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“Osteria dei Camelì” ad Ambivere: promossa, ma serve una rinfrescata

Elegante e raffinato, il locale di Camillo e Loredana resta un riferimento per i buongustai bergamaschi. Ma manca il punto esclamativo

C’è la storia all’antica Osteria dei Camelì. Si vede, si nota, si respira. Del resto, stiamo parlando di un ristorante che è stato aperto nel 1856, più di 150 anni fa, e che da allora non ha mai cessato la propria attività.

Camillo Rota e la moglie Loredana Vescovi oggi portano avanti questo locale con tutta la loro esperienza: Camillo – che dal nonno ha ereditato il nome, Camelì in dialetto, oltre al mestiere – è un oste nato, maestro dell’accoglienza, sommelier competente e preparato; Loredana è invece una cuoca autodidatta che con i suoi piatti ha trascinato l’Osteria dei Camelì nell’olimpo della cucina italiana.

Il risultato è senza dubbio soddisfacente, a tratti eccellente. A partire dall’ambiente, pulito, ordinato, molto formale. Sobrio e ovattato. Luminosissimo. Tovaglie stirate, mise in place curata ed elegante, personale ben vestito.

L’esperienza in quel di Ambivere non si può mai criticare. Perché la location è sempre bella, anche se l’inverno rende molto meno magico il cortile che accoglie gli ospiti quando arrivano; perché il servizio è impeccabile, condotto da professionisti che sanno fare il loro mestiere; perché i piatti sono pensati e preparati in modo tecnicamente ineccepibile, tutti.

Ma… c’è pure un ma: ci sono aspetti che non convincono proprio fino in fondo, nella proposta c’è qualcosa che sembra richiedere una rinfrescata, una svecchiata. Dettagli, che se corretti potrebbero far splendere ancora di più questo locale immerso nella tranquillità di Ambivere.

La sala principale dell'Osteria dei Camelì
Osteria del Camelì

Di saluto, la cucina ci propone una vellutata di cavolo nero, arricchita da una palla di verdura posizionata al centro del piatto: un inizio senza dubbio soddisfacente. La crema è soffice e delicata, mentre la polpetta centrale porta quella botta di gusto che, altrimenti, lascerebbe il piatto impalpabile, quasi inavvertibile.

Le alici con capperi, pane croccante e insalatina sono di gran lunga la miglior portata arrivata in tavola. Una preparazione che unisce fantasia, visione e tecnica: il pesce, prima di finire sul piatto, subisce una maturazione spinta (una tecnica che utilizza un sistema brevettato ad ultrasuoni che, attraverso le onde, regala all’alimento una sorta di “massaggio”) che gli dà una morbidezza amabile, mentre il condimento – semplicissimo e tutt’altro che invadente, fatto con capperi e aglio – è perfettamente bilanciato con l’umami delle alici che ricopre. Il pane tostato e l’insalatina completano alla perfezione, portando croccantezza ed equilibrio senza aggiungere necessariamente sapore a una preparazione già molto spinta.

Vellutata di cavolo nero, palla di verdura
Osteria del Camelì
Alici, capperi, pane croccante
Osteria del Camelì
La texture delle alici dopo la maturazione spinta
Osteria del Camelì

I ravioli ripieni con solo cotechino grigliato sono ben fatti ma non finiscono di dilettare. Non si discute la preparazione: la pasta è fatta proprio alla perfezione, sottile e di un bel colore giallo. Ma la farcia, all’interno, è semplice e un po’ prevedibile. Un po’ troppo scontata per il livello a cui aspira il ristorante. Buona la crema di verza che abbraccia i ravioli (che assieme al cotechino ricorda un po’ il sapore della casseoeula), azzeccata la finitura delle lenticchie rosa.

Lascia un po’ a desiderare l’impiattamento: quattro ravioli posizionati nel piatto apparentemente senza un criterio.

Nulla da obiettare nemmeno sulla preparazione del branzino, servito con spinaci alla ricotta, purè di patate (colorato con della barbabietola) e maionese alla curcuma. Un buon piatto, senza difetti, impeccabile e regolare. Ma un po’ troppo essenziale per un locale di prima fascia qual è l’Osteria dei Camelì, dal quale ti aspetteresti sempre qualcosa di più.

A bagnare la cena è un Berlucchi Bianco Imperiale: secco, fruttato, piacevolmente acidulo, con buona sapidità e struttura. Si sentono la mela, gli agrumi, la frutta secca. È l’abbinamento perfetto per i piatti di pesce.

Ravioli ripieni con solo cotechino
Osteria del Camelì
Branzino, spinaci alla ricotta, purè di patate e barbabietola
Osteria del Camelì

Non indifferente il fine pasto, che Camillo e Loredana trattano con tutta l’importanza che merita. Si capisce all’arrivo della meringata con cuore di zabaione accompagnata da una salsa ai frutti di bosco, un piatto in cui il dolce della meringa e del gelato viene placato dall’acido della crema spennellata a fianco del dessert. Dobbiamo dirlo: meringate così buone si trovato difficilmente.

Sensazionale, infine, la piccola pasticceria che anticipa il caffè: ci sono un cantuccio preparato come dio comanda, due cannoncini alla crema pasticcera croccanti il giusto, una torretta di tiramisù semplice e delicata, un bignè farcito con una fantastica crema al panettone e un bignè classico. Tutto perfetto.

Meringata con cuore di zabaione
Osteria del Camelì
Piccola pasticceria
Osteria del Camelì

In conclusione. L’antica Osteria dei Camelì ha sempre il suo fascino. È un posto confortevole, dove ti senti al sicuro e coccolato. Del resto, Camillo ha anni d’esperienza ed è una sorta di maestro nel suo lavoro: ti segue, ti consiglia, ti intrattiene senza risultare mai invadente, ti spiega con competenza e passione vino e preparazioni. Anche i piatti sono impeccabili, tecnicamente perfetti. Questo perché Loredana, in cucina, ci sa fare. Ma l’impressione è che ad alcune portate manchi il punto esclamativo che un posto come l’Osteria dei Camelì richiede, se non altro perché questo locale dev’essere inserito in quel gruppo di ristoranti che si propongono con una fascia di prezzo piuttosto alta (ci sono primi venduti a 30 e 35 euro, secondi a 40 e 45 euro). Una chiosa: le alici marinate con la maturazione spinta non le scorderemo facilmente.

ANTICA OSTERIA DEI CAMELÌ
Ambivere, via Guglielmo Marconi 13 – 24030
Tel. 035 908000
Prezzo medio: 75 euro a persona
Chiuso il lunedì e il martedì a cena

 

Questa recensione non è frutto di una cena-stampa e il giornalista non ha ricevuto favori, regali o servizi in cambio del proprio giudizio. Non si è palesato né prima né dopo il pasto, rispettando rigorosamente la legge dell’incognito, unica vera tutela del lettore.
“Senza prenotazione” non vuole essere solo un omaggio al grande Anthony Bourdain, ma anche una guida sincera e onesta per chi cerca un posto in cui mangiare a Bergamo e provincia.

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