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I carabinieri del Ris: “Dna compatibile sull’arma di Seriate e sul cadavere di Colognola”

Il colpo di scena nel corso del processo a carico di Antonio Tizzani, accusato dell'omicidio della moglie Gianna Del Gaudio

Se i medici legali avevano parlato solo di una correlazione nel tipo di ferita ritrovata sui due cadaveri, i carabinieri del Ris in base alle tracce di dna analizzate non escludono un possibile collegamento tra l’omicidio di Daniela Roveri a Colognola e quello di Gianna Del Gaudio a Seriate, le due donne sgozzate nel 2016 a quattro mesi di distanza l’una dall’altra.

Il colpo di scena nel corso dell’udienza di giovedì 13 febbraio del processo a carico di Antonio Tizzani, assente in aula, l’ex ferroviere accusato dell’omicidio della moglie, uccisa nella sua villetta di piazza Madonna delle Nevi a Seriate nella notte tra il 26 e il 27 agosto di quattro anni fa.

A parlare, sul banco dei testimoni, il tenente colonnello Alberto Marino e il maresciallo Dario Cappati dei Ris di Parma, che hanno condotto le indagini scientifiche sull’assassinio Del Gaudio. I due esperti, in una lunga e dettagliata esposizione di fronte alla corte presieduta dal giudice Giovanni Petillo, hanno ricostruito il lavoro svolto in laboratorio su reperti e tracce di sangue legati ala morte dell’ex professoressa.

“Oltre a quello dell’imputato e della vittima, in totale sono emersi quattro dna definiti ignoti perchè non riconducibili a soggetti registrati nelle banche dati del Dna nazionali e internazionali – le parole del comandante Marino – . Ignoto 1 all’interno dei guanti ritrovati nella busta rinvenuta nella siepe un mese dopo l’evento, Ignoto 2 sulla lama del cutter sempre in quella busta e considerato l’arma del delitto, Ignoto 3, femminile, nella parte interna di guanti che erano nella villetta, e Ignoto 4 sotto le unghie della vittima”.

Marino, incalzato dalle domande del pubblico ministero Laura Cocucci, ha parlato poi del confronto delle tracce di Ignoto 1 con quello rinvenuto sotto le unghie di Daniela Roveri, uccisa, con modalità simili quattro mesi dopo in via Keplero a Colognola: “È discretamente possibile che sia il medesimo – ha svelato il militare – almeno per quanto riguarda l’aplotipo y, visto che per il secondo caso è stato possibile rilevare solo quello. Comunque abbiamo ritenuto che questo dato meritasse uno spunto investigativo”.

L’avvocato di Tizzani, Giovanna Agnelli, in virtù di queste dichiarazioni, dopo un diniego del giudice alla seconda udienza, ha chiesto di nuovo che venga acquisito il fascicolo riguardante le indagini sul caso Roveri, che era stato archiviato.

La soddisfazione del genetista Giorgio Portera, nel pool difensivo di Tizzani, al termine dell’udienza:

Il maresciallo Cappati ha raccontato poi alcuni dettagli sugli ultimi istanti di vita della Del Gaudio, ricostruiti grazie alle analisi sulle tracce di sangue ritrovate in cucina: “Prima di essere colpita, la vittima ha effettuato una torsione di 180 gradi, quindi o si è voltata o è stata girata dal suo assassino. Il colpo mortale alla gola gli è stato inferto mentre era leggermente piegata sul pavimento. Poi il killer ha preso una busta che conteneva una confezione di mozzarella, ha tolto quella e ha inserito il cutter usato per uccidere e i guanti che indossava. Quella che è stata trovata nella siepe un mese più tardi”.

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