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Intesa-Ubi, Bosatelli: “Inaccettabile: da semplice azionista non venderei mai”

Il numero uno della Gewiss parla a titolo personale, da azionista: "Offerta inferiore al 40% del valore reale della banca, che è solida e con una grande potenzialità di crescita".

Ciò che mette in chiaro subito è che le sue parole sono, esclusivamente, quelle personali di un azionista e non vogliono in nessun modo rappresentare il pensiero di patti o fondi né un consiglio per chi sarà chiamato a decidere.

Domenico Bosatelli, numero uno di Gewiss e primo azionista di Ubi Banca, non si sottrae però a un commento sull’offerta di Intesa Sanpaolo per l’acquisto di Ubi Banca, a margine della presentazione dell’inizio degli scavi dello straordinario progetto di Chorus Life.

“Ho investito in Ubi innanzitutto perchè è una grande realtà socioeconomica del territorio, solo poi per ragioni di business – spiega il cavaliere del lavoro – Non è una semplice banca, è istituzione trainante del territorio. È una banca molto efficiente, con una grande potenzialità di crescita, dotata di servizi eccezionali, gestita da una governance molto capace e con un organico che è la vera garanzia di questa realtà. In questa vicenda, che mi ha dato fastidio aver appreso dai giornali, a me importa il risvolto sociale. E parto dal presupposto che le grandi potenzialità di crescita siano certificate da un piano industriale presentato solo il giorno prima dell’offerta, molto ambizioso ma fattibile. La gestione attuale è sinonimo di affidabilità, io credo molto nel futuro di questa banca. Il Car si è già espresso in modo negativo, io a titolo personale dico che c’è un problema di convenienza in questa offerta fatta da un protagonista del mercato, seppur efficace. È stata fatta una proposta senza consultare la proprietà, quindi non essendoci stato un confronto nessuno può sapere quale sia la prospettiva di questa operazione. Non guardo al lato venale, a me sta a cuore il sistema sociale, a partire dai dipendenti. Come semplice azionista io la giudico inaccettabile. Ma anche dal punto di vista finanziario, non puoi offrirmi il 40% in meno del suo valore patrimoniale: un’altra buona ragione per non accettare”.

Poi il cavalier Bosatelli torna sul ruolo di Intesa: “Carlo Messina (Ceo di Intesa ndr) fa il suo mestiere – continua –  Intesa avrebbe un grande valore aggiunto, diventerebbe un leader europeo del settore. Però mi sarei aspettato che contattasse la proprietà, questione di stile. Secondo voi Massiah avrebbe presentato quel piano industriale se avesse saputo dell’offerta? A mio avviso se qualcuno volesse comprare Ubi non basterebbe nemmeno il 100% del suo valore: non c’è un’offerta che oggi mi potrebbe convincere a vendere perchè questa banca ha un grande valore nel medio-lungo termine di cui non si sta tenendo conto. Sono fiducioso nel piano industriale, che in mano a questa governance ha una forza eccezionale. Ripeto, è solo il mio pensiero personale come azionista: Ubi è un po’ la ‘mucca Carolina’ del territorio e io non voglio svendere la mia economia territoriale per poi vederla fatta a pezzi. Rischiamo di rendere orfano questo territorio perchè non sappiamo quali siano le intenzioni del compratore. È chiaro che chi guarda al solo profitto sarebbe felice della conclusione di questa operazione: dal punto di vista sociale però non posso accettarla”. 

 

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