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Unicredit annuncia 6mila esuberi, First Cisl: “Si crea solo valore per gli azionisti”

Per ora nella Provincia di Bergamo si parla di un solo sportello: Caravaggio

Unicredit prevede tra il 2019 e il 2023 in Italia 6000 esuberi e la chiusura di 450 filiali. È quanto emerge dalla lettera inviata ai sindacati nell’ambito dell’apertura della procedura.

In particolare, dei 6.000 esuberi annunciati da Unicredit in Italia, 500 sono “eccedenze di capacità produttiva” del piano appena chiuso (Transform 2019), mentre 5.500 riguardano “nuove eccedenze” legate al nuovo piano Team 23.

Per Riccardo Colombani, Segretario Generale First Cisl, “la logica di Mustier si conferma orientata esclusivamente alla creazione di valore per gli azionisti. A fronte di 8mila esuberi in Europa occidentale, la maggior parte dei quali concentrati in Italia, cui si accompagnerà la chiusura di 500 sportelli complessivi, il piano prevede che nell’arco di tre anni verranno distribuiti agli azionisti circa 8 miliardi di euro. È un colpo durissimo al lavoro ad esclusivo vantaggio del capitale, altro che la responsabilità sociale di cui parla Mustier”.

Da Bergamo, interviene Giovanni Salvoldi, Segretario Generale First Cisl provinciale: “UniCredit ha informato che procederà, entro marzo 2020, alla chiusura di una sessantina (delle 450 anticipate il 3 dicembre) di agenzie distribuite su tutto il territorio nazionale. Per ora nella Provincia di Bergamo si parla di un solo sportello – Caravaggio -, ma per le successive chiusure bisognerà capire se le stesse possano rappresentare l’abbandono di territori periferici; la trattativa dovrà dunque scongiurare questo rischio, questo anche per salvaguardare il ruolo sociale di una banca al servizio del territorio. Chiederemo con forza che a fronte delle richieste di accesso al Fondo di solidarietà vi sia un importante numero di assunzioni al fine di garantire un adeguato ricambio generazionale”.

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