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Incentivi per riaprire negozi sfitti, Ascom: “Avremmo preferito sostegni a chi c’è già”

La misura è indirizzata ai Comuni sotto i 20mila abitanti, praticamente quasi tutti quelli della provincia di Bergamo.

Un incentivo per riaprire i negozi sfitti da almeno sei mesi in Comuni sotto i 20mila abitanti: è quello entrato in vigore dall’1 gennaio 2020 con il cosiddetto “Decreto Crescita” e che grazie al Milleproroghe ha visto slittare al 30 settembre il termine ultimo per la presentazione delle domande in comune.

Presentato dal vicepresidente della commissione Finanze Alberto Gusmeroli che ha già sperimentato i benefici dell’iniziativa ad Arona, comune che amministra dal 2010, prevede un contributo, calcolato sulla base dei tributi comunali, per quattro anni per coloro che riaprono un’attività o ampliano un esercizio commerciale.

Incentivi che spettano agli esercenti in possesso delle abilitazioni e delle autorizzazioni per lo svolgimento delle attività, in caso di ampliamento riferiti solamente alla parte ampliata e fino al 100% dell’importo dei tributi comunali.

Per la misura il Governo ha previsto l’istituzione di un fondo ad hoc, da 5 milioni per il 2020, 10 per il 2021, 13 per il 2022 e 20 dal 2023.

Con il limite dei 20mila abitanti, la norma interessa gli esercizi di vicinato e le medie strutture di vendita (ad eccezione di compro oro, sale scommesse e locali con VLT) di 238 dei 243 Comuni bergamaschi (rimangono fuori solo il capoluogo, Treviglio, Seriate, Dalmine e Romano di Lombardia).

“Non è detto che questo tipo di incentivazione sia la strada migliore per far ripartire le piccole attività – sottolinea il direttore di Ascom Bergamo Oscar FusiniIl tema vero, oggi, è la sostenibilità delle nuove attività e spingerle nella loro fase iniziale non è sempre la medicina giusta. L’incentivo, a volte, si trasforma in uno specchietto per le allodole e purtroppo anche a livello locale abbiamo già assistito a situazioni simili. La sfida vera è quella di sostenerle nel medio-lungo termine: da come abbiamo recepito la norma, poi, si tratta di contributi basate sulle imposte locali ma la pressione fiscale vera non è quella formata da Tari o Imu. Non so, dunque, quanto possa incidere veramente sulla scelta di voler riaprire un negozio”.

Fusini, poi, pone anche un altro problema da non sottovalutare: “C’è un problema immobiliare di base – spiega – Tanti negozi sfitti sono mal serviti, sono senza bagni, senza magazzino, sono strutturati male per accogliere un’attività commerciale moderna perchè si basavano sull’edilizia degli anni ’50-’60 che ragionava su una logica di prossimità che oggi è superata. Con cinquanta metri quadri di negozio non ci fai più nulla, occorrerebbe fare una revisione a monte”.

In definitiva, sul contributo Ascom Bergamo rimane tiepida: “Abbiamo sotto gli occhi alcune esperienze negative, dove una volta terminato il contributo e passato il vantaggio competitivo l’attività è andata incontro alla chiusura. Al momento crediamo che siano più utili iniziative per sostenere chi è già presente sul mercato, per fare in modo di renderlo più strutturato e che non chiuda. Comunque ci stiamo muovendo sul tema dei negozi sfitti, per cercare di fotografare esattamente la situazione in provincia di Bergamo e capire quanto questa nuova misura possa effettivamente incidere sul mondo del commercio”.

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