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La New York di Antonio Rovaldi, quando la natura si riprende gli spazi della città fotogallery

Si apre questa sera, giovedì 13 febbraio, negli spazi della Carrara la mostra "Il suono del becco del picchio" di Antonio Rovaldi

C’è l’inesorabile grido dell’uomo che chiede di rispettare il nostro pianeta. E poi c’è la natura che silenziosa si riprende gli spazi, anche i più estremi, che la città dimentica, scorda, o lascia come scarti.

Antonio Rovaldi - Il suono del becco del picchio

C’è un ordine che sovrasta il disordine urbano o il disordine della natura che si impossessa dell’ordine urbanistico. Un gioco di griglie differenti con cui osservare il mondo, il nostro, con uno sguardo attento e indagatore. La natura si riprende uno spazio ben preciso, quello della città e Antonio Rovaldi – che apre questa sera, giovedì 13 febbraio, allo Spazio Vitali dell’Accademia Carrara, la mostra “Il suono del picchio” – prende come riferimento nientemeno che New York. I grattacieli questa volta restano sullo sfondo, nel loro ordine di infiniti piani tutti uguali, mentre la natura prende la rivincita su una rete metallica, ai bordi di una strada asfaltata, su una spiaggia desolata.

La percezione dei luoghi e del paesaggio è una tematica cara ad Antonio Rovaldi, nato a Parma nel 1975 e con studi in arte e fotografia alla Naba di Milano. Questa mostra costituisce la seconda tappa del progetto End. Words from the Margins, New York City con cui l’artista ha vinto la quinta edizione dell’Italian Council, il programma di promozione dell’arte contemporanea italiana nel mondo della Direzione Generale Creatività Contemporanea e Rigenerazione Urbana del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

Promossa dalla GAMeC in partnership con l’Università di Harvard, il Kunstmuseum di San Gallo e Magazzino Italian Art di Cold Spring (NY), la mostra racconta New York, la metropoli più iconica al mondo, dal punto di vista dei suoi margini.

Rovaldi ha camminato nei cinque quartieri che disegnano la metropoli – Manhattan, Brooklyn, Queens, The Bronx, Staten Island -esplorandone i confini più estremi. I grattacieli lasciano spazio a maestosi alberi che svettano verso il cielo, come a rimarcare che l’uomo non ha inventato nulla se non prendendo spunto o copiando dalla natura. L’artista riprende e immortala una New York insolita, in bianco e nero e con formati precisi. Il gioco dell’ordine sul disordine e viceversa torna anche nell’allestimento, lasciando a chi osserva il compito di questa lettura e di capire da quale parte stare o se c’è un confine geografico nel quale trovare un equilibrio.

In un’epoca di stories su Instagram, Rovaldi ci conduce a riscoprire il senso lento della fotografia, lo scrivere con la luce diventa così un sottolineare aspetti inediti del senso di vivere oggi, di stati d’animo, di rapporti e di equilibri. L’affanno, la corsa, il successo, il primato dell’uomo sono sullo sfondo, spesso un velario che narra la storia di un perdente di fronte alla lenta vitalità della natura che si riprende ciò che l’uomo le ha tolto.

Da questa esperienza è nata una serie fotografica che restituisce l’immagine di una New York complessa, periferica e poco conosciuta, e un’approfondita pubblicazione dal titolo The Sound of Woodpecker Bill: New York City, edita da Humboldt Books, che include, oltre al testo di Antonio Rovaldi, le mappe realizzate da Francesca Benedetto e contributi di Francesca Berardi, Cecilia Canziani, Anna de Manincor, Claudia Durastanti, Lorenzo Giusti, Steven Handel e Mario Maffi.

La mostra diventa inoltre l’occasione per attivare un ricco Public Program con laboratori, esplorazioni, incontri e per proseguire collaborazioni consolidate con importanti istituzioni del territorio – tra cui Accademia di belle arti Giacomo Carrara, Bergamo Film Meeting, Orlando. Identità, relazioni, possibilità e Festival Danza Estate –, trasformando l’esperienza di Rovaldi in un modello di indagine per analizzare i confini di Bergamo, promuovendo una nuova consapevolezza degli spazi periferici come “luoghi di scrittura del domani”.

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