana, docente alla Luiss, consulente di associazioni bancarie e Presidente dell'Autorità di vigilanza sui confidi, mette a fuoco il “nodo” da sciogliere nell’offerta di scambio

La proposta di acquisto di Ubi Banca da parte di Banca Intesa Sanpaolo avrà ripercussioni sull’economia bergamasca e preoccupa non poco molti imprenditori. Abbiamo intervistato Mario Comana, docente di Economia degli intermediari finanziari all’Università Luiss Guido Carli di Roma, consulente scientifico di alcune associazioni bancarie e Presidente dell’Autorità di vigilanza sui confidi.

Professor Comana, si aspettava un’operazione come quella proposta da Intesa Sanpaolo per acquistare Ubi Banca? E se non da Intesa Sanpaolo da un altro istituto di credito magari estero?

No. Non me l’aspettavo. Ma d’altra parte l’operazione che si fa è quella di cui non si parlava.

Intende dire che si è ipotizzato di fusioni tra Ubi e Banco Bpm o l’acquisto di Monte Paschi da parte di Ubi e poi alla fine stiamo assistendo all’acquisto di Ubi da parte di Intesa?

Sì, esattamente. Si sono fatte tante chiacchiere. Quella che al momento sembra concreta è quella che nessuno aveva nemmeno ipotizzato.

Tutti sorpresi, ma alla fine se uno osserva bene la storia recente di Ubi, la banca è passata in qualche anno da Popolare a Spa, da modello federale con doppio consiglio a bancone unico. Così facendo non è diventata una facile preda?

Non è quello il tema, in realtà. La trasformazione in Spa era obbligatoria, su quello c’è poco da discutere. Le due banche popolari che non si sono trasformate, mi riferisco alla Bari e alla Sondrio, non sono certo esempi mirabili.

“Irricevibile” è la risposta del patto Car alla proposta del Ceo di Banca Intesa Messina. Come commenta questa posizione?

Legittima. Comprensibile. Però il Patto mostri i numeri che certificano come, ragionevolmente, le azioni di Ubi Banca fra tre anni varranno di più di quanto implicito nel concambio di oggi. Da azionista è giusto di fronte a questa proposta capire se la mia azione viene svenduta o viene valorizzata. In questo caso sto decidendo il futuro del mio investimento: quali sono le prospettive di una ripresa di valore superiore: entrando a far parte del Gruppo Intesa o rimanendo stand alone?

Lei è un azionista di Ubi?

Sono un micro azionista.

Che cosa farà? Accetterà la proposta di Banca Intesa?

Vedrò. Di certo i componenti del Patto Car che hanno un vantaggio informativo rispetto a me o a qualsiasi micro azionista, hanno manifestato una posizione ben chiara: ritengono che se l’offerta viene rifiutata e Ubi prosegue il suo percorso in autonomia, nel medio periodo le azioni varranno di più di quelle che gli azionisti riceverebbero oggi da Intesa. Non bastano le affermazioni di principio, serve una risposta quantitativa per convincere l’azionariato di Ubi.

Che cosa potrebbero chiedere in più gli investitori del Patto Car: un aumento del prezzo proposto? Un posto in qualche consiglio? Una maggiore attenzione al territorio?

Tutte chiacchiere. Questa operazione è discutibile, nel senso letterale del termine, cioè si può discutere del prezzo, ma ha il pregio di un metodo nitido, non è da inquinare con i vecchi bizantinismi. È una vera operazione di mercato. La possibilità di chiedere qualche compensazione extra monetaria è da escludere, grazie al cielo queste logiche sono superate.

Non crede che i veri spaventati da questa operazione siano gli imprenditori che hanno affidamenti da entrambe le banche e che rischiano di vederseli ridurre?

Il rischio di un impatto sul credito c’è. Ma non credo che tocchi individualmente quei singoli imprenditori che fanno parte del patto Car.

Potrebbe esserci un altro “colpo di teatro” che porterebbe alla modifica della proposta di Intesa? Per esempio una proposta di acquisto da parte di Ubi per Monte Paschi di Siena?

La società interessata da una Ops non può porre in atto operazioni straordinarie attive: lo esige la Legge. L’unica possibilità in questo quadro, sarebbe che altri soggetti – per esempio delle altre banche – presentino una contro-offerta superiore a quelle di Intesa Sanpaolo. I soggetti al mondo capaci e interessati ad un’operazione simile sono molto pochi. E comunque devono avanzare un’offerta migliorativa di quella attuale. Mi piace pensare che qualcuno si stia muovendo almeno per provarci.

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