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Piano industriale Ubi al 2022: riduzione di 2030 posti, utile netto di 665 milioni

Commenta Victor Massiah, Chief Executive Officer del Gruppo: “Il Piano parte da basi solide, costruite con la partecipazione e l’impegno di tutte le Persone di UBI. I risultati del 2019 infatti sono stati decisamente positivi".

Il Consiglio di Amministrazione di Ubi Banca ha approvato le linee di sviluppo e i target di Piano Industriale del Gruppo per il triennio 2020-2022.

Riduzione personale

Il Piano di Ubi Banca al 2022 prevede “la riduzione di personale per circa 2.030 risorse, incluse le circa 300 risorse oggetto dell’accordo sindacale del dicembre 2019, il cui costo è già stato riconosciuto nei risultati di fine 2019, garantendo tuttavia un parziale ricambio generazionale.

Il piano prevede inoltre una forte attività di up- e re-skilling delle risorse liberate dalla digitalizzazione dei processi: in arco Piano vengono liberate circa 4.390 risorse, di cui il 75% circa proveniente dalla trasformazione del modello di servizio nella rete territoriale (automazione, digitalizzazione e razionalizzazione della rete di sportelli); l’attività di re-skilling interesserà circa 2.360 risorse, che andranno a rafforzare i team del contact center (che passerà da 400 a 600 risorse nel 2022), della consulenza remota, delle linee di business specializzate, delle funzioni di controllo, ecc. ma che saranno anche formate per nuovi ruoli, quali ad esempio digital specialist e applications developer.

Utile  netto 2020

Ubi Banca prevede nel Piano al 2022 un utile netto d’esercizio di 665 milioni (non sono previste poste non ricorrenti) rispetto ai 251 (353 al netto delle poste non ricorrenti) del 2019, configurando un Rote dell’8,3% a fine 2022. In uno scenario di tassi di mercato a 0% (quindi non positivi), l’utile netto si incrementerebbe di oltre 100 milioni al 2022, con un Rote del 9,5%.Le rettifiche su crediti, grazie alle azioni sopra riportate, sono attese scendere a 387 milioni nel 2022, quasi dimezzate rispetto ai 738del 2019 (che comprendevano maggiori rettifiche legate alle  cessioni massive).

Il Cet1 ratio del gruppo e’ atteso a un livello del 12,5% nel 2022, avendo assorbito gli headwind regolamentari del periodo (pari complessivamente a circa 1 punto percentuale).

L’istituto prevede un payout medio del 40% nell’arco di Piano, coerente con il mantenimento di un Cet1 ratio al 12,5% a fine anno. Nel 2022 è previsto tuttavia un possibile ulteriore incremento del dividendo in caso di Cet1 ratio superiore al 12,5%.

Nello scenario conservativo sottostante al Piano, Ubi prevede inoltre di conseguire proventi operativi in moderata crescita a 3,7 miliardi (Cagr +0,3%) con una composizione che ritraccia quanto gia’ avviato nel 2019, vale a dire una componente di margine d’interesse in leggera flessione (Cagr -0,9%) piu’ che compensata dalla crescita della componente di commissioni nette (Cagr +1,7%).

Gli oneri operativi sono attesi attestarsi a 2,2 miliardi nel 2022, con un Cagr del -1,9% dal 2019 al 2022. Il controllo dei costi, punto forte dei risultati conseguiti dal Gruppo, che ha saputo consolidare nel tempo un solido track record di eccellenza nel controllo della spesa, sarà infatti accompagnato da significativi investimenti in It necessari al progetto di trasformazione del Gruppo “Change the Bank” e dalla contestuale riduzione della spesa tecnologica ordinaria “Run the Bank”.

Grazie all’attuazione delle iniziative per il consolidamento dei ricavi e alla continua ottimizzazione dei costi, la banca prevede infine di conseguire un miglioramento del cost/income (esclusi i contributi di sistema) dal 62,1% del 2019 al 58,1% del 2022.

Il commento di Massiah

Commenta Victor Massiah, Chief Executive Officer del Gruppo: “Il Piano parte da basi solide, costruite con la partecipazione e l’impegno di tutte le Persone di UBI. I risultati del 2019 infatti sono stati decisamente positivi. Le misure prese in corso d’anno hanno consentito il raggiungimento di un ratio di crediti deteriorati lordi del 7,8% (6,9% pro-forma), prossimo ai migliori del sistema. La Banca presenta a fine 2019 una struttura di bilancio equilibrata, forte liquidità, e livelli di capitale in crescita. Il Piano che abbiamo elaborato si basa sulla trasformazione della Banca nell’ottica di un Gruppo che sa cavalcare le nuove tecnologie digitali grazie a una significativa componente di investimenti senza però rinunciare al fattore umano, ma anzi valorizzandolo con un forte impegno nella formazione. Miglioreranno, e in alcuni casi verranno trasformati, i modelli di servizio alla clientela in ambiente di omnicanalità, consentendo al cliente un utilizzo totalmente flessibile di tutti i canali fisici e remoti disponibili. Continueremo a mantenere il controllo sui costi, nonostante gli importanti investimenti previsti, a monitorare il rischio, con l’ulteriore riduzione dei crediti deteriorati grazie alla forza della nostra piattaforma interna di recupero, e a rafforzare i controlli. La Banca potrà contare sul mantenimento di indici patrimoniali e strutturali in grado di garantire la consueta solidità ma allo stesso tempo potrà far leva su significativi elementi di flessibilità. Infine, grazie all’incremento della redditività complessiva, il Piano prevede un dividendo costantemente in crescita, coerente con il mantenimento di un CET1 a livelli di assoluta solidità”.

Sugli esuberi, alla presentazione del piano alla stampa, a Milano in via Monte di Pietà: “Sono ottimista sulla trattativa col sindacato in partenza sulle riduzioni previste di personale”.

E conclude: “Il triennio di Piano rappresenta in modo simbolico il lasciarsi alle spalle un decennio di crisi che la Banca peraltro ha affrontato con resilienza. Basandosi su un approccio conservativo per gli scenari futuri, la Banca è convinta di avere tutte le capacità di evolvere il proprio modello di business al servizio di azionisti, clienti, personale e del contesto ambientale in cui
opera”.

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