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Proposta Intesa: dopo il No del Car, attesi patto dei Mille e bresciani. E il titolo Ubi va giù

Cosa valgono in termini di peso azionario? Perché Messina dovrà trarne le conclusioni

L’offerta inattesa e ormai ostile da parte di Intesa Sanpaolo (nonostante l’ad di Intesa, Carlo Messina avesse detto: “Sarebbe un peccato che non fosse amichevole”) spacca l’azionariato di Ubi.

Dopo il secco no da parte del Car, che raggruppa gli azionisti storici e imprenditori bergamaschi, con la partecipazione della famiglia bresciana dei Beretta e delle fondazioni di Cuneo e Pavia, sono attesi i pronunciamenti degli altri due patti, quello degli azionisti bresciani e ciò che resta del patto dei Mille.

Cosa valgono in termini di peso azionario? Perché alla fine Messina dovrà trarne le conclusioni. Fatti i calcoli e attesi nei prossimi giorni i riscontri dei due patti di Bergamo e Brescia il fronte del no potrebbe pesare per il 30 per cento dell’azionariato di Ubi.

E infatti il mercato già ha cominciato a fare i primi calcoli. Il titolo Ubi fin dalle prime battute venerdì, segnano un chiaro segno negativo fino a raggiungere perdite del 2%. Un primo segnale che qualche investitore monetizza senza attendere il responso della battaglia che si è accesa tra i due “schieramenti”.

Se guardiamo alle dichiarazioni di Messina non c’è spazio per un rilancio, ancor meno per un accordo. “Avanti tutta”, accompagnata dalla immediata risposta al comunicato del Car: “Non ci
sono discussioni con i singoli investitori”.

Altre affermazioni dell’amministratore di Intesa hanno acceso una serie di domande e preoccupazioni.

Vediamole:

“L’insegna Ubi scomparirà, come è accaduto a Cariplo, Comit, alle venete, ma quello che conta per noi sono le persone”, accompagnata da un “riconoscimento” per Letizia Moratti e Victor Massiah: “Due signori”. E anche da una sorta di paracadute per l’ad di Ubi: “Victor potrà assumere una posizione se lo vorrà di prima linea nel management di Intesa SanPaolo” , che si presta a creare un equivoco circa il coinvolgimento di Massiah nella proposta a sorpresa di Intesa.

“Non credo possibile esito non favorevole”. Fermo restando che l’operazione non è cash, ma carta contro carta e il patrimonio di Ubi vale più del teorico prezzo di offerta e che Messina ha anche detto: “Non farò negoziazioni one to one con gli azionisti”, sorge una domanda. E cioè: visto che il 30% degli azionisti raggruppati nei patti potrebbe confermare il “no grazie”, gli investitori istituzionali che in Ubi rappresentano circa il 50/55 per cento del capitale cosa decideranno, se è vero che non sono stati contattati?

Un’offerta di scambio, non cash, avviata alla cieca?

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