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L’etica e il lavoro tra i temi del mese di don Bosco

Per prepararsi alla festa di San Giovanni Bosco i salesiani di Treviglio hanno deciso di mettere in rilievo queste virtù, tanto care al loro fondatore

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Onestà e filantropia sono valori essenziali per l’uomo, ma spesso vengono tralasciati per far posto ad un becero egoismo. Ebbene, per prepararsi alla festa di San Giovanni Bosco i salesiani di Treviglio hanno deciso di mettere in rilievo queste virtù, tanto care al loro fondatore.

La serata di venerdì 24 gennaio è iniziata alle 19 con una rappresentazione teatrale messa in scena da alcuni ragazzi delle superiori e scritta dal professor Lodovico Zana.

Ambientato nell’Atene del V secolo a.C., il breve spettacolo, intitolato “L’oro di Fidia”, ha visto come protagonisti l’omonimo scultore, il filosofo Socrate e il politico Pericle. Dopo un lauto buffet è giunto il momento chiave della giornata: il Cavalier Giovanni Arvedi, patron dell’omonima acciaieria ed illustre “mecenate”, ha dialogato con gli studenti, raccontando la sua storia, iniziata oltre ottant’anni fa a Cremona (l’azienda, invece, risale ai primi anni ’60), e le sue prospettive per il futuro, che, malgrado tutte le difficoltà e i problemi, non possono che essere positive. Arvedi, infatti, da sempre considera la Fede il motore della propria attività e ritiene che in un’ottica cristiana non si possa mai lasciar spazio alla disillusione e alla disperazione. A tal proposito ha raccontato un aneddoto che fa senza dubbio riflettere sulla sua personalità: non ancora trentenne e ricco di idee, viaggiò per il mondo e propose ai più celebri industriali e studiosi del tempo alcune proposte innovative, da essi scambiate per utopie. Nonostante l’isolamento causato dalla sua fama di visionario, si rimboccò le maniche e continuò sulla sua strada fino a dare alla luce quelle idee, che ebbero ampio successo.  Non a caso, ora la sua azienda è conosciuta in tutto il mondo ed è stata citata come esempio da Donald Trump e dall’Università di San Pietroburgo, che ha rilasciato ad Arvedi, diplomato in ragioneria, una laurea honoris causa da sommare a quelle già riconosciutegli dalla Cattolica e dal Politecnico di Milano. L’attenzione di questo imprenditore è da sempre rivolta in modo particolare ai giovani, tant’è che l’età media dei suoi quattromila dipendenti è di appena 38 anni.

Il suo carattere e i suoi valori l’hanno portato ad investire denaro e risorse in numerosi campi: dallo sport (è proprietario della Cremonese), all’editoria (ha contribuito al salvataggio della Rizzoli e possiede il quotidiano cremonese “La Provincia”), alla musica (a lui si deve un grande auditorium situato all’interno del Museo del Violino di Cremona), all’arte e agli edifici di culto (ha curato i restauri di diverse chiese di Cremona e di Camerino, distrutta dal recente terremoto). Un uomo a tutto tondo, prima che un imprenditore. Sicuramente ha lasciato a tutti i presenti un esempio di generosità e di altruismo: mai come oggi, infatti, “fare qualcosa per gli altri” è necessario per migliorare il pianeta.

L'etica e il lavoro tra i temi del mese di don Bosco

In conclusione, il Cavalier Arvedi ha voluto che un ragazzo leggesse un meraviglioso brano del libro della Sapienza, nel quale si sottolineano la responsabilità dei potenti nei confronti dei più umili e quanto sarà severo per loro il giudizio divino. Si può affermare senza problemi, dunque, che per Arvedi il compito che ha sentito più pressante è stato quello di contribuire a creare occasioni di crescita per i più piccoli. Sicuramente Don Bosco (a lui tanto caro) sarebbe stato d’accordo.

Lorenzo Mascaretti

 

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