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Foibe, l’Anpi risponde al Comune di Dalmine: “Polemica sterile, il negazionismo lo combattiamo”

L'amministrazione comunale si era dissociata dall'evento organizzato venerdì 7 febbraio: "Un argomento come questo non si decontestualizza"

È arrivata la risposta dell’Anpi di Dalmine nei confronti dell’amministrazione comunale e del vicesindaco Gianluca Iodice, che nei giorni scorsi si era dissociato dalla serata promossa venerdì sera da Anpi, Arci, Cgil, Acli e Il Porto  in occasione del Giorno del Ricordo al teatro civico di Dalmine.

Il Comune aveva parlato di “tesi negazioniste” delle foibe. “È stato come se in occasione della Giornata della Memoria – ha scritto Iodice – un gruppo di nazifascisti avesse promosso in uno spazio pubblico una serata per negare la Shoah. Un insulto per i figli di morti ed esuli, una beffa all’Italia, una vergogna per Dalmine”.

Ecco la risposta dell’Anpi di Dalmine.

“Nei giorni scorsi l’assessore alla Cultura e l’amministrazione comunale hanno deciso di dissociarsi dallo spettacolo, da loro stessi patrocinato, “Quando il sommaco diventa rosso”. La nostra associazione, al pari delle altre organizzatrici, è stata oggetto di un duro e immotivato attacco.

Stando al comunicato pubblicato dall’amministrazione, lo spettacolo avrebbe proposto “tesi negazioniste” andando a screditare lo spirito del Giorno del Ricordo. Respingiamo in toto le accuse dell’amministrazione. ANPI, da anni, a Dalmine come nel resto del Paese, è impegnata in un’operazione di difesa e valorizzazione della memoria storica attraverso convegni, seminari, collaborazione con le scuole, pubblicazioni ed iniziative culturali. In particolare la nostra sezione è sempre stata molto attenta a rapportarsi alla storia e alla storiografia in modo razionale e scientifico, avviando in più di un’occasione collaborazioni con istituti, centri di ricerca e università.

Lo spettacolo in questione non voleva né minimizzare né negare la tragedia delle foibe, che colpì moltissimi cittadini italiani innocenti. Assessore e amministrazione parlano di “tesi negazioniste” in modo strumentale e con intento chiaramente politico dimostrando così di non aver compreso il significato essenziale del Giorno del Ricordo. Nessuno di noi nega le foibe né l’importanza del Giorno del Ricordo. Proprio perchè, però, intendiamo ricordare, ci preme farlo bene al fine di meglio comprendere la complessità della tragedia delle foibe.

La premessa, doverosa per chiunque voglia occuparsi di Storia, è contestualizzare. Sorvolando sulle politiche di “snazionalizzazione” promosse dal fascismo, sin dal 1925, nelle regioni istriane (terre di confine e incontro fra popoli con lingue, culture e tradizioni diverse sin dai tempi delle divisioni amministrative romane in età antica), concentriamoci sul periodo che va dal 1941, anno dell’invasione della Jugoslavia da parte delle forze dell’Asse (quindi anche l’Italia fascista), al 1945 (fine della guerra e liberazione dei Balcani).

Ecco cosa scrive lo storico Gianni Oliva, mai attestatosi su posizioni filo titine: “Di fronte alla sfida del ribellismo, la cui ampiezza è documentata dagli uomini impiegati nella repressione (oltre 270.000 soldati tra Slovenia e Dalmazia), il regime reagisce con le tecniche comuni alle forze d’occupazione dell’Asse: fucilazioni, rastrellamenti, rappresaglie, incendi di villaggi, deportazione della popolazione slava caratterizzano l’occupazione italiana, in una spirale di violenza che colpisce la popolazione civile ancor prima che le formazioni partigiane. […] In Italia vengono costruiti appositi campi di deportazione in numerose località, tra cui Gonars e Visco (Udine), Monigo (Treviso), Chiesanuova (Padova), Grumello (Bergamo), Santa Lucia d’Isonzo e Sdraussina (Gorizia); altri sorgono nelle isole adriatiche, come a Rab (Arbe); altri ancora in edifici dismessi, come l’ex cartiera ‘Ritter’ di Trieste: in totale si contano 202 campi per sloveni e croati, dove le condizioni di vita sono durissime per la denutrizione, il sovraffollamento, la precarietà delle condizioni igienico-sanitarie” (G. Oliva, “Profughi. Dalle foibe all’esodo: la tragedia degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia”, Mondadori, Milano 2011, p. 56).

Tutti noi (e la storia dell’Anpi parla chiaro) ci battiamo da sempre contro negazionismo e revisionismo storico. Le foibe ci furono e furono una tragedia che colpì tanti innocenti. Tragedia che però va contestualizzata (contestualizzare non significa giustificare) ricordando, in primis, la violenza e la successiva occupazione militare operata dai regimi fascista e nazista che causarono le violenze del 1943 e del 1945.

Visto che ci piace ricordare, allora ricordiamo tutto ed invitiamo l’amministrazione comunale a fare altrettanto: la Storia va compresa fino in fondo e va ricordata in ogni suo aspetto. Auspichiamo che assessore e Comune evitino, in futuro, polemiche sterili ogniqualvolta vengono riportati fatti storici con cui la destra italiana, di cui l’amministrazione comunale è espressione locale, non ha mai voluto fare i conti”.

ANPI sezione Natale Betelli Dalmine

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