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Bergamo: il centro storico perde tanti negozi, crescono hotel, bar e ristoranti

“La nostra città evidenzia situazioni di difficoltà ma complessivamente tiene – commenta il direttore Ascom Confcommercio Bergamo Oscar Fusini -. A perdere, in linea con il quadro nazionale e del Centro Nord, sono negozi di abbigliamento, calzature, libri e giocattoli, mercerie, ferramenta”.

Le imprese del commercio, del turismo e della ristorazione stanno ridisegnando il volto delle città. Dal 2008 ad oggi, il cambiamento dei nostri centri storici e delle immediate periferie è evidente. Il tema è stato al centro dell’analisi, condotta a livello nazionale, dall’Ufficio Studi di ConfcommercioDemografia d’impresa nelle città italiane”, presentata a Roma.

L’indagine prende in considerazione 120 comuni italiani, tra cui Bergamo. Rispetto al contesto nazionale, Bergamo non è tra i comuni più vitali commercialmente (a differenza, ad esempio, della vicina Lecco e, sempre in Lombardia, di Varese), ma fortunatamente non presenta segni di declino e rischio desertificazione, in linea con le altre città lombarde (i problemi più grossi si rilevano a Chieti, Ancona e Genova).

“La nostra città evidenzia situazioni di difficoltà ma complessivamente tiene – commenta il direttore Ascom Confcommercio Bergamo Oscar Fusini -. A perdere, in linea con il quadro nazionale e del Centro Nord, sono negozi di abbigliamento, calzature, libri e giocattoli, mercerie, ferramenta”.

Rispetto ai dati del 2008, l’analisi che ripercorre gli ultimi undici anni presenta in tutta la sua evidenza, la riconversione turistica della città, con lo sviluppo enorme che l’aeroporto ha avuto nell’ultimo decennio: “Il cambio di vocazione ha consentito di recuperare attività nel campo ricettivo e della ristorazione, in particolare della somministrazione – continua -. Di contro, il centro storico si è svuotato di quegli esercizi che contribuiscono alla varietà e vitalità commerciale insostituibile per i residenti che ogni giorno vivono la città”.

Il calo del commercio al dettaglio è tutto sommato contenuto al di fuori del centro città, dove segna rispetto al 2008 un -2,5%: “La periferia sta tenendo, ma non dobbiamo dimenticare che l’hinterland ha già pagato pesantemente negli anni precedenti al 2008 la pressione e l’invasione dei grandi centri commerciali” ricorda Fusini.

Le principali evidenze dell’indagine

A Bergamo il commercio al dettaglio, rispetto alle altre città del Centro Nord, perde più della media: si segna infatti il -17,9% nel centro storico (contro il 13,7%). Tiene, tutto sommato in periferia, dove si registra il -2,5% (contro una media che al Centro Nord evidenzia un calo del 12,5%). “L’accessibilità e il parcheggio – motiva così il calo il direttore Ascom – continua a determinare l’appeal del tessuto commerciale”.

Alberghi, bar e ristoranti crescono del 35% nel centro storico (contro la media del 15,4% del centro Nord) per effetto, come già ricordato, del cambio di vocazione, a favore del crescente numero di turisti e visitatori. La crescita si rileva, anche se con numeri meno importanti, anche al di fuori della città: si segna il +18,6%, percentuale decisamente sopra la media degli altri comuni del Centro Nord, dove si attesta a +14,5%.

Tra le categorie che perdono di più nel terziario, le insegne non specializzate: segnano un crollo drastico (-71%) nel centro storico e del -32% fuori dalla città.

Tra le principali dinamiche nella demografia d’impresa, anche nella nostra città, si rende evidente l’effetto degli aumenti delle licenze. Le farmacie crescono del 22,5% nel centro storico e del 59,5% al di fuori della città. Le tabaccherie segnano invece una crescita tutto sommata contenuta in centro (+0,8%) e a due cifre in periferia (+10,3%) .

Ascom dati negozi

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