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Grotta dall’acqua miracolosa: la chiesa di San Vittore e la fonte curativa fotogallery

Nuova puntata della rubrica domenicale di BGY che fa tappa nell'Isola Bergamasca

Una grotta miracolosa sulle sponde del Brembo.

Non servirebbero altre parole per raccontare la storia della chiesa di San Vittore, importante esempio di arte romanica sorto nei pressi di Brembate.

Come testimoniato da un atto del 962 in cui l’imperatore Ottone I donava i propri beni al vescovo di Bergamo Olderico, essa risalirebbe al X secolo, anche se rimane forte il legame con la vicenda del martire africano.

Soldato originario della Mauritania, Vittore visse a cavallo fra il III e IV secolo d.C., subendo in particolare le persecuzioni messe in atto da Massimiano nei confronti dei cristiani.

Dopo lasciato segretamente Milano, il milite avrebbe raggiunto il territorio bergamasco nascondendosi a Bottanuco, a Chignolo d’Isola e infine a Brembate trovando rifugio all’interno di una delle spelonche presenti lungo il fiume.

All’interno di quest’ultima Vittore avrebbe vissuto per alcuni mesi, predicando segretamente il Vangelo, prima di esser individuato dalle truppe dell’imperatore e ricondotto nella città meneghina dove sarebbe stato imprigionato prima di morir decapitato.

Frequentata sin dai tempi più antichi, la cavità ospita un dipinto raffigurante il Crocifisso, ma anche una sporgenza dove vi sarebbe impressa la mano del santo.

Secondo la tradizione, per potersi dissetare il soldato africano avrebbe provato a spremere la roccia da cui avrebbe iniziato a sgorgare acqua.

Quella stessa goccia sarebbe scaturita anche durante i momenti di siccità più intensi, venendo ancora oggi raccolta all’interno di un’acquasantiera a due livelli.

Ritenuta miracolosa dagli abitanti dell’area, lo scorrere dell’acqua si sarebbe interrotto nel corso del Seicento quando un contadino vi avrebbe immerso il proprio cane.

“Nella caverna di San Vittore, di cui oggi la festa si celebra, vicino alla sua chiesa di Brembate Sotto, incavata, come si dirà al titolo seguente, già dalla volta stillava acqua pregiatissima e miracolosa con cui si risanano le viscere e piaghe de languenti, che devotamente invocano il Santo martire, con essa si lavano – riportava Padre Donato Calvi nella sua “Effemeride sacra profana di quanto di memorabile sia successo in Bergamo” -. Corre fama, che nella benedetta fonte vi lavò un contadino il suo cane, per liberarlo da tal qual morbosa affezione e che poi da quel momento essa perdesse quella meravigliosa virtù, non tollerando il Santo che rimedio apprestato a bisogni delle fatture ragionevoli andasse in suffragio delle bestie”.

All’interno dello stesso antro è possibile notare anche la presenza di una nicchia dentro la quale quale Vittore si sarebbe momentaneamente nascosto alla vista dei suoi aguzzini.

In direzione del corso d’acqua è invece possibile osservare una buca orizzontale dalla superficie stranamente levigata dove il martire avrebbe dormito.

Per alcune esigenze di sicurezza, attorno al 1300 la grotta venne chiusa lungo il lato verso il Brembo consentendo così di trasformarla in un edificio sacro vero e proprio.

Attorno al XV secolo la stessa fu interessata da ulteriori lavori che portarono all’edificazione di un muraglione di alcuni pilastri di sostegno che consentirono la costruzione di una struttura superiore.

La realizzazione di quest’ultima portò all’introduzione della cosiddetta “scala santa”, un collegamento che tuttora consente di unire velocemente il santuario alla sezione ipogea, uno dei principali centri di devozione dellI’Isola.

In occasione di alcune particolari festività, esse permette a coloro che la percorrono di ottenere l’indulgenza plenaria, come affermato da una bolla papale del 7 luglio 1833.

Salendo i trentatré scalini, si può infine visitare la struttura a pianta rettangolare completata da una torre campanaria risalente al 1602.

A colpire la vista dei fedeli non appena raggiungono il piano principale è un dipinto del 1526 raffigurante la Madonna del Latte con accanto San Vittore.

Lo stesso venne riprodotto su tela nel 1880 da Giovanni Tiraboschi ed ora posto all’interno della navata.

A ornare l’altare vi sono invece alcune scene del martirio riprodotte da Gianbattista Battecchio nel 1663 e una pala raffigurante Maria in compagnia del patrono dei prigionieri e di San Francesco.

Accanto a quest’ultima si possono vedere due scorci di Brembate durante il XVII secolo, l’uno raffigurante il ponte ricostruito dopo la piena del Brembo del 1646, l’altro con il castello (divenuto ora Villa Moretti), la chiesa parrocchiale senza campanile e la torre del Berengario.

Nonostante lo scorrere inesorabile del tempo, in occasione dell’8 maggio di ogni anno numerosi abitanti della zona giungono ancora oggi sulle sponde del Brembo per poter celebrare il legionario.

Fonti

AA.VV.; Insula : rassegna di studi sull’Isola Brembana; Ponte San Pietro; Comunità Isola Bergamasca, Promoisola; 2007

Moris Lorenzi, Alessandro Pellegrini; Sulle tracce del romanico in provincia di Bergamo : tra storia, architettura e paesaggio; Bergamo; Provincia di Bergamo, Servizio gestione vincoli-parchi, 2003

Giuseppe Vavassori, Giuseppe Pesenti, Rosy Vavassori; Brembate racconta; Clusone; Ferrari

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