Stop ai leoni da tastiera

Insulti razzisti sui social: arriva la condanna con tanto di risarcimento agli offesi

Tempi duri per chi dietro la tastiera lancia ingiurie e utilizza linguaggi violenti

Arrivano le condanne (con tanto di risarcimento) che puniscono, e pesantemente, i leoni da tastiera, cioè chi insulta sui social sotto gli articoli di giornali pensando di poterla fare franca.

L’ultimo caso è quello di un 46enne di Modena che dovrà scontare quattrocento ore di lavoro socialmente utile a titolo gratuito per aver scritto su Facebook delle frasi razziste – con riferimenti a campi di concentramento e fuoco – contro una famiglia nomade di origine sinti.

Il giudice ha inoltre stabilito che l’uomo dovrà presentare un’offerta di risarcimento ai destinatari delle offese, al fine di evitare il processo per diffamazione aggravata dall’odio razziale.

La condanna è la prima nell’ambito di un’inchiesta partita nel 2014 che coinvolge altre sei persone che il prossimo 20 febbraio dovranno presentarsi davanti al giudice per rispondere delle medesime accuse. Tutti erano stati denunciati per una serie di commenti lasciati sotto un articolo giornalistico relativo al campo nomadi dove viveva la famiglia.

Inutile appellarsi alla “libertà di espressione” che non esiste per le ingiurie lasciate contro politici, giornalisti, attori, cantanti o cittadini comuni.

“Il riconoscimento del diritto di critica – si legge infatti in una sentenza della Cassazione – tollera giudizi anche aspri sull’operato del destinatario delle espressioni, purché gli stessi colpiscano quest’ultimo con riguardo a modalità di condotta manifestate nelle circostanze a cui la critica si riferisce; ma non consente che, prendendo spunto da dette circostanze, si trascenda in attacchi a qualità o modi di essere della persona che finiscano per prescindere dalla vicenda concreta, assumendo le connotazioni di una valutazione di discredito in termini generali della persona criticata”.

 

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