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Ibs e Ca’ del Botto, dal controllo della filiera nascono i salumi come una volta

Luca Chiesa è l'esponente della terza generazione in azienda che si divide tra lo stabilimento di Azzano San Paolo e il macello e prosciuttificio di Ardesio: e il suo nome è tra quelli immancabili al torneo di tennis dell'Accademia dello Sport per la Solidarietà.

Una storia antica, partita dal più classico dei negozietti di paese a conduzione familiare e arrivata oggi a essere solida realtà bergamasca e lombarda, con uno stabilimento produttivo ad Azzano San Paolo, un macello e un prosciuttificio ad Ardesio.

Fili conduttori sono il nome della famiglia Chiesa e una profonda cultura del prodotto, con minuzioso controllo e cura di tutta la filiera, dal suino vivo al salume che finisce in tavola: ci sono questi due elementi imprescindibili dietro la storia di successo della Ibs Spa e di Ca’ del Botto, presenti sul mercato anche col marchio “Bergamo città dei Mille…sapori”.

Una storia iniziata in Val Brembana, grazie a nonno Gaetano che ha poi lasciato l’attività di macelleria al figlio Ezio: è lui, con la moglie Ivana, a trasformare l’azienda ma sempre tenendo al primo posto tra le priorità la difesa della genuinità del prodotto, partendo dalla conoscenza e dalla scelta della carne.

Ancora oggi, con l’arrivo di Luca Chiesa che rappresenta la terza generazione in azienda, i pilastri rimangono saldamente gli stessi: “Facciamo solamente più in grande ciò che prima facevamo in piccolo e in modo più tradizionale – spiega – Ma non abbiamo perso il nostro legame coi prodotti storici e legati alla tradizione del nostro territorio come il prosciutto crudo del Botto o il salame bergamasco Igp, salsiccia col formaggio, pancetta o lardo. A questi abbiamo affiancato prodotti innovativi, come il lardotto o l’anatra all’arancia”.

ca' del botto

Ciò che è cambiato, invece, è la clientela, sempre più attenta e che spazia dalla “signora Maria” alla grande distribuzione e alla ristorazione: “Il 70% circa dei nostri clienti sono lombardi – spiega Luca Chiesa – Saliamo al 90% se guardiamo al mercato italiano. Il cliente è diventato più esigente mentre in passato bastava semplicemente produrre per vendere. Per emergere puntiamo sulla qualità e su una certificazione Made in Italy vera dei nostri suini, nati, allevati e macellati in Italia. Normativa e burocrazia incidono molto su un mestiere come il nostro, oggetto di moltissimi controlli: in un contesto così l’arma del prezzo, per certi competitor, è diventata molto importante ma non ci snaturiamo a discapito della qualità”.

Qualità non solo sbandierata ma pure certificata ISO 9001:2008 “Sistema di gestione per la Qualità” e ISO 22000:2005 “Sistemi di Gestione per la Sicurezza Alimentare: ultima arrivata la ISO 22000:2008 sulla “Rintracciabilità nelle filiere agroalimentari”.

E le due aziende, che oggi impegnano una cinquantina di dipendenti divisi tra la sede più moderna di Azzano e Ardesio, studiano anche nuovi orizzonti, come quello degli elaborati, prodotti pronti a metà tra la gastronomia e il piatto di ogni giorno.

Tra l’attività imprenditoriale, anche tanto spazio alla solidarietà, con uno stretto rapporto con l’Accademia dello Sport: “Con Giovanni Licini ci siamo conosciuti all’interno del mondo bancario – racconta Chiesa – Abbiamo iniziato a partecipare agli eventi e passo dopo passo è nata un’amicizia che si celebra nell’appuntamento con il torneo di tennis. È una realtà unica nel panorama bergamasco e non solo, che unisce divertimento, passione e il fare del bene. Si creano tanti rapporti umani e contaminazioni tra imprenditori che a volte lavorano a poca distanza uno dall’altro senza nemmeno conoscersi in volto. E bisogna dire che ormai nessuno vuole più sfigurare sul campo da tennis: all’inizio si faceva fatica quasi a tenere in mano una racchetta, oggi tutti sono agguerritissimi e vogliono vincere. Ma sempre nel nome della solidarietà”.

Luca Chiesa sui campi del torneo di Cividino
ca' del botto

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