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Skullbreaker Challenge, la sfida-scherzo spopola tra gli studenti: ferito ragazzo di Bergamo

Il questore Maurizio Auriemma, il vicario Edgardo Giobbi e il medico della Polizia di Stato Placido D’Agati hanno avviato il primo di una serie di incontri con gli studenti per diffondere una campagna di sensibilizzazione sul fenomeno e far comprendere la pericolosità del 'gioco'

Sulle piattaforme social più frequentate dai giovani (Instagram, Tik Tok, ecc) sta spopolando la moda delle “Challenge”, delle sfide estreme degli adolescenti.

In particolare sta impazzando l’ennesima challenge pericolosa “Skullbreaker Challenge” ovvero lo “sgambetto spaccatesta”, che consiste nel convincere un ignaro amico (la vittima) a saltare insieme e in mezzo a due altri amici, mentre un terzo riprende con il telefonino. Nel momento del salto chi sta al lato fa un sgambetto alla persona centrale che perde l’equilibrio e cade di schiena o peggio picchia la testa con esiti anche gravi.

Quindi uno “scherzo” mascherato da sfida che viene postato sui social network e in particolare su Tik ToK che è il più amato tra i giovanissimi.

Questo è quanto accaduto anche in un Istituto Superiore della provincia di Bergamo, come denunciato alla Questura di Bergamo dai genitori di un giovane studente del primo anno che, durante l’intervallo, nella mattinata del 17 febbraio, è stato vittima della pericolosa moda riportando un problema alla cervicale con 20 giorni di prognosi.

Il giovane è stato immediatamente soccorso mentre i tre amici sono stati segnalati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Brescia per lesioni e violenza privata.

L’Autorità Giudiziaria valuterà i profili antigiuridici della diffusione del video.

A seguito di ciò, nella mattinata di venerdì, il questore di Bergamo, Maurizio Auriemma, il vicario del questore Edgardo Giobbi e il medico principale della Polizia di Stato Placido D’Agati, hanno avviato il primo di una serie di incontri con gli studenti, per diffondere una campagna di sensibilizzazione sul fenomeno, al fine di far comprendere la pericolosità del “gioco” e delle emulazioni dei video in rete, con il monito di non accettare di partecipare a tali sfide perché si rischia la vita e conseguenze giuridiche serie.

Per dimostrare la pericolosità del “gioco” si allega un video che circola su numerose piattaforme social insieme a molti altri analoghi.

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