Verso l'assemblea
Confcooperative Bergamo: “Puntiamo su innovazione e contrasto dello sfruttamento”
Il 29 febbraio si terrà l’assemblea generale di rinnovo cariche che porterà alla elezione del nuovo consiglio provinciale e del nuovo presidente
La principale caratteristica delle imprese cooperative è quella di muoversi con traiettorie di sviluppo e di crescita che sono molto più lente, soprattutto se comparate alle tumultuose evoluzioni delle “start-up” del digitale, i cosiddetti Unicorni, che esplodono con ritmi di crescita esponenziali.
L’andamento lento spesso si accompagna però ad una maggiore resistenza e durata nel tempo e questo rende le imprese cooperative, imprese della “sostenibilità” poiché contemplano un modello di crescita che sa essere al tempo stesso solidaleed inclusivo. I dati più evidenti da questo punto di vista si trovano nel comportamento delle cooperative rispetto all’occupazione, che è in costante crescita anche durante i periodi di crisi.
Nella nostra provincia il settore di maggiore crescita continua ad essere quello delle cooperative sociali, seguito dalle cooperative di lavoro. A conferma che l’ambito dei servizi alle persone e quello dei servizi alle imprese, a cominciare da quello della logistica e dei trasporti, sono i due ambiti di maggiore crescita economica ed occupazionale.
Il 29 febbraio ci attende anche l’assemblea generale di rinnovo cariche, che porterà alla elezione del nuovo consiglio provinciale e del nuovo presidente di Confcooperative Bergamo. Temi salienti dell’assemblea saranno proprio l’innovazione, la sostenibilità e la digitalizzazione come sfide per continuare a fare delle cooperative le imprese che costruiscono “beni comuni” duraturi e inclusivi.
L’economia bergamasca continua ad essere una delle più vivaci e forti, non solo nel panorama nazionale, ma in tutto il contesto europeo, quindi anche le cooperative beneficiano del fatto che viviamo in una “ecosistema” fertile e fortemente orientato alla produzione. Certo anche qui i segni della trasformazione sono potenti e chiaramente il nostro sistema produttivo sta cambiando pelle, crescono in maniera evidente i servizi così come gli insediamenti di strutture importanti per la logistica lungo l’asse della BreBeMi o nell’indotto dell’aeroporto. I cambiamento sono molto rapidi e stanno entrando in profondità nel tessuto economico del nostro territorio, per questo serve che si accompagnino di una capacità culturale e sociale di attrezzare le nostre comunità locali e i cittadini a far fronte a questi cambiamenti.
Nel far fonte a queste sfide Confcooperative Bergamo vuole investire anche nella ricerca di relazioni positive e costruttive con le Organizzazioni Sindacali dei Lavoratori. Sia sul piano generale con i livelli confederali con i quali abbiamo ripreso un percorso che vuole promuovere la buona cooperazione e contrastare i fenomeni di sfruttamento e distorsione dello strumento cooperativo, sia sul piano delle relazioni con le categorie dove nel rispetto dei reciproci e distinti ruoli, possiamo dire che diamo continuità a relazioni sindacali schiette. Molto forte in oltre la nostra intesa con il sindacato su temi che riguardano la tutela del sistema socio-sanitario e il sistema di welfare locale.
Con i sindacati e con le altre organizzazioni di categoria è importante collaborare anche alla ricerca di una risposta congiunta riguardo all’affievolimento della rappresentatività e del riconoscimento della funzione dei copri intermedi, ma questo non riguarda solo i sindacati ma anche tutti sistemi di rappresentanza. È un tema delicato e troppo sottovalutato dalla politica e dalle istituzioni, spesso tentate di giocare la partita della relazione diretta con i cittadini o i portatori di interesse, ma questo porta a derive pericolose, poiché senza la funzione di aggregatore sociale di aree di interesse, che svolgono le associazioni di categoria e i sindacati, la stessa democrazia viene indebolita. Accade così che esponenti politici che pretendono di cavalcare il consenso e di instaurare un legame diretto coni cittadini, finiscono per fare delle aggregazioni per semplificazione, rappresentando interessi che si catalizzano “contro” qualcuno o qualcosa, ma non riescono più a fare quella “composizione” di interessi diversi che è la funzione tipica delle organizzazioni di rappresentanza.
Purtroppo si è ingenerata una cultura politica e giuridica generale che pare ispirarsi ad una perversa convinzione che l’attività economica e l’attività d’impresa libera sia vocata al male e per tanto vada contenuta, imbrigliata, vessata dai controlli. Questo probabilmente si è ingenerato per la presenza troppo diffusa di comportamenti criminali, troppa evasione ed elusione fiscale e molte infiltrazioni criminali, ma sembra un gatto che si morde la coda, poiché spesso accade che appesantire regole e controlli formali a volte finisce per aumentare la “convenienza” ad assumersi il rischio di delinquere o evadere da parte chi a tutti i costi vuol massimizzare i guadagni. Anche in questo caso quindi continuare a produrre nuove norme, senza semplificare la vita a chi lavora, finisce per appesantire chi già si comporta correttamente e aumenta lo sconforto di chi ogni giorno si impegna per la legalità.
Per questo vogliamo impegnarci per una narrativa più positiva e incoraggiante per chi fa attività d’impresa e smettere comunque di “parlare sempre in negativo delle tasse” poiché non si fa altro che legittimare socialmente chi le tasse le evade e crea così una distorsione che punisce le imprese virtuose. Troppe volte politici, giornalisti, presidenti di associazioni di categoria pronunciano la parola “tasse” abbinandola a qualcosa di negativo, ad un male in sé, contribuendo così a creare un clima che consente a chi evade di autoassolversi! Servirebbe anche qui l’augurio che nel 2020 si sviluppi un linguaggio più appropriato anche in materia di tasse ricordando a tutti che, proprio grazie a chi le tasse le paga abbiamo strade, scuole, ospedali, servizi sociali, forze dell’ordine che assicurano sicurezza ogni giorno a tutti noi! Anche a quelli che le tasse non le hanno pagate.


